Dall’ottobre 2022 gli indici americani hanno registrato rialzi impressionanti. Le valutazioni sono elevate, ma non necessariamente eccessive. Intanto, le statistiche stagionali e la struttura grafica continuano a favorire la prosecuzione della tendenza.
Siamo in un momento particolarmente importante per i mercati azionari americani e internazionali. La tendenza rialzista iniziata nell’ottobre 2022 prosegue ormai da quattro anni e, fatta eccezione per alcune correzioni anche violente, i rialzi sono stati quasi verticali.
Dai minimi del 2022, il Dow Jones ha guadagnato circa l’84,4%, l’S&P 500 il 122% e il Nasdaq Composite il 164%.
Numeri che spaventano molti che continuano a farsi una domanda: quanto potrà durare ancora questa salita? Alcuni sono a bordo campo oramai da mesi, proprio in attesa di un aggiustamento dei prezzi.
Infatti, diversi analisti richiamano l’attenzione sulle valutazioni elevate, ma ritengo che il vero interrogativo sia un altro: gli utili delle società americane continueranno a crescere abbastanza da sostenere le attuali quotazioni?
Wall Street è davvero sopravvalutata? Attenzione agli utili attesi
Secondo Multpl, al 21 ottobre 2026 il rapporto prezzo/utili (P/E) dell’S&P 500 si attesta a 26,47 volte, contro una media storica di 16,24. Le valutazioni risultano quindi superiori di circa il 63% alla media di lungo periodo.
Il dato riguarda gli utili effettivamente realizzati negli ultimi dodici mesi.
Se invece consideriamo gli utili attesi, il quadro cambia sensibilmente.
Secondo il rapporto FactSet del 16 ottobre, il P/E prospettico dell’S&P 500 si colloca intorno a 19 volte, leggermente sotto la media degli ultimi dieci anni, pari a 19,1.
Non è una differenza da poco. Significa che, sulla base delle aspettative di crescita, il mercato presenta valutazioni decisamente meno elevate di quanto suggerisca il solo P/E storico.
C’è un altro dato interessante: il rapporto S&P 500 Earnings Season Update del 16 ottobre 2026 stima per il terzo trimestre 2026 una crescita degli utili del 29% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Naturalmente, si tratta ancora di risultati in parte attesi, che dovranno trovare conferma nelle trimestrali.
Ecco perché non condivido l’automatismo secondo cui un mercato con un P/E superiore alla media debba necessariamente essere sopravvalutato.
Tutto dipenderà dagli utili, dall’evoluzione dei tassi di interesse e dai prossimi dati sull’inflazione, sull’occupazione e sulla crescita economica.
I prossimi appuntamenti potrebbero fornire indicazioni importanti. Il 28 ottobre è attesa la decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse, mentre nella stessa giornata Microsoft e Alphabet presenteranno i risultati trimestrali, seguite da Amazon il 29 ottobre e Apple il 2 novembre.
Sul fronte macroeconomico, il 30 ottobre sarà pubblicato l’indice del costo del lavoro americano, il 6 novembre arriveranno i dati sull’occupazione e il 10 novembre quelli sull’inflazione di ottobre.
Si tratta di appuntamenti particolarmente significativi perché permetteranno di valutare se la crescita degli utili, l’andamento dell’economia e le prospettive dei tassi siano compatibili con le attuali valutazioni di Wall Street.
Se gli utili continueranno ad aumentare, le quotazioni potrebbero trovare un sostegno concreto. Se invece le aspettative venissero deluse e i tassi rimanessero elevati, lo scenario diventerebbe più delicato.
Prevedere un ribasso è una cosa, individuare quando inizierà è un’altra
Oltre 130 anni di storia dei mercati americani mostrano che le valutazioni tendono, nel lungo periodo, a riavvicinarsi alle proprie medie.
Questo può avvenire attraverso una discesa dei prezzi, una crescita degli utili oppure una combinazione delle due.
Ma quando?
A Wall Street circola un vecchio detto: i cimiteri sono pieni di investitori che hanno avuto ragione, ma troppo presto.
