10 domande e risposte sulla riforma delle pensioni

La riforma delle pensioni, tra dubbi e certezze, è pronta per essere approvata: ecco alcuni chiarimenti su cosa cambierà dal 1° gennaio 2019.

10 domande e risposte sulla riforma delle pensioni

La riforma delle pensioni sta per partire; sia Salvini che Di Maio, infatti, hanno confermato che nonostante le “illazioni” del Presidente dell’Inps e dei principali rappresentanti dell’opposizione, il testo del decreto con cui verrà riformato il sistema previdenziale italiano sarà pronto nelle prossime settimane.

Nonostante di riforma delle pensioni se ne parli da diverse settimane, ancora oggi ci sono alcuni aspetti poco chiari; in questi giorni, infatti, ci sono arrivate diverse richieste di chiarimento in merito ad alcune delle novità più importanti in arrivo nel 2019.

Per dare una visione più chiara di cosa cambierà dal 1° gennaio 2019 abbiamo selezionato 10 domande alle quali daremo una risposta in questo articolo. Prima di andare avanti, comunque, è bene chiarire che al momento la riforma delle pensioni non è ancora ufficiale; nonostante le rassicurazioni del Governo, infatti, il testo del decreto non è stato svelato, quindi non sappiamo con certezza quali provvedimenti verranno approvati e quali no.

Nell’attesa di ulteriori sviluppi, sui quali vi terremo aggiornati in tempo reale, proviamo a fare chiarezza su alcuni dei dubbi più frequenti tra i lavoratori.

1) Anche i lavoratori autonomi possono accedere a Quota 100?

Prima di tutto ricordiamo cos’è Quota 100: si tratta di quella misura con cui il Governo conta di dare maggiore flessibilità alla riforma Fornero del 2011, permettendo ai lavoratori di accedere alla pensione una volta maturati 38 anni di contribuzione, purché con un’età anagrafica pari almeno a 62 anni.

Possono accedere a questa misura sia i lavoratori dipendenti che gli autonomi; inoltre, dal momento che dovrebbe essere consentito il cumulo contributivo, si potranno raggiungere i 38 anni di contributi anche sommando più periodi fra tutte le Gestioni Inps.

2) È vero che se vado in pensione con Quota 100 l’assegno previdenziale sarà più basso dell’ultimo stipendio?

Intanto è bene chiarire che ogni forma di pensionamento comporta una differenza tra retribuzione e pensione (per il cosiddetto tasso di sostituzione) a svantaggio di quest’ultima.

Nel caso di Quota 100 l’assegno previdenziale non subirà alcuna penalizzazione, tuttavia lavorando per qualche anno di meno si verseranno meno contributi rispetto a quelli previsti al raggiungimento della pensione di vecchiaia.

Ciò farà sì che anche l’assegno di pensione, calcolato dal 1° gennaio 1996 con il sistema contributivo (con alcune eccezioni) sarà più basso rispetto a quello che sarebbe stato riconosciuto all’età di 67 anni (età per la pensione di vecchiaia).

3) Nel 2019, precisamente a marzo, maturo 41 anni di contribuzione. Posso andare in pensione?

Anche del 2019 sarà confermata Quota 41, la misura che consente di anticipare l’accesso alla pensione, indipendentemente dall’età anagrafica, a coloro che hanno maturato 41 anni di contributi. Questa misura però sarà soggetta all’adeguamento con le speranze di vita, quindi ai suddetti 41 anni bisogna aggiungere altri 5 mesi.

Quota 41, nonostante le promesse del Governo, non sarà però estesa a tutti i lavoratori. Vi potranno fare ricorso, infatti, coloro che hanno maturato almeno 12 mesi di contributi prima del compimento del 19° anno di età (lavoratori precoci) e che rientrano in uno dei profili di tutela previsti: disoccupati, invalidi al 74%, caregivers, lavoratori usuranti e gravosi.

4) È vero che le pensioni saranno più basse nel 2019?

Effettivamente per chi andrà in pensione nel 2019 l’assegno sarà leggermente più basso rispetto a coloro che sono stati collocati in quiescenza nel 2018. Questo perché i coefficienti di trasformazione con i quali il montante contributivo si trasforma in pensione sono stati rivisti al ribasso.

