Riforma pensioni: qual è l’opzione migliore per andare prima in pensione?

Riforma delle pensioni: tra le proposte fatte, qual è quella che consente di smettere prima di lavorare? Scopriamolo.

Riforma pensioni: qual è l'opzione migliore per andare prima in pensione?

Come noto il Governo in carica ha intenzione di approvare una nuova riforma delle pensioni con lo scopo di rendere maggiormente flessibile la Legge Fornero.

Trovare il modo per farlo ma senza mettere a rischio le casse dell’INPS non è semplice, tant’è che il Governo sta pensando di introdurre diversi paletti agli strumenti pensati per riformare la Legge Fornero (che non verrà abrogata).

Inoltre, non tutti i provvedimenti verranno approvati nello stesso momento: infatti, mentre per quella che viene definita come Quota 100 saranno stanziate le risorse già con la Legge di Bilancio per il 2019, per la Quota 41 bisognerà aspettare il 2020. Ancora dubbi invece sull’Opzione Donna, per la quale le risorse per il proseguimento della fase sperimentale sono state già stanziate e per questo non è da escludere una proroga già per il 2018.

A tal proposito ci chiediamo cosa cambierà una volta che le misure annunciate dal Governo verranno attuate. Nel dettaglio, la domanda alla quale risponderemo di seguito è la seguente: con quale opzione si potrà andare in pensione prima? La scorsa settimana abbiamo stilato una classifica delle misure migliori con le quali anticipare l’età della pensione; oggi invece vogliamo approfondire i nuovi provvedimenti annunciati dal Governo, così da capire di quanto si abbasserà l’età pensionabile una volta che la riforma sarà a regime.

Con quale strumento si potrà andare in pensione prima? Scopriamolo.

3) Quota 100

Tra le tre misure annunciate la Quota 100 è la “peggiore”, poiché permetterà di abbassare l’età pensionabile di soli 3 anni rispetto a quanto accade oggi. In realtà inizialmente non era così: per chi non lo sapesse, infatti, la Quota 100 è uno strumento con il quale si può andare in pensione una volta che la somma tra età anagrafica e requisito contributivo danno come risultato 100.

Almeno sulla carta, quindi, con questo strumento un lavoratore che dall’età di 20 anni ha avuto una carriera senza interruzioni potrebbe andare in pensione una volta compiuti i 60 anni di età (con 40 di contributi).

Tuttavia la Quota 100 che ha in mente il Governo dovrebbe prevedere un’età minima per la pensione, che dovrebbe essere pari a 64 anni. Quindi per anticipare di 3 anni l’uscita dal lavoro (ricordiamo che dal 1° gennaio 2019 per la pensione di vecchiaia sono richiesti 67 anni di età e 20 di contributi) bisognerà lavorare per almeno 36 anni.

Per questo motivo la Quota 100 non convince i sindacati, secondo i quali prevedere una soglia minima di 64 anni penalizza diverse categorie di lavoratori; in alternativa questi propongono di abbassare l’età a 62 anni, ma da parte del Governo non sono arrivate aperture in merito.

2) Quota 41

Dal 2020 poi ci dovrebbe essere l’estensione della Quota 41 per tutti. Questa oggi è la pensione anticipata riservata ai lavoratori precoci, ovvero a coloro che hanno maturato 12 mesi di contributi prima del compimento dei 19 anni di età. A questi oggi viene consentito di andare in pensione una volta accreditati 41 anni di contributi, mentre dal 2019 serviranno 5 mesi in più a causa dell’adeguamento con le aspettative di vita.

Come anticipato, l’intenzione del Governo è quella di estendere a tutti i lavoratori la possibilità di ricorrere alla Quota 41, subendo una penalizzazione sull’importo della pensione che verrebbe ricalcolata interamente con il sistema contributivo.

Ogni cittadino potrà smettere di lavorare dopo 41 anni e 5 mesi di carriera. Quindi, se una persona ha iniziato a lavorare all’età di 20 anni ed ha avuto una carriera senza interruzioni, potrà andare in pensione all’età di 61 anni e 5 mesi, con circa tre anni d’anticipo rispetto alla Quota 100 e sei da quella di vecchiaia.

Ecco perché tra le due è quest’ultima la più vantaggiosa, ed è con questa che si potrà rendere maggiormente flessibile la Legge Fornero.

1) Opzione Donna

Per le lavoratrici, però, c’è uno strumento ancora più vantaggioso della Quota 41: si chiama Opzione Donna e permette di andare in pensione all’età di 57 anni e 7 mesi e con 35 di contributi. Per le lavoratrici autonome, invece, l’età pensionabile si alza a 58 anni e 7 mesi.

Anche in questo caso è prevista una penalizzazione sull’assegno previdenziale, consistente nel ricalcolo contributivo dell’assegno.

L’Opzione Donna non è una novità poiché già negli anni scorsi era possibile ricorrervi; il problema è che al momento nel 2018 non è possibile richiederla perché la tanto invocata proroga - nonostante le risorse siano già state stanziate - non è stata ancora approvata.

Nel contratto di Governo si legge che Lega e Movimento 5 Stelle hanno intenzione di continuare la fase sperimentale, per poi rendere strutturale l’Opzione Donna nei prossimi anni. Le lavoratrici lo sperano, poiché tra tutti gli strumenti possibili per andare in pensione, per loro questo è certamente il migliore.

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