Gli Stati Uniti sono impreparati alla prossima crisi finanziaria?

L’ex Presidente della Fed Ben Bernanke sottolinea che ci sono stati molti cambiamenti rispetto alla grande recessione del 2008, e le cose potrebbero farsi molto complicate in caso di crisi finanziaria USA. Il punto

Gli Stati Uniti sono impreparati alla prossima crisi finanziaria?

A un decennio dalla grande recessione del 2008, sono gli stessi politici che l’hanno affrontata in prima linea a manifestare la paura che gli Stati Uniti possano essere impreparati alla prossima crisi finanziaria.

L’ex Presidente della Fed Ben Bernanke e gli ex segretari al Tesoro, Timothy Geithner e Henry Paulson, hanno di recente raccontato le lezioni apprese da quell’esperienza, nel timore che gli americani possano averle già dimenticate.
Secondo Geithner, uno dei messaggi principali è che occorre lavorare a una struttura difensiva robusta, preparata:

“[Nel 2008] abbiamo lasciato che il sistema finanziario superasse le protezioni messe in atto per le grandi depressioni e questo ha reso il sistema fragile e vulnerabile al panico”.

Meno poteri d’emergenza rispetto al 2008

Le regolamentazioni bancarie troppo libere e l’eccessiva assunzione di rischi hanno contribuito a far precipitare gli Stati Uniti nella peggiore crisi economica dalla Grande Depressione degli anni ’30. Quasi 9 milioni di persone hanno perso il lavoro a seguito di quel periodo nero, e la lentezza della successiva ripresa, così come la sproporzionata disparità di reddito, hanno portato a un clima di malcontento diffuso, trasformatosi poi in una decisa svolta populista.

L’attuale impegno dei repubblicani del Congresso e del Presidente Donald Trump in direzione della modifica del Dodd-Frank Act ha rinforzato la regolamentazione che impedisce alle banche di impegnarsi in un comportamento eccessivamente rischioso.

Secondo quanto espresso dagli ex funzionari economici, molti di quei cambiamenti finora hanno avuto un senso, come alleggerire le restrizioni per le banche minori e rafforzare il sistema rendendo più facile la chiusura delle grandi banche - cosa a cui si è lavorato subito dopo la crisi.

Ma hanno al contempo messo in guardia contro il punto debole dell’attuale modifica al Dodd Frank Act. Geithner in particolare ha espresso preoccupazione per il fatto che i poteri d’emergenza presenti nel 2008 sono ora molto più deboli.

Le riforme hanno infatti imposto restrizioni alla Fed, al Tesoro e alla Federal Deposit Insurance, togliendo loro la possibilità di effettuare prestiti di emergenza a sostegno di banche in difficoltà. Il provvedimento ha seguito l’ondata di rabbia in arrivo dai cittadini per via dei miliardi di dollari dei contribuenti spesi per il salvataggio del settore.

Preoccupazione per il debito pubblico USA

Bernanke, che ha lavorato nelle amministrazioni di George W. Bush e Barack Obama, ha anche parlato della crescita del debito pubblico del Paese, criticando le tempistiche per la riduzione delle tasse dell’amministrazione Trump e il pacchetto di stimoli fiscali in un contesto di quasi piena occupazione.

Livelli di debito e disavanzo molto più elevati di quelli di un decennio fa indicano anche che ci sarebbe meno isolamento nel caso in cui fosse necessario un pacchetto di stimoli. Obama nel 2009 ha introdotto il controverso American Recovery and Reinvestment Act per compensare il calo della spesa del settore privato, con un costo di oltre 800 miliardi di dollari.

Inoltre, la Fed ha meno margini per abbassare i tassi di interesse nel caso in cui occorressero ulteriori stimoli: l’obiettivo del tasso di riferimento della banca è ora solo passare dall’1,75% al ​​2%, rispetto al 5,25% dell’estate 2007.

Nel complesso va specificato che Geithner, Bernanke e Paulson hanno elogiato il settore bancario più forte e la migliore capacità del governo di gestire le istituzioni in fallimento prima che si mostrino indispensabili dei salvataggi.
Ma gli economisti hanno sottolineato la loro preoccupazione per il debito pubblico degli Stati Uniti, ora pari al 77% del PIL, il doppio del 2007.

“Se non agiamo, andremo incontro a una crisi fiscale certa, che ci schiaccerà lentamente”.

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