Aiuto alla crescita economica (ACE) nel modello Unico SC

All’interno del quadro RS del modello Unico SC 2014 è presente il prospetto per la determinazione dell’ACE: il credito d’imposta spettante alle società di capitali che decidono di autofinanziarsi, attraverso aumenti di capitale o attraverso la destinazione di utili a riserva.

L’Ace, ovvero l’incentivo alla crescita economica è un’agevolazione introdotta per aiutare le imprese che decidono di autofinanziarsi, attraverso una deduzione fiscale da calcolarsi sul valore degli aumenti di capitale sociale versati o sugli utili destinati a riserva. Nelle intenzioni del D.L. n. 201/2011 che ha introdotto l’agevolazione, vi è l’esigenza di rilanciare lo sviluppo economico, fornire un aiuto alla crescita mediante una riduzione dell’imposizione sui redditi derivanti dal finanziamento con capitale di rischio, nonché ridurre lo squilibrio del trattamento fiscale tra imprese che si finanziano con debito e imprese che si finanziano con capitale proprio, e rafforzare, quindi, la struttura patrimoniale delle imprese e del sistema produttivo italiano.

I soggetti beneficiari ed esclusi - L’Ace si sostanzia, ai fini della determinazione del reddito complessivo, in una deduzione pari a un importo corrispondente al «rendimento nozionale» del nuovo capitale proprio, a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2011 e si rivolgono a:

  • società ed enti di cui all’articolo 73, comma 1, lettere a) e b), del Tuir;
  • società ed enti commerciali di cui all’articolo 73, comma 1, lettera d), del Tuir, per le stabili organizzazioni nel territorio dello Stato;
  • persone fisiche, società in nome collettivo e in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria.

Il decreto ha voluto «premiare» con l’agevolazione soltanto le imprese che dimostrano di poter «sostenere l’attività», escludendo dalla possibilità le società:

  • assoggettate alle procedure di fallimento dall’inizio dell’esercizio in cui interviene la dichiarazione di fallimento;
  • assoggettate alle procedure di liquidazione coatta dall’inizio dell’esercizio in cui interviene il provvedimento che ordina la liquidazione;
  • assoggettate alle procedure di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi dall’inizio dell’esercizio in cui interviene il decreto motivato che dichiara l’apertura della procedura di amministrazione straordinaria sulla base del programma di cessione dei complessi aziendali di cui all’articolo 54 del Dlgs 270/1999;
  • che svolgono come attività prevalente quelle attività per le quali hanno esercitato l’opzione di cui all’articolo 155 del Tuir (per attività prevalente si intende l’attività dalla quale deriva, nel corso del periodo d’imposta, il maggiore ammontare di ricavi).

Determinazione dell’agevolazione - Il D.l. ha previsto che il rendimento nozionale del nuovo capitale proprio è valutato mediante applicazione dell’aliquota percentuale individuata con apposito decreto ministeriale alla variazione in aumento del capitale proprio rispetto a quello esistente alla chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010. In via transitoria, per il primo triennio di applicazione (anni d’imposta 2011-2012-2013), l’aliquota è stata fissata al 3 %. Dal quarto periodo di imposta (2014), l’aliquota percentuale per il calcolo del rendimento nozionale del nuovo capitale proprio è salita sino al 4%.

Il capitale proprio esistente alla chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010 è costituito dal patrimonio netto risultante dal relativo bilancio, senza tener conto dell’utile del medesimo esercizio.
Questo limite temporale del capitale è stabilito essenzialmente per le società di capitali e per gli enti commerciali. E per questi soggetti la variazione in aumento del capitale proprio rilevante ai fini della misura del calcolo del rendimento nozionale rispetto a quello esistente alla chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010 è costituita dalla somma algebrica, se positiva, tra elementi che «aumentano» e «diminuiscono» la sua composizione.
Per rendere la variazione omogenea con il coefficiente di rendimento nozionale a essa applicabile se il periodo di imposta è superiore o inferiore a un anno, l’entità del «nuovo capitale proprio» va ragguagliata alla durata del periodo stesso.

Per variazioni in aumento rilevanti devono intendersi:

  • i conferimenti in denaro (che rilevano a partire dalla data del versamento);
  • gli utili accantonati a riserva, a esclusione di quelli destinati a riserve non disponibili (che rilevano a partire dall’inizio dell’esercizio in cui le relative riserve sono formate).

Per variazioni in diminuzione, invece, devono intendersi:

  • le riduzioni del patrimonio netto con attribuzione, a qualsiasi titolo, ai soci o partecipanti;
  • gli acquisti di partecipazioni in società controllate;
  • gli acquisti di aziende o di rami di aziende.
    Tali decrementi rilevano a partire dall’inizio dell’esercizio in cui si sono verificati.
    Nei casi in cui l’azienda e la società siano di nuova costituzione, va considerato incremento tutto il patrimonio conferito.

Come anticipato, il decreto ministeriale 14 marzo 2012 ha avuto il compito di rendere la disciplina fruibile anche - in modo più omogeneo possibile e compatibilmente con la realtà contabile aziendale propria - per le persone fisiche, imprenditori, e le società in nome collettivo e in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria. Questi soggetti però, assumono, in luogo della variazione in aumento del capitale proprio, il patrimonio netto risultante dal bilancio al termine di ciascun esercizio.

Disposizioni antielusive - L’articolo 10 del decreto ministeriale ha previsto, inoltre, specifiche «disposizioni antielusive» tese a evitare, soprattutto nell’ambito dei gruppi societari, effetti moltiplicativi del beneficio. Il disegnato «meccanismo di neutralizzazione» della base di calcolo dell’Ace non consente che, a fronte di un’unica immissione di capitale, si creino variazioni in aumento del capitale proprio in più soggetti appartenenti allo stesso gruppo.

La variazione in aumento del capitale proprio è ridotta di un importo pari ai conferimenti in denaro effettuati, successivamente alla chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010, a favore di soggetti controllati, o sottoposti al controllo del medesimo controllante, ovvero divenuti tali a seguito del conferimento. La riduzione prescinde dalla persistenza del rapporto di controllo alla data di chiusura dell’esercizio.
La variazione in aumento che residua, inoltre, non ha effetto fino a concorrenza:

  • dei corrispettivi per l’acquisizione o l’incremento di partecipazioni in società controllate già appartenenti ai soggetti controllati/controllanti;
  • dei corrispettivi per l’acquisizione di aziende o di rami di aziende già appartenenti ai soggetti controllati/controllanti;
  • dei conferimenti in denaro provenienti da soggetti non residenti, se controllati da soggetti residenti (la riduzione prescinde dalla persistenza del rapporto di controllo alla data di chiusura dell’esercizio);
  • dei conferimenti in denaro provenienti da soggetti domiciliati in Stati o territori diversi da quelli individuati nella lista di cui al decreto ministeriale emanato ai sensi dell’articolo 168-bis del Tuir;
  • dell’incremento, rispetto a quelli risultanti dal bilancio relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2010, dei crediti di finanziamento nei confronti dei soggetti controllati/controllanti.

Il contribuente, comunque, può chiedere la disapplicazione delle predette disposizioni mediante istanza presentata ai sensi dell’articolo 37-bis, comma 8, del Dpr 600/1973, qualora ritenga che tale proliferazione del beneficio non si verifichi. In ciascun esercizio la variazione in aumento non può comunque eccedere il patrimonio netto risultante dal relativo bilancio, a esclusione delle riserve per acquisto di azioni proprie.

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Modello Unico

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