I dati sono una cosa e i grafici un’altra: ciò che evidenziano i secondi serve spesso a fotografare una situazione meglio di quanto non facciano le quotazioni di per sé stesse. È quello che sta avvenendo con i Btp. Il rendimento del decennale, indicato su una rappresentazione grafica, segnala uno stato di pericolo. Ve lo spieghiamo.
| Rendimento in corso | 4,57-4,60% |
| Massimo ultimi 10 anni | 4,86% (ottobre 2023) |
| Massimo storico da inizio anni 2000 | 7,0% (dicembre 2011) |
Il Btp si trova in un quadro di massima tensione, sebbene ancora nettamente sotto i livelli di vero e proprio allarme del 2011, quando scattò per i governativi europei un’emergenza finanziaria che colpì soprattutto i Paesi mediterranei.
C’è chi prevede nel medio termine una salita del rendimento del decennale italiano verso il 5%. L’ipotesi è possibile come effetto soprattutto di tensioni internazionali, dovute ai contesti politici francese e statunitense. Ecco allora dei livelli di guardia da monitorare.
| 1ª resistenza | 4,73% |
| 2ª resistenza | 4,80% |
| 3ª resistenza | 4,86% |
| 4ª resistenza | 4,95% |
Nel caso lo yield rompesse al rialzo questi quattro livelli, la situazione diventerebbe via via più delicata.
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C’è però un aspetto positivo
Come sempre c’è tuttavia una prospettiva favorevole del quadro in corso. I rendimenti reali sono positivi su alcuni tratti della curva. Cosa significa? Che, depurati dall’inflazione, consentono ricavi con segno più. Numeri alla mano, ecco cosa sta succedendo sulle principali scadenze, considerando l’inflazione in corso (dato di settembre) al 4,2%.
| 2 anni | 3,56% | -0,64% |
| 4 anni | 3,96% | -0,24% |
| 5 anni | 4,08% | -0,12% |
| 7 anni | 4,29% | +0,09% |
| 10 anni | 4,61% | +0,41% |
| 20 anni | 5,02% | +0,82% |
| 30 anni | 5,16% | +0,96% |
| 50 anni | 4,71% | +0,51% |
Cosa dicono questi valori
Dimostrano vari aspetti di cui tenere conto:
- 1°) Dai 7 anni in poi il rendimento reale è positivo.
- 2°) Sui 30 anni lo è di quasi 100 punti base.
- 3°) Il mercato è sempre molto attivo sulle scadenze corte e medie. In realtà sbaglia, se si considera appunto l’impatto inflattivo. Lo fa perché punta prevalentemente sul minore fattore di rischio e soprattutto su duration basse, quindi poco esposte a eventuali rialzi dei tassi in area Bce.
- 4°) Il mercato è però molto attivo anche sui trentennali, e lo è proprio in considerazione di un rendimento reale positivo, nonché delle potenzialità di un rialzo delle quotazioni se la politica monetaria dovesse diventare improvvisamente espansiva, riducendo i tassi a causa di tensioni recessive.
Visto con questi parametri, il quadro complessivo dell’obbligazionario europeo assume così caratteri diversi rispetto a una valutazione classica, basata sui soli rendimenti nominali.
Meglio ordini a revoca
Il contesto è quindi più favorevole di quanto forse si pensi. Potrebbe logicamente diventarlo ancor più se i rischi geopolitici esplodessero con ulteriori tensioni dei mercati. A questo punto si possono comunque prevedere veloci storni piuttosto che fasi prolungate di ulteriori crolli delle quotazioni.
È quindi preferibile scegliere solo pochi titoli, magari quelli più favorevoli in termini di cedole, allo scopo di cogliere comunque una parziale protezione da parte di queste ultime, e mettere ordini a revoca a prezzi più bassi di quelli attuali, ipotizzando ulteriori correzioni. Correzioni che probabilmente potrebbero durare per non lungo tempo, anche perché il mercato oggi appare improntato a un aumento dei tassi più che a una fase recessiva dell’economia. I primi segnali che forse sta sbagliando cominciano però a manifestarsi e potrebbero accentuarsi nei prossimi mesi.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria.
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