Chi oggi prevede un crollo potrebbe anche avere ragione, ma magari tra diversi mesi o anni.
Per questo ritengo importante osservare ciò che effettivamente accade sui grafici.
Una tendenza rialzista rimane tale finché continuano a formarsi massimi e minimi crescenti. Per parlare di inversione servirebbero invece rotture di supporti significativi, seguite da massimi e minimi decrescenti.
Al momento, secondo i riferimenti utilizzati nella mia analisi, questi segnali non risultano ancora confermati.
La ciclicità favorisce ancora Wall Street?
Torniamo alla ciclicità, un argomento che seguo da molti anni. Il 2026 rappresenta il secondo anno del ciclo presidenziale americano e il settimo del decennio.
Le statistiche del ciclo presidenziale offrono indicazioni interessanti. Secondo un’analisi pubblicata da Schaeffer’s Research, dal 1949 il quarto trimestre del secondo anno presidenziale ha registrato un rendimento medio del 6,63%, chiudendo positivamente nell’84% dei casi.
Un dato significativo, che naturalmente non rappresenta una garanzia per il 2026.
Anche novembre e dicembre presentano generalmente una stagionalità favorevole. Non escludo quindi che il movimento comunemente definito rally natalizio possa essere già iniziato.
Secondo il calendario ciclico di Gann utilizzato nelle mie analisi, tra il 18 e il 20 ottobre ricadeva una delle finestre temporali che considero più significative del mese. In precedenti occasioni alcune di queste scadenze hanno coinciso con inversioni di brevissimo periodo.
Sarà quindi interessante verificare se anche questa finestra sarà seguita da un cambiamento nel comportamento dei prezzi, fermo restando che le date cicliche non indicano anticipatamente né la direzione né l’ampiezza dei movimenti.
Dow Jones, Nasdaq e S&P 500: i livelli che potrebbero cambiare lo scenario
Dal punto di vista grafico, considero particolarmente importanti alcuni supporti strutturali.
Per il Dow Jones il riferimento è 45.057,68 punti, per il Nasdaq Composite 20.690,25 e per l’S&P 500 6.316,91.
La loro eventuale rottura, accompagnata dalla formazione di massimi e minimi decrescenti, potrebbe segnalare un’inversione della tendenza principale.
Per il breve e medio termine, invece, osservo il minimo del Dow Jones del 1° ottobre a 50.546,54 punti e quelli del 29 luglio del Nasdaq Composite a 24.425 e dell’S&P 500 a 7.313,92 punti.
La perdita di questi riferimenti indebolirebbe il quadro plurisettimanale, senza necessariamente compromettere la tendenza di lungo periodo.
I livelli tecnici riportati derivano dalla mia lettura grafica e rappresentano riferimenti di osservazione, non indicazioni operative. Le statistiche storiche non garantiscono risultati futuri e le finestre cicliche individuate attraverso il calendario di Gann costituiscono ipotesi temporali da verificare attraverso l’effettivo comportamento dei prezzi.
Cosa potrebbe accadere nelle prossime settimane?
Dall’esame congiunto delle statistiche stagionali e della struttura grafica, la prosecuzione della tendenza rialzista rimane uno degli scenari da considerare, subordinatamente alla conferma degli utili e alla tenuta dei supporti individuati. Sarà inoltre necessario osservare l’evoluzione dei tassi di interesse e i prossimi dati macroeconomici.
Se queste condizioni troveranno conferma, Wall Street potrebbe continuare a sorprendere chi considera inevitabile un ribasso.
Diversamente, soprattutto in presenza della rottura dei supporti indicati, sarà necessario rivedere lo scenario. Per il momento, la struttura grafica continua a mostrare massimi e minimi crescenti.
Le valutazioni rimangono storicamente elevate, ma la ciclicità e l’analisi tecnica continuano a delineare uno scenario favorevole ai rialzi. Saranno gli utili e l’andamento dei prezzi a fornire indicazioni sull’evoluzione della tendenza.
Commenti
1Dipende sempre da come si interpretano i dati e le aspettative sugli utili. Se non ci saranno sorprese negative, potrebbe continuare a salire, altrimenti sono guai.