Schermo Viola

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di Pasquale Borriello

Fenomeno Esports: alla scoperta della next big thing

Pasquale Borriello

15 ottobre 2020

Fenomeno Esports: alla scoperta della next big thing

Gli esports sono un fenomeno culturale e di business che è impossibile ormai ignorare.

Secondo il «Rapporto sugli Esports in Italia 2020» di IIDEA (ex AESVI/Nielsen), è un fenomeno che coinvolge circa 1.400.000 fan nel nostro Paese. Ma cosa sono gli esports? E perché dovrebbe interessare chi si occupa di impresa, business e finanza?

Partiamo delle basi: tecnicamente gli esports sono l’ala professionistica del videogame, ovvero chi gioca per «professione». Ma preferisco usare una definizione orizzontale: gli esportivi sono quegli atleti che invece di fare praticare uno sport «fisico» ne svolgono uno «elettronico» (da cui la e del nome). Come ci sono i calciatori professionistici, così ci sono i giocatori professionistici di FIFA (o PES se preferite).

Il primo ostacolo per capire il mondo esports è la difficoltà nell’entrare tecnicamente nell’argomento di cui stiamo realmente parlando. Ovviamente non possiamo affrontare qui tutti i casi, ma proverò ad usare una similitudine di facile comprensione. La differenza tra chi «gioca» professionalmente a FIFA e chi ha una console a casa è la stessa tra i giocatori di Serie A di Calcio (esiste in effetti anche la eSerie A) e chi fa la partitella di calcetto tra amici.

Il secondo ostacolo è rappresentato dall’ignorare la dimensione del fenomeno: solo in Italia 466.000 persone nel 2019 hanno seguito eventi di esports quotidianamente (oltre 1 milione saltuariamente). In pratica l’audience di un canale televisivo verticale. Nel mondo l’audience complessiva degli esports – misurata dal «Newzoo Global Esports Market Report 2019» – arriva a quasi 500 milioni di utenti.

Il terzo ostacolo è infine quello dal non comprendere le opportunità del business. I videogame sono di gran lunga il formato di entertainment più diffuso a tutte le età, un successo che neanche la pandemia ha scalfito. Ma forse non tutti sanno che gli esports, da soli, muovono un giro d’affari di circa 1,1 miliardi di dollari secondo il solito autorevole report Newzoo. Una cifra che dovrebbe lambire i 2 miliardi nel 2021.

Ma dove stanno tutti questi eventi esports? Perché nessuno ne parla?

Durante il lockdown se ne parlava eccome: gli eventi esports si erano moltiplicati anche in TV. Personalmente mi mancano le gare di virtual F1 con Leclerc dietro allo schermo commentato dai giornalisti di SKY. Ora gli esports sono ritornati sui loro canali «classici» come Twitch, YouTube o Facebook Gaming (in cui è confluito anche MIXER, il «Twitch» di Microsoft). Dovrete vedere quei canali là per comprendere l’entità del fenomeno: il Coronavirus ha ovviamente ampliato molto l’utilizzo di Twitch (fonte Quartz).

Quando saranno finalmente mainstream gli esports?

Non troppo presto, ma sulle «nuove» generazioni (Gen Z) sono già molto mainstream: gli idoli della GenZ non sono più Ronaldo o Messi ma gente come Bugha o Ninja star di Fortnite (e con enorme seguito su YouTube). Forse, prima o poi, queste celebrità conosciute anche per il pubblico più adulto. Qualcosa si muove: il concerto di Travis Scott su Fortnite è stato un successone. Non vedo l’ora di avere un Naples17x giudice di XFactor.

E quindi perché un blog sugli esports

Gli esports sono un fenomeno troppo importante perché possa essere ignorato, ma si fa ancora in tempo a salire a bordo: ecco perché questo blog. Ecco perché ne parleremo con un approccio analitico e divulgativo, cercando di parlare non a chi pratica o segue già esports ma a chi è al momento fuori da questo mondo (o magari si sta appena affacciando ad esso).

L’obiettivo è aumentare l’attenzione su un fenomeno che culturalmente sta cambiando il nostro modo di fruire tutto lo sport a 360°, con ovvie ricadute di business. Infatti, le dinamiche di interazione e commento tipiche degli streamer (non chiamateli Youtuber) ci fa capire come le nuove generazioni vivono gli eventi in diretta e come dovranno essere aggiornate le modalità di fruizione «televisive».

In questo senso, le aziende sono chiamate a comprendere meglio questo universo in cui le dinamiche pubblicitarie tradizionali non funzionano più. Insomma, un motivo c’è se, prima del Covid–19, i giovanissimi disertavano gli stadi di calcio ma affollavano i palazzetti degli eventi eSport.

Partecipa alla discussione

Pasquale Borriello

CEO di Arkage, tra le prime agenzie di comunicazione in Italia a credere negli esports come piattaforma di comunicazione e membro dell’Osservatorio Italiano Esports.

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