Le 15 azioni del Ftse Mib che possono salire di più nei prossimi 12 mesi, secondo gli analisti

Ufficio Studi Money.it

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Fincantieri, Stellantis e Leonardo guidano la classifica degli upside rispetto ai target medi a 12 mesi. Ma il potenziale da solo non basta: per ogni titolo abbiamo misurato anche quanto è compatto il consenso degli analisti.

Le 15 azioni del Ftse Mib che possono salire di più nei prossimi 12 mesi, secondo gli analisti

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Un target price medio molto sopra il prezzo di Borsa può voler dire che gli analisti vedono un valore che il mercato non sta ancora riconoscendo, oppure che il titolo è sceso in fretta e i prezzi obiettivo non sono stati ancora rivisti. Per distinguere i due casi non basta guardare il potenziale di rialzo, ma bisogna capire quanti analisti seguono la società e quanti di loro consigliano davvero di comprarla.

Abbiamo quindi ricalcolato l’upside dei 40 titoli del Ftse Mib sui prezzi di oggi e selezionato i 15 con il margine più ampio. Per ciascuno indichiamo anche la quota di raccomandazioni «buy» sul totale, che misura quanto è solido il giudizio che sta dietro al target.

La classifica delle 15 azioni del Ftse Mib che possono salire di più nei prossimi 12 mesi

I prezzi obiettivo sono i target medi a 12 mesi rilevati da Bloomberg e aggiornati al 28 settembre 2026, mentre i prezzi di Borsa sono quelli rilevati alle 15:20 del 2 ottobre 2026. L’upside è lo scarto percentuale tra target medio e ultimo prezzo e non comprende i dividendi.

Nota metodologica. I target medi sono disponibili arrotondati al primo decimale e questo introduce un margine di incertezza che cresce quanto più basso è il prezzo del titolo. Per Stellantis, A2A e Hera, che quotano tra 2 e 4 euro, l’arrotondamento può spostare l’upside di oltre un punto percentuale in entrambe le direzioni. Le posizioni separate da pochi decimi vanno quindi lette come sostanzialmente equivalenti, come nel caso dei primi tre titoli e di A2A e Italgas, che presentiamo a pari merito.

Restano fuori dalla top 15, tra gli altri, Poste Italiane (+20,9%) e INWIT (+21,7%).

Pos. Titolo Prezzo (€) Target medio (€) Upside Buy/Hold/Sell % Buy
1 Fincantieri 12,01 17,7 47,4% 8/1/0 89%
2 Stellantis 3,974 5,8 45,9% 6/21/6 18%
3 Leonardo 47,71 69,3 45,3% 17/5/0 77%
4 Moncler 44,01 59,0 34,1% 16/10/1 59%
5 Avio 29,25 39,1 33,7% 3/3/0 50%
6 Buzzi 37,97 49,6 30,6% 9/9/1 47%
7 STMicroelectronics 49,09 63,8 30,0% 16/8/0 67%
8 A2A 2,238 2,9 29,6% 5/3/0 62,5%
8 Italgas 8,258 10,7 29,6% 6/10/0 37,5%
10 Lottomatica 25,36 32,5 28,2% 17/0/0 100%
11 Hera 3,524 4,5 27,7% 5/2/0 71%
12 FinecoBank 21,17 26,9 27,1% 14/3/0 82%
13 Brunello Cucinelli 80,48 101,8 26,5% 13/6/0 68%
14 UniCredit 77,41 97,8 26,3% 16/6/1 70%
15 Prysmian 129,75 159,8 23,2% 14/3/1 78%

Upside e consenso non vanno sempre insieme

Incrociando i due dati, i 15 titoli si dividono in tre gruppi. Il primo è quello in cui potenziale e convinzione coincidono: Fincantieri, Leonardo, Lottomatica, FinecoBank, Prysmian e UniCredit uniscono un upside superiore al 23% a una quota di «buy» pari o superiore al 70%, tutti casi in cui il target medio poggia su un giudizio ampiamente condiviso.

Il secondo gruppo è quello in cui l’upside è alto ma il consenso è tiepido. Stellantis è l’esempio più evidente: seconda per potenziale, ma con appena 6 «buy» su 33 analisti e altrettanti «sell». Italgas (37,5% di «buy») e Buzzi (47%) sono nella stessa situazione, dove la maggioranza degli analisti consiglia di mantenere, non di comprare e il target medio va letto come una stima di valore più che come un’indicazione operativa.

Poi dobbiamo considerare necessariamente la copertura. Avio è seguita da soli 6 analisti, Hera da 7, A2A da 8 e Fincantieri da 9 e, con campioni così ridotti, un singolo aggiornamento può spostare il target medio di diversi punti: sono numeri da monitorare più spesso.

1) Fincantieri: upside del 47,4%

È il titolo con il potenziale più ampio e con uno dei consensi più compatti: 8 «buy» su 9 analisti, nessun «sell». I fondamentali del primo semestre spiegano la fiducia degli analisti: l’utile netto è salito a 102 milioni di euro, quasi il triplo dei 35 milioni dello stesso periodo del 2025, l’Ebitda è cresciuto del 12,5% a 350 milioni con un margine del 7,6% e il carico di lavoro complessivo ha raggiunto 74 miliardi di euro, con consegne programmate fino al 2039.

