Visa, primo via libera in Cina dopo nove anni. Ma la licenza è ancora lontana

Ufficio Studi Money.it

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La Banca centrale cinese ha approvato la richiesta di Visa di avviare le pratiche per diventare un operatore di compensazione domestico. È il primo gradino di un percorso che a Mastercard è costato quattro anni e tre mesi, e che non sposta i conti del gruppo nell’immediato: ma dice molto su che cosa sta succedendo fra Washington e Pechino.

Visa, primo via libera in Cina dopo nove anni. Ma la licenza è ancora lontana

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Visa ha annunciato di aver ricevuto dalla People’s Bank of China l’approvazione della propria Application to Prepare, il permesso, cioè, di avviare formalmente le pratiche per costituire in Cina un’istituzione di compensazione domestica delle carte bancarie. È il primo gradino di una scala che l’azienda non ha ancora finito di salire dopo un percorso cominciato nel 2017 e segnato da domande ritirate e ripresentate.

L’approvazione riguarda Visa Information Technology (Beijing) Co Ltd, la società a capitale interamente estero che il gruppo ha costituito in Cina. Secondo la ricostruzione di Reuters, Visa ha ora dodici mesi per completare le preparazioni - infrastruttura di pagamento, sistemi, requisiti tecnici - al termine dei quali potrà presentare la domanda di avvio dell’attività. A quel punto la Banca centrale e il regolatore bancario nazionale esamineranno il fascicolo e, se lo riterranno in regola, rilasceranno la licenza vera e propria di compensazione.

L’amministratore delegato Ryan McInerney ha definito l’approvazione «un passo avanti significativo nell’impegno di lunga data di Visa verso la Cina», ringraziando i vertici dei due Paesi per aver perseguito una relazione costruttiva. La formula non è di circostanza: McInerney è anche, da giugno, presidente del consiglio dello US-China Business Council, l’associazione delle grandi imprese americane attive in Cina, incarico che aveva accettato dicendo di voler «lavorare con entrambi i governi per perseguire una relazione più costruttiva e stabile».

L’approvazione arriva dopo il vertice fra il presidente americano e Xi Jinping tenutosi in Cina quest’anno, al quale avevano partecipato più di una dozzina di amministratori delegati statunitensi, compresi quelli di Visa e Mastercard, e a poche settimane da un nuovo incontro atteso a margine del vertice Apec di Shenzhen, in novembre. George Chen, socio e responsabile della practice digitale di The Asia Group, citato da Reuters, è netto: «Questo va visto come un gesto di buona volontà di Pechino verso Washington», in vista proprio di quell’appuntamento.

Il precedente Mastercard dice quanto ci vorrà

La Cina ha formalmente aperto la compensazione delle carte agli operatori stranieri nel 2015, in attuazione di un impegno preso al momento dell’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001. Da allora due concorrenti hanno percorso la stessa strada e i tempi sono misurabili.

American Express è stata la prima: ha ottenuto la licenza di compensazione nel giugno 2020, attraverso la joint venture Express (Hangzhou) Technology Services con il partner locale Lianlian DigiTech. Mastercard ha ricevuto l’approvazione preliminare - lo stesso gradino che Visa ha salito oggi - nel febbraio 2020; la licenza congiunta con NetsUnion Clearing Corporation è arrivata nel novembre 2023 e la prima transazione domestica è stata processata l’8 maggio 2024. Dal via libera preliminare alla prima carta strisciata sono passati quattro anni e tre mesi. E anche quel conteggio è generoso, perché prima del 2020 c’era stata una falsa partenza: secondo la ricostruzione del South China Morning Post, Mastercard aveva presentato una prima domanda nel 2017 ritirandola nel giugno 2018, mentre Visa aveva ritirato la propria nel gennaio 2018 per ripresentarla in aprile.

C’è però una differenza di struttura che vale la pena notare: Amex e Mastercard sono entrate attraverso joint venture con partner cinesi, mentre Visa opera come impresa a capitale interamente estero e, secondo fonti citate da Reuters, punta a una licenza detenuta al 100%, cosa che non ha precedenti. È un’ambizione più alta, e normalmente le ambizioni più alte allungano i tempi anziché accorciarli.

Un mercato enorme sulla carta, già occupato nei fatti

Le dimensioni sono quelle che giustificano quasi un decennio di pazienza. Secondo i dati della Banca centrale citati da Reuters, nel 2025 le carte bancarie cinesi hanno processato 4.600 miliardi di operazioni per 963,60 mila miliardi di yuan, circa 143.920 miliardi di dollari; alla fine del secondo trimestre risultavano in circolazione circa 10,27 miliardi di carte secondo i dati del Wall Street Journal.

La compensazione domestica resta dominata da China UnionPay, controllata dallo Stato, mentre i pagamenti quotidiani sono in larghissima parte in mano agli ecosistemi mobili di Alipay e WeChat Pay: una licenza non porta con sé né le banche emittenti, né l’accettazione presso gli esercenti, né i consumatori, che vanno conquistati uno per uno.

Vale la pena ricordare che le quote globali raccontano un’altra storia rispetto a quelle locali, poiché sulle carte di credito nel mondo Visa pesa circa il 39%, UnionPay il 34% e Mastercard il 24% secondo elaborazioni citate da American Banker, ma dentro la Cina le proporzioni si capovolgono.

Non è peraltro l’unica porta d’ingresso che Visa sta provando: il gruppo ha collegato Visa Direct, la propria infrastruttura di trasferimenti in tempo reale, alla piattaforma MoneyExpress di UnionPay International, così da raggiungere i titolari di carte di debito UnionPay in Cina continentale con rimesse e pagamenti transfrontalieri. È un canale complementare, non sostitutivo, della licenza domestica.

Quanto pesa sui conti?

Chi compra il titolo sull’onda della notizia dovrebbe tenere a mente l’aritmetica. Nel terzo trimestre dell’esercizio 2026, chiuso il 30 giugno, Visa ha riportato ricavi netti per 11,6 miliardi di dollari in crescita del 14%, un utile per azione rettificato di 3,32 dollari (+11%), volumi di pagamento in aumento del 10% a cambi costanti e 71,7 miliardi di transazioni processate. Nessuna di queste voci contiene oggi un solo centesimo di compensazione domestica cinese e nessuna ne conterrà prima che la licenza arrivi davvero.

La reazione del mercato è stata infatti misurata: il titolo ha guadagnato poco più dell’1% negli scambi notturni, dopo aver chiuso lunedì a 389,27 dollari (+0,99%), con una capitalizzazione intorno ai 715 miliardi e un rapporto prezzo/utili vicino a 33. Da inizio anno il rialzo è di circa il 9,5%. L’appuntamento che sposterà i numeri è un altro ed è vicino: i conti del quarto trimestre e dell’intero esercizio 2026 sono attesi il 27 ottobre.

Articolo revisionato da Flavia Provenzani il

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