Il rimbalzo di STMMI è solo un respiro o il segnale che il mercato sta già prezzando?

Tommaso Scarpellini

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Un rimbalzo che sembra solo tecnico potrebbe nascondere ben altro. Tra supporti ignorati, segnali contrastanti e un catalizzatore inatteso, il quadro potrebbe non essere quello che appare.

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Dopo quasi quattro mesi di vendite, la candela settimanale che STMicroelectronics sta disegnando sul grafico assomiglia a uno dei tanti rimbalzi visti dall’estate in poi. Il titolo ha chiuso la seduta del 27 ottobre a 43,40 euro, in rialzo del 7,02% e in testa al FTSE MIB, con volumi superiori del 15,79% alla media delle ultime venti sedute, e rispetto alla chiusura di venerdì scorso ha già recuperato quasi il 10%. Al di là dei titoli che parlano di riscossa dei chip, sul grafico ci sono alcune zone di prezzo e di volume che dicono molto di più del movimento in sé, perché è lì che si capirà se questa ripartenza ha basi solide o se è soltanto una boccata d’ossigeno prima di nuove vendite.

Da 70 a 39 euro in quattro mesi

La corsa di quest’anno aveva portato il titolo fino al massimo di 70,86 euro del 22 giugno, il livello più alto dall’inizio degli anni Duemila, e la discesa che ne è seguita è stata tutt’altro che ordinata. Un tentativo di stabilizzazione si era visto all’inizio di ottobre in area 52 euro, ma è durato lo spazio di poche sedute, e nella seconda metà del mese l’ondata di vendite sui semiconduttori ha trascinato le quotazioni fino a 39,23 euro, il minimo toccato lunedì. Il rimbalzo è partito da lì, a ridosso di un supporto dinamico di medio periodo, e in due sole sedute ha riportato il prezzo sopra i 43 euro.

Chi legge il grafico in chiave di struttura di mercato tende a vedere in questo andamento uno scarico degli eccessi accumulati durante il rally più che un’inversione definitiva della tendenza. Per dirlo con un minimo di sicurezza, però, bisognerà vedere come il titolo reagisce quando arriverà sulle prime resistenze vere, che sono ancora qualche euro più in alto.

Indicatori ancora prudenti

L’RSI a 14 periodi, l’indice che confronta la forza dei rialzi recenti con quella dei ribassi, si trova a 41, ancora sotto la sua media mobile ferma a 48. Il titolo si è quindi allontanato dai livelli di ipervenduto ma non ha ancora raggiunto la soglia dei 50 punti, il cui superamento, insieme a un incrocio rialzista con la media, segnerebbe il ritorno dell’iniziativa nelle mani dei compratori. Finché quel segnale non arriva, il recupero resta esposto a nuove ondate di vendite, tanto più alla vigilia di un appuntamento delicato come la trimestrale.

I livelli che contano

La spinta di oggi ha già lasciato alle spalle la fascia tra 41,70 e 41,88 euro, il primo ostacolo di breve periodo. Il banco di prova vero si trova qualche gradino più su, tra 44,46 e 44,89 euro, a ridosso della media mobile a 20 sedute, e soltanto una chiusura convincente oltre i 45 euro allenterebbe la pressione dei venditori che accompagna il titolo dai massimi di ottobre. Ancora più in alto, l’area tra 50 e 52 euro ha il peso di uno spartiacque, perché coincide con il picco di inizio mese e con la zona in cui la struttura dei prezzi ha smesso di disegnare massimi crescenti.

In caso di nuove vendite, il primo argine è la zona tra 39,23 e 39,50 euro, che racchiude il minimo di questa settimana e su cui si è costruito il rimbalzo. Un ritorno sotto quella soglia metterebbe in discussione l’intera ripartenza e sposterebbe l’attenzione sul supporto statico tra 37,50 e 38,09 euro, sotto il quale il grafico lascia spazio a un deterioramento più profondo, verso aree in cui in passato si sono scambiati volumi molto bassi.

Il vento che soffia da Wall Street

Il motore del recupero, almeno per ora, va cercato fuori dal titolo. In questi giorni gli acquisti sono tornati sui semiconduttori e sull’hardware legato all’intelligenza artificiale, con le Borse europee in rimonta sulla scia di Wall Street, e STMMI ne ha approfittato insieme agli altri tecnologici del listino milanese. Si tratta di una spinta legata all’umore del settore più che ai fondamentali della società, e proprio per questo può spegnersi con la stessa rapidità con cui si è accesa.

L’effetto Anthropic

Sul clima del comparto pesa anche una notizia arrivata lunedì da New York. Anthropic, la società che sviluppa l’assistente Claude, ha depositato presso la SEC il prospetto per la quotazione al Nasdaq con il ticker ANT, senza indicare ancora il numero di azioni né la forchetta di prezzo. Quando uno dei protagonisti dell’intelligenza artificiale si avvicina al listino, gli investitori tornano a guardare a chi produce i chip e a chi costruisce i data center su cui quella crescita si regge.

Per STMicroelectronics il legame è indiretto, visto che il gruppo non produce i processori per l’AI. Conta comunque di superare nel 2026 il miliardo di dollari di ricavi dai data center, e l’entusiasmo che circonda l’operazione aiuta a capire perché gli acquisti si siano allargati in questi giorni a tutta la filiera.

Giovedì la parola passa ai conti

La verifica arriverà presto. STMicroelectronics pubblicherà i risultati del terzo trimestre il 29 ottobre, prima dell’apertura dei mercati europei, e una parte degli acquisti di questi giorni ha tutta l’aria di un riposizionamento in vista di quella data. Più del fatturato, che il management ha già indicato intorno ai 3,70 miliardi di dollari, il mercato guarderà alle scorte di magazzino, al grado di utilizzo degli impianti e agli ordini dall’auto e dall’industria, i due mercati che pesano di più sui conti del gruppo. Basterebbe un segnale di ripresa negli ordini per dare sostanza al rimbalzo tecnico, mentre scorte ancora pesanti o fabbriche ferme sotto capacità rischierebbero di spegnerlo sul nascere.

Inseguire il rialzo o aspettare

Il titolo è più che triplicato tra gennaio e giugno e da allora ha perso oltre il 40% dai massimi. Davanti a una storia del genere, la tentazione di salire a bordo al primo segnale di ripresa convive con il timore di farlo nel momento sbagliato. I livelli tecnici servono a misurare il rischio, non a eliminarlo, e con una trimestrale alle porte e una volatilità annualizzata che viaggia sopra il 40%, aspettare una conferma oltre i 45 euro costa poco rispetto al rischio di inseguire un movimento che potrebbe esaurirsi già giovedì mattina.

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