Il gruppo ha confermato la guidance 2026 con ricavi tra 9,3 e 9,4 miliardi, Ebitda tra 700 e 710 milioni e utile netto tra 140 e 180 milioni. La distanza dal target riflette soprattutto la debolezza del titolo in Borsa, non un peggioramento delle prospettive.

2) Stellantis: upside del 45,9%

Il potenziale è tra i più alti del listino, ma è il caso in cui leggere il consenso conta di più. Su 33 analisti, 21 consigliano di mantenere e 6 di vendere: il target medio è alto perché il titolo ha perso oltre metà del suo valore da inizio anno, non perché gli analisti siano convinti della ripresa. A metà settembre l’amministratore delegato Antonio Filosa ha ribadito il piano presentato a maggio, con 60 miliardi di investimenti concentrati su Ram e Jeep e accordi con Leapmotor e Dongfeng per gestire la capacità produttiva in eccesso in Europa.

Banca Akros indica il quarto trimestre come il primo vero banco di prova del rilancio, mentre Equita considera il 2026 un anno di transizione e colloca la ripresa nel 2027, con i nuovi modelli. È il titolo della lista più adatto a chi accetta un orizzonte lungo e una volatilità elevata.

3) Leonardo: upside del 45,3%

Il gruppo della difesa raccoglie 17 «buy» su 22 analisti e nessun «sell». Il contesto di tensioni geopolitiche prolungate e la prospettiva di maggiori investimenti europei nella difesa sostengono le stime, mentre i ribassi delle ultime settimane hanno portato il titolo sotto i livelli di inizio anno. Il risultato è un divario di oltre 21 euro tra il prezzo attuale (47,71 euro) e il target medio di 69,3 euro, il più ampio in valore assoluto tra i titoli con consenso forte.

4) Moncler: upside del 34,1%

Sedici analisti su 27 consigliano l’acquisto, uno solo la vendita. Il titolo ha perso circa il 12% da inizio anno, ma i segnali di ripresa nel lusso sostengono la lettura positiva del consenso. Il prossimo appuntamento è il 21 ottobre, con i dati sui ricavi del terzo trimestre. Sarà il primo test per capire se la ripresa del settore si sta traducendo nei numeri del gruppo.

5) Avio: upside del 33,7%

La copertura è ridotta (6 analisti, divisi a metà tra «buy» e «hold»), ma c’è un dato che aiuta a leggere il target. A luglio Advent International ha annunciato un ingresso nel capitale attraverso un aumento da 110 milioni di euro a 33,40 euro per azione, circa il 14% sopra il prezzo attuale.

Nel primo semestre i ricavi netti sono saliti del 17,5% a 276 milioni, l’utile netto è tornato positivo a 9,2 milioni e il portafoglio ordini ha superato i 2 miliardi, trainato dai programmi Vega C e Ariane 6 e dalla crescita della propulsione per la difesa. La guidance 2026 è stata confermata, con ricavi tra 560 e 590 milioni.

6) Buzzi: upside del 30,6%

Il consenso è spaccato: 9 «buy», 9 «hold» e un «sell». Ad agosto diversi broker hanno abbassato i target dopo una semestrale con margini sotto le attese. Barclays ha segnalato un Ebitda inferiore del 4% al consenso Bloomberg, per volumi più deboli e pressioni su prezzi e costi negli Stati Uniti e in Germania, e ha tagliato il target da 59 a 56 euro.

Morgan Stanley è passata da 56 a 53 euro e JP Morgan da 58 a 52 euro. Anche dopo i tagli, i target restano sopra i 49,6 euro della media Bloomberg, ma la seconda metà dell’anno è attesa ancora debole. Il potenziale c’è, la convinzione meno.

7) STMicroelectronics: upside del 30,0%

Sedici analisti su 24 consigliano l’acquisto, nessuno la vendita. La domanda di chip legata all’intelligenza artificiale resta il principale motore di crescita atteso, ed Equita ha recentemente confermato le prospettive positive per il 2027. Oggi il titolo ha guadagnato il 4%, a 49,09 euro, riducendo in parte la distanza dal target. Il prossimo catalizzatore è la trimestrale del 29 ottobre.

8) A2A: upside del 29,6% (pari merito)

Cinque analisti su 8 consigliano l’acquisto, nessuno consiglia la vendita. Il primo semestre ha mostrato ricavi in crescita del 22% a 8,4 miliardi di euro, ma Ebitda adjusted in calo del 3% a 1,18 miliardi e utile netto adjusted in calo dell’11% a 374 milioni.

Il gruppo ha comunque confermato la guidance 2026, con un Ebitda adjusted tra 2,21 e 2,25 miliardi e un utile netto adjusted tra 630 e 660 milioni, e sta rafforzando la presenza nei data center, anche attraverso l’accordo con Equinix per il recupero di calore destinato al teleriscaldamento di Milano. Per una utility, all’upside va aggiunto il dividendo, che il calcolo non comprende.