Nel dettaglio, rispetto ai pensionati nello scorso triennio, chi andrà in pensione quest’anno avrà una pensione più bassa di circa l’1,2%.

5) Con l’introduzione di Quota 100 viene eliminata la pensione anticipata?

Assolutamente no; la pensione anticipata resta un’opzione possibile per il pensionamento dei lavoratori. Su questo aspetto però c’è ancora un punto da chiarire riguardante l’adeguamento con le speranze di vita.

Questo, infatti, si applica anche per la pensione anticipata portando a 43 anni e 3 mesi (per gli uomini) e 42 anni e 3 mesi (per le donne) il requisito contributivo richiesto.

Tuttavia, Di Maio ha promesso nelle scorse settimane che farà in modo di sterilizzare gli effetti dell’adeguamento con le speranze di vita per la pensione anticipata, non facendo scattare quindi l’incremento di 5 mesi. Al momento, però, non abbiamo ancora certezze in merito.

6) Ho raggiunto i requisiti per la pensione: quando mi viene riconosciuto l’assegno?

Anche nel 2019, una volta fatta domanda per il pensionamento, l’assegno previdenziale viene riconosciuto nel mese successivo a quello in cui avete maturato i requisiti per il pensionamento.

L’unica eccezione è rappresentata da Quota 100, per la quale saranno reintrodotte le finestre di accesso. Nel dettaglio, si potrà andare in pensione nei mesi di aprile, luglio ed ottobre, mentre una quarta finestra di accesso sarà prevista per gennaio 2020.

7) Opzione Donna fino a quando verrà prorogata?

Opzione Donna sarà prorogata, con un adeguamento dei requisiti anagrafici già previsti fino al 2015 dalla attuale normativa in vigore; non è ancora chiaro, però, se questa sarà prorogata per il 2018 e il 2019 o anche per gli anni successivi.

Ricordiamo nel frattempo che con questa misura le donne possono uscire dal lavoro prima all’età di 58 anni (59 per le autonome) e 35 anni di contributi. Inoltre, bisogna accettare il ricalcolo della pensione con il sistema contributivo.

8) Opzione Donna e Quota 100: sono riconosciuti i contributi figurativi?

Fino agli anni scorsi nei 35 anni di contributi richiesti per Opzione Donna non erano riconosciuti i contributi figurativi versati dall’Inps in determinate situazioni. Si parla, infatti, esclusivamente di contribuzione effettiva; così dovrebbe essere anche una volta che questa misura sarà prorogata.

Anche se non ne abbiamo ancora la certezza assoluta, Quota 100 dovrebbe prevedere dei limiti in merito alla contribuzione figurativa: nelle settimane scorse si è parlato di un massimo di 2-3 anni di contributi figurativi per il raggiungimento dei 38 anni di contributi, ma solamente una volta che il decreto sarà pronto ne sapremo di più.

9) Ho 5 anni di contributi, posso andare in pensione?

Nel 2019, così come negli anni scorsi, si potrà accedere alla pensione anche con appena 5 anni di contributi ricorrendo alla pensione di vecchiaia contributiva.

Anche questa misura, però, sarà interessata dall’adeguamento con le speranze di vita: parimenti, quindi, sarà richiesta un’età anagrafica di 71 anni. Inoltre, i 5 anni di contributi devono essere tutti successivi alla data del 1° gennaio 1996.

10) La riforma Fornero verrà cancellata?

Nonostante gli annunci in campagna elettorale, la riforma attuata nel 2011 dalla Fornero non sarà abrogata. Restano in vigore, infatti, diversi aspetti della riforma, come appunto l’adeguamento biennale con le aspettative di vita.

Ovviamente, una volta che la riforma del Governo Conte sarà operativa, il sistema previdenziale italiano sarà comunque più flessibile visto che ai lavoratori verrà data la possibilità di anticipare di qualche anno l’accesso alla pensione; tuttavia parlare di superamento appare eccessivo.

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Pensione

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