Petrolio giù, benzina su. Perché i prezzi alla pompa non seguono il Brent

Alberto De Pasquale

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Se il petrolio sale il prezzo dei carburanti cresce subito, ma quando scende l’adeguamento è lento: c’entrano la minore capacità di raffinazione e Iva e accise.

Petrolio giù, benzina su. Perché i prezzi alla pompa non seguono il Brent

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Da una parte le quotazioni del petrolio, dall’altra i prezzi dei carburanti al distributore. È facile restare un po’ confusi osservando l’andamento della materia prima, con i picchi che hanno caratterizzato il 2026, cercando di dare una giustificazione a quanto si paga il prodotto finito alla pompa. Anche quando il Brent, uno dei principali standard di prezzo per il petrolio greggio è in discesa, i prodotti raffinati possono rincarare. In realtà il paradosso è solo apparente.

Banalmente, bisogna osservare che il greggio non può essere utilizzato direttamente dai veicoli: c’è infatti una lunga catena fatta di trasporto, raffinazione e distribuzione. E spesso il prezzo dei carburanti reagisce alle variazioni del greggio con ritardi e intensità che possono lasciare perplessi.

Negli ultimi mesi l’attenzione è stata sulla capacità di raffinazione: se diminuisce questa, il costo della materia prima può anche calare, mentre il prezzo del prodotto finito può restare alto. Inoltre, buona parte di quanto si paga per fare rifornimento, soprattutto in Italia, consiste in accise e Iva, ossia componenti slegate dalle quotazioni del petrolio.

Quando il petrolio sale, le compagnie alzano subito i prezzi per coprire i costi futuri. Sanno che le scorte andranno rimpiazzate a un prezzo più alto e preferiscono anticipare il rincaro, proteggendo i margini e scaricando immediatamente sul consumatore il rischio di un ulteriore aumento. Ma quando il greggio scende l’adeguamento dei carburanti è molto più lento, perché nessuno ha la stessa urgenza di muoversi. Le compagnie e i gestori hanno da parte scorte comprate a prezzi elevati e abbassare i listini significherebbe realizzare una perdita. In quel ritardo molti vedono una speculazione: un allargamento temporaneo dei guadagni che non dipende più soltanto dai costi.

Per capirlo basta osservare i grafici qui riportati, che descrivono le variazioni del prezzo di benzina e gasolio in Italia e delle quotazioni del greggio. Il Brent è stato relativamente stabile fino ai primi mesi del 2026, ma poi si è verificata una brusca impennata in primavera, con un’asimmetria evidente: quando il petrolio è salito, i prezzi alla pompa hanno reagito con forza e rapidità; quando è sceso, la flessione è stata più contenuta, lenta, e a volte quasi impercettibile.

Benzina e gasolio Benzina e gasolio Prezzi medi mensili di benzina (curva viola) e gasolio (curva gialla) in Italia

Ripercorrendo le serie sui prezzi mensili dei carburanti, tenute dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, risulta che il 2026 si era aperto con livelli dei prezzi di benzina e gasolio relativamente contenuti. A gennaio la benzina era a 1,635 euro al litro, il gasolio a 1,665. A febbraio c’era stato un lieve rialzo, ma niente al confronto con quello che sarebbe arrivato poco dopo.

A marzo i prezzi si sono impennati di colpo, soprattutto nel caso del gasolio, che è salito a 1,988 euro al litro e ad aprile ha continuato a crescere fino a superare i 2,097 euro, mentre la benzina è rimasta sostanzialmente stabile, intorno a quota 1,764 euro al litro. A maggio è salito anche il prezzo medio della benzina, raggiungendo gli 1,931 euro, mentre il gasolio è restato sopra quota due euro. È stato il momento in cui le tensioni legate allo Stretto di Hormuz si sono trasferite con più forza sui prodotti raffinati.

Passiamo quindi al Brent. Nei primi mesi dell’anno la curva nera si è mossa su livelli ancora bassi: da 66,6 dollari al barile di gennaio ai 70,9 di febbraio. Con le tensioni in Medio Oriente la linea nera ha iniziato a impennarsi verticalmente a marzo, toccando i 103 dollari e ad aprile raggiungendo il picco di 117, tracciando il massimo più alto dell’intero periodo. Come anticipato, le curve dei carburanti reagiscono immediatamente andando al rialzo: quella gialla del gasolio è salita in modo particolarmente aggressivo, mentre la viola della benzina ha seguito con un po’ più di ritardo.

Poi però lo scollamento ha cominciato a essere sempre più evidente: mentre la curva nera del Brent ha iniziato a scendere dopo il massimo di aprile e continuato a calare fino a luglio, le linee gialla e viola non hanno seguito con la stessa decisione.

L'andamento del Brent L’andamento del Brent Valori medi mensili in dollari al barile

Poi a giugno il Brent è crollato a 85,4 dollari e a luglio è sceso ulteriormente a 83,7, toccando il fondo della correzione; nello stesso tratto le curve dei carburanti, dopo una breve flessione, hanno ripreso a salire già a luglio. Da agosto la linea nera del Brent è tornata a piegare verso l’alto (91 dollari) e a settembre è arrivata fino a quota 114 dollari al barile, trascinando con sé le altre due curve ai massimi del periodo: la viola della benzina è andata oltre i 2,103 euro e la gialla del gasolio a 2,248. Dopo la discesa di inizio estate, quindi, i carburanti non solo hanno seguito la ripresa del Brent, ma in alcuni passaggi l’hanno preceduta o amplificata, confermando come i prodotti raffinati e i prezzi al distributore abbiano incorporato rischi e ritardi che il solo andamento delle quotazioni del Brent non spiega del tutto.

La guerra in Medio Oriente ha spinto verso l’alto le quotazioni del greggio, rendendo lo Stretto di Hormuz un punto di rischio permanente. Ma ciò che tiene alti i listini al distributore, anche quando il Brent arretra, è soprattutto la scarsità di prodotti già raffinati. Oggi quasi metà dell’offerta mondiale di petrolio arriva da aree segnate da conflitti o interruzioni gravi.

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia le raffinerie mondiali, tra le quali quelle colpite dal conflitto in Medio Oriente e dagli attacchi ucraini in Russia, nel secondo trimestre 2026 hanno lavorato 5,1 milioni di barili al giorno in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.

Fonte: Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica

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