Licenziamento per chi non si vaccina: il decreto in questo piccolo Stato

Isabella Policarpio

19 Febbraio 2021 - 09:31

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Sì al licenziamento o demansionamento dei dipendenti che non si vaccinano contro il Covid in un piccolo Stato confinante con l’Italia. Lo prevede un decreto molto severo contro i no vax.

Licenziamento per chi non si vaccina: il decreto in questo piccolo Stato

Chi sceglie di non vaccinarsi contro il coronavirus, senza un giustificato motivo, rischia il licenziamento.

Lo prevede un decreto dello Stato del Vaticano che, nelle scorse settimane, ha messo a disposizione il siero vaccinale per tutti i suoi dipendenti.

La Santa Sede, in questo modo, attua il pugno di ferro contro i dipendenti no vax, anche se il vaccino è e resta su base volontaria e non obbligatoria (come del resto in Italia).

Ciò che cambia sono le conseguenze per chi rifiuta il vaccino senza giustificazione: i dipendenti non vaccinati possono essere spostati a mansioni inferiori o, nel peggiore dei casi, perdere il lavoro.

Nel frattempo in Italia il dibattito sulla possibilità di licenziare chi rifiuta il vaccino è tutt’altro che risolto. Nell’assenza di un provvedimento ad hoc, molti giuristi ritengono sia corretto applicare il Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro (D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81) e circoscrivere le ipotesi di licenziamento a chi - per assenza del vaccino - è considerato “inidoneo alle mansioni” dal medico competente. Restano però molti dubbi da chiarire.

Vaticano: secondo la legge chi non si vaccina può perdere il lavoro

Il decreto del cardinale Bertello, Presidente della Commissione Pontificia dello Stato Città del Vaticano, ha avuto un’eco notevole.

Qui è scritto nero su bianco che i dipendenti della Santa Sede non vaccinati contro il Covid possono subire conseguenze di diverso grado, anche il demansionamento (conservando le condizioni economiche maturate) e il licenziamento.

La condizione per perdere il lavoro, tuttavia, è che il rifiuto al vaccino non sia stato motivato da “comprovate ragioni di salute”.

Rischiano poi pesanti sanzioni pecuniarie coloro che, sul luogo di lavoro e durante l’espletamento delle mansioni, non si attengono alle misure preventive contro il Covid: mascherina obbligatoria, divieto di assembramento e distanziamento.

Il decreto in questione rinvia ad una precedente legge del Vaticano risalente al 2011, nella quale è sancito che i dipendenti che non si vaccinano in caso di pandemie (in questo caso da Covid-19) possono subire pesanti ripercussioni in ambito lavorativo.

Necessario tutelare la collettività e non sanzionare

In una nota diffusa in seguito all’emanazione del presente decreto (che risale all’8 febbraio 2021), il governatore ha precisato che il Vaticano non ha nessuna volontà di punire chi è contrario al vaccino ma che i provvedimenti in ambito lavorativo rispondono alla primaria esigenza di salvaguardare la salute collettiva:

“Il richiamo alle preesistenti Norme per la tutela della dignità della persona e dei suoi diritti fondamentali da osservarsi negli accertamenti sanitari in vista dell’assunzione del personale e durante il rapporto di lavoro e Norme a tutela dei dipendenti affetti da particolari gravi patologie o in particolari condizioni psicofisiche del 18 novembre 2011 deve quindi ritenersi come uno strumento che in nessun caso ha natura sanzionatoria o punitiva, piuttosto destinato a consentire una risposta flessibile e proporzionata al bilanciamento tra la tutela sanitaria della collettività e la libertà di scelta individuale senza porre in essere alcuna forma repressiva nei confronti del lavoratore.”

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