Riforma delle pensioni: perché la Quota 100 si farà

La riforma delle pensioni non è a rischio, nonostante il premier Giuseppe Conte non ne abbia fatto menzione nel discorso al Senato. Quota 100 in rampa di lancio.

Riforma delle pensioni: perché la Quota 100 si farà

Il Governo Conte ha ottenuto la fiducia da parte del Senato - 171 favorevoli contro 117 contrari e 25 astenuti - e nella giornata di oggi si appresta a fare lo stesso alla Camera dei Deputati.

Nel suo discorso al Senato, però, il premier Giuseppe Conte non ha parlato di cancellazione della Legge Fornero né tantomeno di riforma delle pensioni; l’unico punto toccato dal Presidente del Consiglio è quello riguardante l’abolizione dei vitalizi e il taglio alle pensioni d’oro, mentre non ci sono stati riferimenti a Quota 100, Quota 41 e Opzione Donna.

Questo silenzio ha allarmato tutti quei lavoratori che sperano nell’introduzione di norme che rendano più flessibile l’uscita dal lavoro, mettendo fine alla riforma del 2011 firmata Monti-Fornero.

Tuttavia non c’è da preoccuparsi: la Quota 100 si farà e molto probabilmente otterrà il consenso anche di una parte dell’opposizione.

Forza Italia dice sì alla Quota 100

Anche se Forza Italia ha votato no alla fiducia - collocandosi quindi all’opposizione - non è escluso che in futuro i parlamentari forzisti possano votare in favore di alcuni provvedimenti proposti dal Governo Conte.

Pensiamo ad esempio alla Flat Tax, vero e proprio cavallo di battaglia di Silvio Berlusconi nel corso dell’ultima campagna elettorale, ma anche della stessa revisione della Legge Fornero.

A tal proposito la deputata di Forza Italia, nonché ex Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, ha ricordato che in tema di pensioni quanto descritto nel contratto di Governo non è diverso da “quanto sostenuto da Forza Italia e Berlusconi in campagna elettorale”.

Nel dettaglio, Lega e Movimento 5 Stelle sembrano aver preso atto che “nessuno può abrogare la Legge Fornero” poiché vi si possono solamente approvare dei correttivi così da eliminare quelle “distorsioni che hanno impedito a tanti lavoratori di accedere alla pensione”.

Uno di questi strumenti è appunto la Quota 100, della quale si parla anche nel contratto di Governo. Uno strumento che consentirà ai lavoratori di andare in pensione una volta raggiunta un’età anagrafica e un’anzianità contributiva che sommate danno come risultato 100.

A tal proposito la Polverini ha dichiarato che qualora la proposta di Forza Italia sarà la stessa di quella teorizzata dal Governo e dal nuovo Ministro del Lavoro, allora lei stessa collaborerà per renderla il più vicina possibile alle esigenze dei cittadini e “la voterà in aula”.

Quindi almeno da parte di Forza Italia non sembrano esserci ostacoli per l’attuazione della Quota 100, così come dovrebbe essere favorevole anche Fratelli d’Italia che si è astenuto dal votare la fiducia al nuovo Governo.

Quota 100 accolta positivamente da sindacati e dalla sinistra

Ma Forza Italia non è stata l’unica forza esterna al Governo ad aver manifestato la sua soddisfazione per la possibile introduzione di una Quota 100.

Ad esempio il Presidente della Regione Toscana - Enrico Rossi di LEU - tramite un post su Facebook ha dichiarato che i “lavoratori rifanno giustamente i loro conti per la pensione in base a quota 100 prevista dal contratto Lega e M5S” aggiungendo che questa misura costerà meno del Bonus 80€ introdotto da Renzi.

Per questo motivo Rossi ha fatto appello a tutta la sinistra affinché questa sfidi subito il nuovo Governo giallo-verde a rispettare le promesse fatte in ambito previdenziale e, qualora le risorse non dovessero bastare, di rinunciare alla Flat Tax la quale “arricchisce solo chi è già ricco”.

Dei sindacati, invece, ha parlato la UIL sostenendo l’importanza di estendere la flessibilità di accesso al pensionamento per tutti i lavoratori intorno ai 63 anni di età. In realtà come spiegato da Alberto Brambilla - estensore del programma della Lega sul Welfare - con la Quota 100 si potrà andare in pensione una volta compiuti almeno 64 anni, purché si abbia un’anzianità contributiva di almeno 36 anni.

Quindi non si potrà andare in pensione con 40 anni di contributi e 60 di età, poiché bisognerà rispettare il limite anagrafico di 64 anni. In questo modo la Quota 100 costerà allo Stato 5 miliardi l’anno, una cifra che il Governo conta di recuperare in partetagliando le pensioni d’oro e dall’altra non confermando misure come l’Ape Sociale introdotte dall’ultimo Governo per rendere più flessibile l’uscita dal lavoro.

Ed è proprio la mancata conferma dell’Ape Sociale a mettere in allarme il Partito Democratico. Come dichiarato da Cesare Damiano, infatti, il nuovo Governo rischia di fare un “passo avanti con l’introduzione della Quota 100 e uno indietro con la mancata conferma dell’Ape Sociale”.

Anche dal Partito Democratico comunque non sembrano chiudere totalmente la porta alla possibilità di una Quota 100, purché naturalmente il Governo dimostri l’esistenza delle risorse necessarie per attuarla.

Insomma, la riforma delle pensioni annunciata dal Governo del cambiamento non sembra avere grandi oppositori ed è per questo che - Quota 100 compresa - potrebbe essere uno dei primi provvedimenti attuati dal nuovo Esecutivo.

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