Riforma delle pensioni: quale sarà l’età pensionabile? Gli scenari possibili

Per la riforma delle pensioni il Governo pensa ad una Quota 100, ma non si tratta dell’unico scenario possibile.

Riforma delle pensioni: quale sarà l'età pensionabile? Gli scenari possibili

Non c’è ancora chiarezza su quale sarà la riforma delle pensioni che verrà attuata dal Governo del cambiamento. L’intenzione è - come annunciato da tutte le parti in gioco - quella di riformare la Legge Fornero abbassando l’età pensionabile che, ricordiamo, dal 1° gennaio 2019 passerà a 67 anni (per la pensione di vecchiaia).

Per rivedere la Legge Fornero il Governo sembra voler introdurre dal 2019 la Quota 100, ovvero lo strumento con cui si può andare in pensione una volta che la somma tra età anagrafica e contributi maturati dà come risultato 100. Quindi, si potrebbe andare in pensione a 60 anni d’età e 40 di contributi, o anche a 61 e 39, 62-38, 63-37, e così via.

Questo strumento, se introdotto senza alcun paletto, farà sì che l’età pensionabile si abbassi di diversi anni, specialmente per coloro che hanno iniziato a lavorare da molto giovani ed hanno continuato a farlo senza interruzioni.

Il problema è che introdurre la Quota 100 così com’è costerebbe troppo allo Stato; secondo le stime Inps, infatti, se questo partisse dal 2019 ci sarebbe un costo troppo elevato da sostenere sia nell’immediato che nel medio-lungo periodo, dal momento che la spesa aumenterebbe con il passare degli anni a causa di un progressivo incremento del numero di pensionati.

Per questo motivo per la riforma delle pensioni ci potrebbero essere degli altri scenari da prendere in considerazione. Nel dettaglio, gli scenari possibili sono stati illustrati dal giornalista Marco Sodano de La Stampa, in un video pubblicato dal quotidiano torinese.

Vediamo quindi a quanti anni si potrà andare in pensione - e con quanti contributi - in base a quella che sarà la decisione del Governo, e quali saranno a seconda dei casi i costi che lo Stato dovrà sostenere per la riforma previdenziale.

Quota 41 e Quota 100 (ma con un minimo di età)

Il primo scenario indicato da La Stampa è quello che vede l’introduzione della Quota 100 - ma con un’età minima fissata a 64 anni - e l’estensione della Quota 41, strumento con il quale si può andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica una volta raggiunti i 41 anni di contributi.

Oggi questa misura previdenziale è riservata ai lavoratori precoci che rientrano in uno dei 5 profili di tutela riconosciuti dal nostro ordinamento, mentre nel caso in cui si avverasse questo scenario vi potrebbero fare ricorso tutti i lavoratori.

Personalmente, però, crediamo che ci siano poche possibilità che questo scenario si concretizzi visti i costi necessari per estendere la Quota 41 e nel contempo introdurre la Quota 100 (seppur limitata ai lavoratori che hanno compiuto i 64 anni).

In tal caso, infatti, sulle casse dell’Inps graverebbe un costo di 11,6 miliardi di euro nel 2019, poiché bisognerà far fronte a circa 600mila pensionati in più. Il costo della riforma, inoltre, salirà a 18 miliardi nel 2028, quando i pensionamenti saranno superiori di 1 milione rispetto alle attese.

In pensione a 65 anni

Il secondo scenario illustrato da La Stampa prevede l’abbassamento dell’età pensionabile a 65 anni, indipendentemente dai contributi maturati.

Anche in questo caso, però, crediamo si tratti di un’ipotesi che non si concretizzerà, dal momento che si prevede un costo di 10 miliardi di euro per il 2019 che salirà a 16,5 miliardi nel 2028.

Quota 41 e Quota 100 (senza paletti)

Questo scenario, per i motivi suddetti, è ancora meno realizzabile, almeno nell’immediato. Per estendere l’accesso alla Quota 41 a tutti i lavoratori e introdurre nel frattempo una Quota 100 senza paletti (che diventerebbe Quota 101 per i lavoratori autonomi) infatti, bisognerebbe trovare 14 miliardi di euro per il 2019, mentre nel 2028 si arriverà ad una spesa di 21 miliardi di euro nel 2028.

Solo Quota 100 o pensione anticipata

L’ultimo scenario è quello più fattibile, anche perché si tratta del più economico.

Nel dettaglio, La Stampa ipotizza l’introduzione della Quota 100 ma con un’età minima di 64 anni in alternativa alla pensione di vecchiaia.

In alternativa i lavoratori potranno ricorrere alla pensione anticipata (in vigore già oggi), per la quale si può andare in pensione al raggiungimento di un determinato requisito contributivo e indipendentemente dall’età anagrafica.

Per il 2019 - per effetto dell’adeguamento con le speranze di vita - il requisito contributivo previsto per la pensione anticipata è di:

  • 43 anni e 3 mesi per gli uomini;
  • 42 anni e 3 mesi per le donne.

Come anticipato, i costi di questa riforma dovrebbero essere sostenibili per lo Stato: si parla, infatti, di una spesa di 4,6 miliardi di euro per il 2019, fino ad arrivare ad 8 miliardi nel 2028.

Quindi questo è lo scenario più economico per le casse dello Stato, ma allo stesso tempo è anche il più faticoso per il lavoratore visto che l’età pensionabile sarà abbassata di soli 3 anni (da 67 a 64), ma esclusivamente per coloro che potranno vantare almeno 36 anni di contributi (per la pensione di vecchiaia ne sono sufficienti 20).

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