Riforma delle pensioni: due strade per il futuro

Il Governo riflette su come ridurre i costi della Quota 100; due le opzioni possibili, mentre i sindacati lanciano l’allarme per l’Ape Sociale.

Riforma delle pensioni: due strade per il futuro

Con il rientro dalle vacanze sono ormai riprese le discussioni in merito alla riforma delle pensioni, con l’obiettivo di arrivare ad una soluzione il prima possibile. Urge infatti capire quante delle risorse che verranno stanziate con la Legge di Bilancio dovranno essere destinate alla riforma delle pensioni.

Secondo le stime di alcuni sindacati - UIL su tutti - il Governo avrebbe a disposizione ben 6 miliardi di euro per procedere con la revisione della Legge Fornero, tuttavia sembra che per il 2019 ne saranno stanziati solamente 2 miliardi, utili per introdurre la Quota 100.

Tuttavia permettere a tutti i lavoratori che ne soddisfano i requisiti di aderire a questa opzione di pensione anticipata costerebbe dai 7 agli 8 miliardi, una cifra ad oggi insostenibile per le casse dello Stato. Ecco perché in questi giorni i tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze stanno lavorando assiduamente al fine di individuare la soluzione migliore per rendere più flessibile l’uscita dal mercato del lavoro ma senza mettere a rischio i conti pubblici.

A tal proposito, come anticipato da Il Sole 24 Ore, le opzioni su cui il MEF sta riflettendo sono due; vediamo quali sono e cosa cambierebbe per il sistema previdenziale italiano.

Come sarà Quota 100? Due le opzioni possibili

Ricordiamo che la Quota 100 è quello strumento con cui è possibile andare in pensione una volta che l’età anagrafica del lavoratore sommata all’anzianità contributiva maturata dà come risultato 100.

Come anticipato, però, permettere a tutti i lavoratori che soddisfano questo requisito di andare in pensione prima di quanto previsto dai requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata INPS costerebbe allo Stato dai 7 agli 8 miliardi di euro, ecco perché è assolutamente necessario limare questa spesa.

Per farlo il Governo intende attuare dei “paletti”, facendo in modo che la spesa complessiva non superi i 2,5 miliardi di euro.

La prima possibilità è quella di dare il via a Quota 100 come ulteriore strumento per la gestione degli esuberi, rendendo modulabili il requisito anagrafico e quello contributivo e attivando un fondo unico o più fondi.

Nella seconda possibilità, invece, la platea dei potenziali beneficiari della Quota 100 sarebbe più ampia, dal momento che i paletti riguarderebbero l’età anagrafica per accedere a questo strumento (che dovrebbe essere di minimo 64 anni), oltre al fatto che dovrebbero essere riconosciuti non più di 2 anni di contribuzione figurativa.

Inoltre ci potrebbe essere una penalizzazione sull’assegno previdenziale di coloro che decidono di ricorrere alla Quota 100, dal momento che l’importo verrebbe ricalcolato interamente con il sistema contributivo.

Secondo le stime, tuttavia, con quest’ultima strada il limite dei 2,5 miliardi di euro di spesa verrebbe superato, dal momento che per introdurre la Quota 100 ne sarebbero necessari almeno 3,5. Ecco perché in tal caso si profila un parziale stop al finanziamento dell’Ape Sociale che ricordiamo è in scadenza il 30 dicembre 2018.

L’Ape Sociale comunque non verrebbe eliminato del tutto, bensì sarebbe assorbito in quel fondo su cui modellare la Quota 100 per gli esuberi.

I sindacati chiedono chiarezza

Nel frattempo i sindacati cominciano a movimentarsi chiedendo maggiore chiarezza al Governo. Le maggiori sigle in questi giorni hanno chiesto ai rappresentanti dell’Esecutivo un incontro per capire quali sono i piani in merito alla riforma delle pensioni.

Nel dettaglio, oggetto della contestazione è la possibile sospensione dei finanziamenti per l’Ape Sociale, dal momento che in tal caso le categorie “protette” che oggi possono richiedere l’anticipo pensionistico vedrebbero allungarsi di 4 anni i tempi per l’accesso alla pensione.

La partita a scacchi tra Governo e sindacati, quindi, è appena cominciata e le prossime settimane si preannunciano molto importanti ai fini della riforma delle pensioni. Vedremo alla fine se il Governo manterrà quanto promesso nel contratto (“daremo fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro - si legge nel testo - quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti“) oppure se per rispettare i vincoli di bilancio bisognerà inevitabilmente scontentare qualcuno.

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