Azionario: EuroStoxx 50 nel secondo trimestre 2015, vendere o tenere?

L’indice EuroStoxx 50 ha avuto un’ottima performance nel primo trimestre 2015, cosa aspettarsi per il secondo trimestre dalle borse europee?

I fattori propulsivi per i mercati azionari europei hanno prodotto i loro effetti: il basso prezzo del petrolio, il super-dollaro e il QE della BCE hanno portato l’EuroStoxx 50 a registrare un rialzo del 18% in 3 mesi.

EuroStoxx 50 nel primo trimestre 2015 ha anche significativamente sovraperformato l’analogo indice americano, addirittura con meno volatilità, come mostrato nel grafico sottostante.

Primo trimestre 2015: EuroStoxx 50 e SP500 a confronto

EuroStoxx 50 - linea arancione
SP500 - linea bianca

Dopo un tale rialzo, potremmo legittimamente interrogarci sull’opportunità di diminuire l’esposizione azionaria nei nostri portafogli. Uno storno potrebbe essere alle porte. In maniera tattica potrebbe essere opportuno prendere profitto per il brevissimo periodo.

Ma i 3 catalizzatori elencati a inizio articolo hanno effetti duraturi e stabili sui listini e confermano uno scenario di fondo improntato alla bassa volatilità.

È possibile che le sorprese positive sui dati macro-economici dell’ area euro - sia indicatori anticipatori che indicatori reali quali inflazione, disoccupazione, produzione industriale ecc. - aumenteranno nelle prossime settimane, e, prima o poi, gli EPS (utili per azione delle aziende europee) dovrebbero essere rivisti nettamente al rialzo.
Soprattutto, mi sembra opportuno osservare che non siamo in presenza di una bolla speculativa.

Nella tabella sottostante, tratta dal data-base Bloomberg, abbiamo il tasso di dividendo di tutti i listini azionari mondiali alla fine di marzo 2015, relativi sia all’anno in corso sia alle stime dell’anno futuro.

I numeri parlano chiaro: nonostante le eccellenti performance dei listini europei nel primo trimestre 2015, non si può certo dire che i mercati siano “gonfiati”: a tutt’oggi l’analisi del tasso di dividendo per i principali listini internazionali ci indica come le borse più appetibili sono proprio quelle europee in una prospettiva di medio termine.

Il dividend yield europeo atteso per l’ anno in corso spesso è superiore del +50% rispetto a quello delle borse americane.

Infine, il raffronto con i rispettivi rendimenti dei governativi rende ancor più profittevole per l’area euro tale confronto, in quanto la curva del bund tedesco ha rendimenti negativi addirittura sino al 7° anno di durata e quello francese sino al 5° anno, mentre la curva del treasury USA oscilla tra lo 0,50% e l’1,90% nel tratto 2y – 10y.

Le azioni europee pagano cedole decisamente più alte delle obbligazioni, nonostante il +20% da inizio anno del CAC40, del DAX30 e della Borsa Italiana.

Inoltre, secondo alcuni osservatori (BNP-Exane, Barclays) il peso dei titoli azionari europei nei portafogli degli investitori internazionali non ha ancora raggiunto la normalità, dopo il sell-off di metà ottobre e di metà dicembre dello scorso anno: c’è ancora spazio per la ricostituzione dei pesi azionari al livello di quelli di fine settembre 2014.

Quindi, anche se il rialzo dei mercati dall’inizio dell’anno è stato talmente significativo che una pausa sarebbe anche giustificata, il trend rialzista rimane immutato, perché immutati rimangono le condizioni di fondo che lo hanno permesso.

Nei prossimi giorni approfondiremo ulteriormente qui su forexinfo.it l’analisi sulle prospettive per il mercato azionario europeo per il secondo semestre 2015.

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