8bis) Italgas: upside del 29,6% (pari merito)

Qui il potenziale è alto ma il consenso è prudente: 10 analisti su 16 consigliano di mantenere, 6 di comprare. A fine luglio Equita ha confermato il giudizio «hold» e limato il target da 11,2 a 10,8 euro per incorporare il rialzo dei tassi, pur giudicando la semestrale leggermente migliore delle attese. Il punto di forza sono le sinergie dell’integrazione, vedendo che nel primo semestre ne sono state realizzate circa 118 milioni, il 42% dei 280 milioni previsti al 2032. Rimane da monitorare la sensibilità ai tassi, tipica dei titoli regolati.

10) Lottomatica: upside del 28,2%

È l’unico titolo della classifica con il 100% di raccomandazioni «buy» su un campione ampio (17 analisti su 17). Il consenso è sostenuto dall’integrazione con la spagnola Cirsa, che secondo le stime dovrebbe generare entro tre anni dal closing un contributo aggiuntivo all’Ebitda online compreso tra 200 e 300 milioni di euro a regime. A fine settembre il titolo viaggiava vicino ai massimi storic. L’upside elevato, in questo caso, non nasce da un crollo del prezzo ma da attese di crescita.

11) Hera: upside del 27,7%

Cinque «buy» e due «hold» su 7 analisti. La semestrale ha mostrato ricavi adjusted in calo del 3% a 6,49 miliardi, per minori volumi sui mercati delle commodity, ma una redditività in crescita: Ebitda adjusted a 715,5 milioni (+7,5%) e utile netto adjusted di pertinenza degli azionisti a 227,6 milioni (+15,8%). Gli investimenti complessivi sono saliti del 56% a 652,5 milioni, comprese le acquisizioni di Sostelia e SEA. Come per A2A, il rendimento totale atteso comprende anche il dividendo.

12) FinecoBank: upside del 27,1%

Quattordici analisti su 17 consigliano l’acquisto, nessuno la vendita. Il primo semestre si è chiuso con ricavi in crescita del 10,8% a 713,8 milioni e utile netto a 340,4 milioni (+7,1%). La raccolta netta è salita del 34,8% a 8,9 miliardi, le masse hanno raggiunto 175,2 miliardi (+18,5%) e i nuovi clienti sono stati quasi 126 mila. Il ritmo è proseguito a luglio, con una raccolta stimata in 1,7 miliardi.

13) Brunello Cucinelli: upside del 26,5%

Tredici «buy» e 6 «hold» su 19 analisti. Nel primo semestre i ricavi sono cresciuti del 13,3% a cambi costanti, a 749,4 milioni, con le Americhe a +20,6% e l’Asia a +14,1%. A fine luglio il gruppo ha alzato la guidance sul fatturato 2026, da una crescita del 10% a una forbice tra il 10% e l’11% a cambi costanti. Rispetto a Moncler, il consenso è più compatto ma l’upside è inferiore di quasi otto punti.

14) UniCredit: upside del 26,3%

Sedici analisti su 23 consigliano l’acquisto, uno la vendita. Negli ultimi giorni Equita ha alzato il target da 95 a 100 euro e Citi da 88,4 a 92,5 euro. Sul fronte strategico, la banca guidata da Andrea Orcel continua a lavorare sul dossier Commerzbank e ha smentito le indiscrezioni su un interesse per Banco Bpm. Oggi il titolo ha perso il 2,67%, a 77,41 euro e questo ha ampliato l’upside rispetto alla rilevazione del 28 settembre.

15) Prysmian: upside del 23,2%

Quattordici «buy» su 18 analisti chiudono la classifica. Il gruppo ha alzato la guidance 2026 dopo un primo semestre da record: l’Ebitda adjusted è ora atteso tra 2,8 e 2,9 miliardi, dai precedenti 2,625-2,775, e il free cash flow tra 1,65 e 1,75 miliardi, da 1,3-1,4. Nel semestre i ricavi hanno toccato 11,2 miliardi, con una crescita organica del 7,2%. Il titolo ha chiuso la seduta odierna in rialzo del 3,9%, a 129,75 euro.

Avvertenze al lettore

Ricordiamo che il target medio è una media di stime prodotte in momenti diversi,e alcune possono non riflettere ancora gli ultimi movimenti di prezzo o le ultime notizie. Un upside elevato è spesso il risultato di un calo del titolo più rapido delle revisioni dei target come nel caso di Stellantis e, in parte, di Fincantieri e Leonardo. Prima di valutare di usare il dato conviene verificare se i target più recenti vanno nella stessa direzione della media.

Il potenziale va poi pesato con la convinzione degli analisti e con l’ampiezza della copertura, come già spiegato, poiché un upside del 30% sostenuto dal 90% di «buy» ha un significato molto diverso dallo stesso upside sostenuto dal 20%. Infine, per i titoli ad alto dividendo come A2A, Hera e Italgas, il rendimento totale atteso è superiore all’upside indicato, che considera solo la variazione di prezzo.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.

Articolo revisionato da Flavia Provenzani il

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