Secondo una ricerca IDC, nel 2026 sono circa 3,5 miliardi i messaggi scambiati attraverso la Posta Elettronica Certificata. Dal confronto tra istituzioni e operatori a Roma emergono le priorità per il futuro dello strumento, tra interoperabilità, certezza giuridica e nuovi servizi digitali europei.
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Oltre 20 milioni di caselle PEC attive e circa 3,5 miliardi di messaggi scambiati nel 2026. Sono i numeri che emergono da una nuova ricerca IDC sulla diffusione della Posta Elettronica Certificata in Italia, uno strumento che ha ormai superato la dimensione del semplice adempimento normativo per diventare parte integrante della vita digitale del Paese.
Lo studio è stato presentato a Roma nel corso del convegno “PEC. Eccellenza italiana, futuro europeo”, promosso da Aruba presso il Tempio di Vibia Sabina e Adriano, con il patrocinio di AgID e del Dipartimento per la Trasformazione Digitale e il sostegno di ABI. L’evento ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle Pubbliche Amministrazioni e degli operatori italiani ed europei per discutere dell’evoluzione della comunicazione certificata, a partire dall’esperienza maturata in Italia negli ultimi vent’anni.
Tra i temi affrontati anche il contributo della PEC alla semplificazione delle procedure e alla competitività del sistema Paese, come sottolineato da Antonio Aurigemma, Presidente del Consiglio Regionale del Lazio:
“Il nostro Paese si distingue per qualità, creatività e ingegno, e la PEC ne rappresenta un esempio concreto: negli anni ha accelerato numerose procedure, semplificato le attività e ridotto i tempi di attesa. L’innovazione tecnologica avanza rapidamente e le istituzioni hanno il compito e il dovere di accompagnarne l’evoluzione, sostenendo le imprese e rafforzandone la competitività sui mercati internazionali”.
Al centro del confronto, la necessità di preservare i punti di forza del modello italiano, dalla semplicità d’uso alla certezza giuridica delle comunicazioni, accompagnandone l’evoluzione verso un sistema europeo di servizi fiduciari sempre più integrato e interoperabile.
Come viene utilizzata la PEC in Italia: i dati della ricerca IDC
La ricerca IDC 2026, presentata da Massimiliano Claps, Research Director di IDC, restituisce un quadro articolato dell’utilizzo della PEC da parte di cittadini, professionisti e Pubbliche Amministrazioni.
Il 60% delle Pubbliche Amministrazioni intervistate utilizza quotidianamente la PEC nelle comunicazioni con altri enti, mentre il 78% dei professionisti vi ricorre con frequenza quotidiana o settimanale. Anche tra i cittadini emerge un utilizzo significativo: il 45% degli utenti privati impiega la PEC almeno una volta al mese, anche in assenza di specifici obblighi normativi.
Accanto agli utilizzi più consolidati, la ricerca evidenzia nuovi ambiti di applicazione e una propensione a mantenere o aumentare il ricorso allo strumento nei prossimi dodici mesi, insieme a un marcato interesse per la sua estensione in ambito europeo.
“I dati restituiscono un utilizzo della PEC sempre più articolato, con differenze interessanti tra cittadini, imprese, professionisti e Pubbliche Amministrazioni. Accanto agli impieghi più consolidati emergono nuovi ambiti di utilizzo, una propensione a mantenerne o aumentarne l’uso nei prossimi dodici mesi ed un marcato interesse verso la sua estensione in ambito europeo. È un’indicazione importante perché mostra non solo quanto la PEC sia presente oggi, ma anche quale spazio continuerà ad avere nell’evoluzione dei processi digitali.”
Così ha commentato Massimiliano Claps.
La diffusione dello strumento è stata al centro anche del confronto dedicato alle sue applicazioni concrete, dall’impiego nel sistema giudiziario ai servizi delle amministrazioni territoriali, fino al settore bancario.
Sul fronte delle amministrazioni locali, Valeria Baglio, Assessora alle Attività Produttive e alle Pari Opportunità di Roma Capitale, ha richiamato il valore della PEC nel percorso di trasformazione digitale e semplificazione dei rapporti tra cittadini e istituzioni.
“Per una città come Roma tutto questo assume un significato particolare: rendere più semplice il rapporto con la Pubblica Amministrazione significa migliorare la qualità dei servizi, sostenere chi lavora e fa impresa e rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.
A sottolineare la peculiarità del modello italiano è stato Mario Nobile, Direttore Generale di AgID, che ha richiamato il rapporto tra gli oltre 20 milioni di caselle attive e una popolazione di circa 59 milioni di abitanti.
“In vent’anni, la PEC ha contribuito a costruire in Italia una vera cultura della fiducia digitale. Il quadro europeo delineato da eIDAS 2 apre oggi una nuova fase: valorizzare questa esperienza accompagnandone l’evoluzione verso servizi elettronici di recapito certificato qualificato, sempre più interoperabili, sicuri e integrati nell’ecosistema europeo. La sfida è preservare i punti di forza che hanno reso la PEC un successo, rafforzandone al tempo stesso il potenziale per cittadini, imprese e Pubbliche Amministrazioni. Un passaggio strategico per la trasformazione digitale e la competitività del Paese”.
Il futuro della PEC passa dall’Europa: il ruolo di eIDAS 2
Il passaggio dalla dimensione nazionale a quella europea è stato uno dei temi centrali del convegno. In particolare, il confronto si è concentrato sul rapporto tra il Codice dell’Amministrazione Digitale e il regolamento eIDAS 2, con l’obiettivo di individuare le condizioni necessarie per favorire l’evoluzione verso servizi elettronici di recapito certificato qualificato interoperabili.
Un percorso che richiede di coniugare il nuovo quadro normativo europeo con le infrastrutture, gli investimenti e gli standard già sviluppati in Italia, garantendo continuità dei servizi e pieno valore giuridico delle comunicazioni.
Su queste priorità si è soffermato anche Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica e alla Transizione digitale, intervenuto con un videomessaggio. Butti ha indicato tre sfide principali: portare l’esperienza italiana nel sistema europeo dei servizi fiduciari, assicurare continuità nella transizione senza introdurre oneri sproporzionati per gli utenti e affrontare il rapporto con le tecnologie emergenti, a partire dall’intelligenza artificiale.
Tra gli aspetti richiamati anche la necessità di garantire identificazione sicura, interoperabilità e piena tutela del valore giuridico delle comunicazioni.
La sfida: preservare semplicità e certezza giuridica
Dal confronto tra istituzioni e operatori è emersa l’importanza di accompagnare l’evoluzione della PEC senza disperdere i risultati raggiunti in Italia, rafforzando la collaborazione necessaria per sviluppare un sistema di comunicazione certificata utilizzabile anche a livello transfrontaliero.
Un obiettivo richiamato da Stefano Sordi, Direttore Generale di Aruba, nelle conclusioni della giornata:
“Il confronto di Roma ha confermato che il futuro della PEC non si costruisce ripartendo da zero, ma valorizzando un patrimonio di competenze, infrastrutture e investimenti che ha reso l’Italia un punto di riferimento nella comunicazione certificata”.
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