Le azioni vincenti e perdenti con la grande novità che riguarda l’AI

Laura Naka Antonelli

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L’informazione chiave emersa da un sondaggio a cui hanno partecipato i CIO di importanti aziende. In che modo la dinamica dell’AI condizionerà queste azioni? Upgrade e downgrade.

Le azioni vincenti e perdenti con la grande novità che riguarda l'AI

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Tra le ultime novità che riguardano il mondo dell’intelligenza artificiale, ce n’è anche una destinata a incidere sulla performance di diverse azioni di aziende software, sia in senso positivo che negativo.

A indicare le nuove dinamiche in atto sono stati i risultati di un sondaggio che è stato condotto da Wells Fargo, a cui hanno partecipato 100 chief information officer (CIO) di altrettante aziende.

I risultati del sondaggio: quota crescente di budget IT verso l’intelligenza artificiale

Dal sondaggio è emerso che i team IT aziendali stanno spostando sempre di più risorse finanziarie dai software tradizionali ai prodotti basati sull’intelligenza artificiale.

Alcune società software sembrano, di conseguenza, meglio posizionate di altre per resistere a questa transizione, che sta interessando direttamente i budget di diverse imprese, in un contesto in cui tre aziende su cinque intendono riallocare nel breve termine almeno una quota del loro budget, attorno al 4-6%, verso l’AI.

Immediata la reazione. Per Wells Fargo le azioni più vulnerabili sono Adobe, Zoom e DocuSign

Questa informazione ha scatenato subito la reazione dell’analista di Wells Fargo Michael Turrin che, stando a quanto ha riportato un articolo di Marketwatch, ha declassato il rating sulle azioni di Adobe ad Underweight da Overweight, riducendo il target price da 270 a 225 dollari.

L’analista ha motivato la bocciatura spiegando che le società specializzate in strumenti per le attività di front office - ovvero software destinati soprattutto alle interazioni con i clienti e alle attività d’ufficio - dovrebbero subire l’impatto maggiore della riallocazione dei budget.

Tra gli esempi di aziende vulnerabili, Turrin ha citato, oltre ad Adobe, Zoom Communications e DocuSign: tutti nomi di azioni che dovrebbero dunque accusare il fenomeno in atto.

Tra le azioni vincenti Microsoft e Amazon Web Services

L’esperto si è definito invece più ottimista nei confronti di società che sviluppano software infrastrutturali, comprese le grandi aziende del cloud che forniscono capacità di calcolo.

In quest’ottica, a suo avviso, Microsoft e Amazon Web Services potrebbero essere risparmiate dalle conseguenze dirompenti della transizione verso l’AI.

Riguardo all’impatto della transizione di maggiori risorse di budget delle aziende verso l’AI sulle società software che gestiscono importanti system of record, ovvero piattaforme che archiviano e organizzano i dati fondamentali delle aziende, come Salesforce e SAP, i risultati del sondaggio sono stati più contrastanti.

Il caso delle azioni Salesforce. Il maxi upgrade di Bank of America

14 CIO hanno indicato Salesforce tra le cinque società destinate a beneficiare maggiormente dell’intelligenza artificiale, mentre 24 l’hanno classificata tra le cinque che rischiano di perdere di più.

L’analista di BofA Tal Liani si è mostrato tra i più ottimisti sulle prospettive del gruppo nell’era dell’AI, alzando il giudizio sulle azioni a Buy da Underperform e aumentando il target price da 160 a 285 dollari.

Alla base del maxi upgrade, la fiducia nel fatto che difficilmente, a suo avviso, le grandi aziende sostituiranno piattaforme come Salesforce, che custodiscono enormi quantità di dati.

Anzi: secondo Liani, l’intelligenza artificiale potrebbe rendere le aziende ancora più dipendenti da queste piattaforme.

Se è vero che le aziende più piccole potrebbero riuscire, a suo avviso, a sviluppare software per singole esigenze attraverso il cosiddetto vibe coding, ossia creando applicazioni mediante istruzioni in linguaggio naturale impartite all’AI, altre società con grandi volumi di dati, esigenze avanzate di cybersicurezza e flussi di lavoro più complessi dovrebbero continuare ad affidarsi infatti a Salesforce.

Si spiega così l’upgrade significativo del target price delle azioni, pari a ben +78%.

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