Quanto costa mantenere una Partita IVA?

I costi per la gestione e il mantenimento della Partita IVA sono in aumento: ecco quanto rilevato durante gli Stati Generali dei commercialisti.

Quanto costa mantenere una Partita IVA?

Se aprire una Partita IVA non costa nulla (ad eccezione dell’onorario del commercialista) per mantenerla ci sono diverse spese da sostenere che possono essere molto consistenti.

Mettersi in proprio e lavorare come autonomo non è semplice, perché ci sono degli oneri mensili da sostenere che variano a seconda dell’attività che avete deciso di aprire e dal regime fiscale che avete scelto.

A rispondere alla domanda quanto costa mantenere una Partita IVA ci ha pensato l’assemblea degli Stati Generali dei Commercialisti che si è riunita in questi giorni, durante la quale si è discusso dell’aumento esponenziale del costo complessivo degli adempimenti fiscali per tutte le imprese e i professionisti titolari di Partita IVA.

Dal 2015 al 2017 l’aumento dei costi di gestione e mantenimento sono aumentati notevolmente, come rilevato dalla Fondazione nazionale dei commercialisti. Nel dettaglio, l’aumento è quantificabile in 2,4 miliardi di euro complessivi, per una media di circa 514 euro l’anno per Partita IVA.

Del perché i costi sono aumentati ne parleremo nel prosieguo dell’articolo, nel quale trovate tutti gli adempimenti necessari per il mantenimento della Partita IVA.

Quanto costa mantenere una Partita IVA?

Secondo il dossier della Fondazione nazionale dei commercialisti, presentato da Massimo Miani (Presidente del Consiglio nazionale della categoria) durante gli Stati Generali dei commercialisti, per mantenere una partita servono mediamente 10.091 euro l’anno. Ovviamente si tratta di una media influenzata dalle grandi imprese.

Un importo aumentato notevolmente negli ultimi due anni: nel 2015 infatti erano “sufficienti” 9.577 euro, 514 euro in meno rispetto ad oggi. Complessivamente il costo degli adempimenti fiscali per tutte le imprese e i professionisti titolari di Partita IVA (circa 6 milioni) equivale a 60,4 miliardi di euro l’anno, 2,4 miliardi in più rispetto al 2015.

Per quale motivo c’è stato un aumento così consistente dei costi di gestione? Come spiegato da Miani, l’incremento è motivato dalle nuove politiche per il contrasto all’evasione fiscale, che hanno portato all’introduzione de:

  • reverse charge;
  • split payment;
  • obbligo di trasmettere periodicamente le liquidazioni IVA e le comunicazioni dati fatture emesse e ricevute;
  • obbligo della fatturazione obbligatoria nei confronti della P.A.

Il problema è che mentre queste misure hanno portato ad un aumento considerevole dei costi per il mantenimento di una Partita IVA, non si sa ha ancora la certezza su quali saranno gli effetti sull’evasione fiscale: come dichiarato da Miani, infatti, le “stime relative al recupero del gettito evaso sono sempre approssimative e prive di validi fondamenti”.

Variazione a seconda del regime contabile e dalle dimensioni dell’attività

Il costo annuale di una partita IVA varia fondamentalmente a seconda del regime fiscale prescelto.

Nella città di Roma, per esempio, i prezzi medi che vengono praticati dagli studi dei commercialisti possono essere così suddivisi:

  • partita IVA in regime agevolato forfettario: si va dai 200,00 agli 800 euro più IVA all’anno, a seconda della tipologia di consulenza di cui il contribuente ha bisogno. Ovviamente il negozio il cui limite di fatturato alto è 50.000 euro all’anno avrà costi di gestione più alti del piccolo professionista che “stacca” una fattura al mese. Attenzione: un aspetto molto particolare di questo regime è l’esclusione dall’IVA. Ciò significa che il forfettario emette fatture senza addebitare l’IVA; di conseguenza, sulle fatture ricevute l’IVA rappresenta un costo vero e proprio non detraibile/deducibile;
  • partita IVA in regime contabile semplificato (ditte individuali e società di persone): qui il prezzo aumenta, variando da 900,00 a 5.000,00 euro all’anno a seconda del volume dell’attività svolta;
  • partita IVA in regime contabile ordinario (ditte e società di persone al di sopra di certi volumi di fatturato più società di capitali): qui la gestione richiede più adempimenti e quindi si varia dai 3.000,00 ai 10.000,00 euro all’anno.

Attenzione: i prezzi sopra esposti rappresentano una rilevazione su un campione limitato di dati, riferiti alla città di Roma.

I relativi valori sono comunque ed in ogni caso legati a molteplici fattori, tra i quali:

  • volume dell’attività;
  • tipologia di consulenza richiesta (consulenza di base e/o specialistica);
  • regime contabile e fiscale utilizzato;
  • costi di gestione del personale dipendente e dei collaboratori in genere.

Gli adempimenti per il mantenimento della Partita IVA

Come anticipato i costi di gestione della Partita IVA variano a seconda della tipologia dell’attività e del regime di contabilità scelto.

Come esempio generale prendiamo una ditta individuale che ha optato per il regime di contabilità semplificata.

Questa ai costi strettamente necessari per lo svolgimento della propria attività (affitto del locale, stipendio di eventuali dipendenti, bollette della luce, acquisto dei beni strumentali) dovrà aggiungere l’onorario al commercialista che si occupa della tenuta della contabilità.

Sul calcolo dell’onorario del commercialista incidono diversi fattori, quali ad esempio:

  • tipologia dell’attività;
  • regime fiscale;
  • volume d’affari;
  • numero delle fatture annue;
  • il professionista al quale ci si rivolge.

Da pagare poi c’è il diritto camerale, ossia il contributo che tutti gli iscritti al Registro delle Imprese devono pagare annualmente alla Camera di Commercio competente sul territorio. Gli importi vengono aggiornati annualmente dal MISE; cliccate qui per consultare quanto stabilito per il 2018, con tutte le tabelle del diritto annuale CCIA 2018 aggiornate.

Ci sono poi i contributi previdenziali che artigiani e commercianti devono pagare all’INPS, in quattro rate trimestrali. I contributi previdenziali sono composti da una parte fissa e da una quota percentuale calcolata sul reddito dichiarato, e gli importi vengono aggiornati annualmente (qui gli importi del 2018).

Inoltre ci sono aziende - o attività professionali considerate ad alto rischio - per le quali è obbligatoria l’iscrizione all’INAIL, con tutti gli oneri che ne conseguono.

Infine, al reddito dichiarato si applicano imposte e tasse, quali:

  • IRPEF: imposta progressiva sul reddito delle persone fisiche che si calcola applicando diverse aliquote in base agli scaglioni di reddito;
  • IRAP: imposta regionale sulle attività produttive che è a carico delle imprese, pari al 3,90% sul fatturato (ma che non si applica all’utile di esercizio).

Riepilogando, in media per adempiere a tutti questi obblighi un titolare di Partita IVA paga più di 10mila euro l’anno, un importo in crescita rispetto agli ultimi anni. Ecco perchè prima di mettervi in proprio vi consigliamo di fare le opportune valutazioni, consultando un esperto che elaborerà per voi un business plan.

Se dopo aver valutato tutti i vantaggi e gli svantaggi del mettersi in proprio non siete spaventati dai costi che dovrete affrontare, allora vi consigliamo la lettura della nostra guida su come aprire la Partita IVA, dove trovate tutte le informazioni sui passaggi da seguire e sui costi da sostenere.

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