Il grano matura 20 giorni prima e i raccolti calano. Cosa può succedere ai prezzi

Emanuela Ceccarelli

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Il grano in Europa matura fino a 20 giorni prima: cosa sta succedendo ai raccolti e quali effetti potrebbe avere sui prezzi di pane e pasta?

Il grano matura 20 giorni prima e i raccolti calano. Cosa può succedere ai prezzi

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In alcune aree dell’Unione Europea il frumento invernale ha raggiunto la maturità venti giorni prima rispetto al 2000, stesso destino anche per la colza e per il mais che arrivano alla raccolta in anticipo.

Il forte caldo che ha caratterizzato l’estate del 2026 ha accelerato lo sviluppo delle colture. Un raccolto che matura prima non è necessariamente un raccolto migliore. Se il caldo arriva insieme alla siccità, infatti, la pianta può trovarsi senza abbastanza acqua proprio nelle faci decisive per completare lo sviluppo della granella. Le conseguenze di un raccolto anticipato non si esauriscono sul terreno agricolo ma influiscono anche sul mercato dei cereali.

Raccolto 2026, perché il grano matura fino a 20 giorni prima?

L’anticipo della maturazione del grano è legato soprattutto alle temperature più elevate. Le colture raggiungono le diverse fasi dello sviluppo anche in base al calore accumulato durante la crescita e, quando le temperature aumentano, questo processo può avvenire più rapidamente.

Secondo i dati diffusi dalla Commissione europea, il fenomeno è particolarmente evidente in alcune aree dell’Europa centrale. In Baviera, per esempio, il frumento che in passato veniva raccolto soprattutto nella seconda settimana di agosto può essere pronto per la raccolta già alla fine di luglio. Anche per il mais la raccolta è stata osservata in anticipo, passando dalla metà di settembre all’inizio del mese.

Perché caldo e siccità possono ridurre il raccolto?

Come abbiamo visto, a fare la differenza tra una buona e una cattiva annata sono le condizioni in cui la pianta completa il proprio ciclo. Quando le temperature aumentano e le precipitazioni non sono sufficienti, le colture potrebbero essere sottoposte a stress idrico proprio nelle fasi più delicate del loro sviluppo.

Nel caso del frumento questo può incidere sulla formazione della granella e quindi sulla resa finale. La pianta arriva alla maturazione, ma in condizioni meno favorevoli a quelle che sarebbero necessarie per raggiungere il massimo potenziale produttivo.

Questa problematica è stata particolarmente evidente in alcune aree dell’Europa. In Francia, per esempio, al 31 agosto 2026 solo il 27% del mais da granella risultava in condizioni buone o eccellenti secondo FranceAgriMer, con un dato più basso dall’inizio della serie storica nel 2011.

Quanto grano ci sarà sul mercato europeo?

Le ultime previsioni della Commissione europea stimano per il 2026/27 una produzione di cereali nell’UE pari a circa 278,1 milioni di tonnellate, il 3,2% in meno rispetto alla campagna precedente ma ancora l’1,5% sopra la media degli ultimi cinque anni.

Per quanto riguarda il frumento la previsione è invece di un calo del 6,2% rispetto alla campagna dell’anno precedente, caratterizzata da una produzione particolarmente elevata. Il quadro cambia se si guarda al mais, per il quale Bruxelles prevede una produzione in aumento del 5,3%.

Cosa può succedere al prezzo del grano?

Tendenzialmente il mercato segue una regola abbastanza lineare, quando l’offerta di una materia prima diminuisce e la domanda rimane stabile, aumenta la pressione sui prezzi. Nel caso del grano, tuttavia, il meccanismo è più complesso.

Una produzione inferiore nell’Unione europea può infatti essere compensata da raccolti migliori in altri Paesi o da una maggiore disponibilità proveniente dalle scorte.

Ad agosto 2026 l’indice FAO dei prezzi dei cereali è aumentato del 2,2% rispetto al mese precedente, mentre l’organizzazione ha ridotto di 3,4 milioni di tonnellate la precedente stima sulla produzione mondiale di cereali per il 2026. La previsione resta comunque su un livello molto elevato, il secondo più alto mai registrato.

Oggi non è possibile stabilire se e quanto la maturazione anticipata inciderà sul prezzo del grano. Il rischio di una maggiore pressione sulle quotazioni cresce soprattutto se la riduzione delle rese interessa contemporaneamente più aree produttrici e non viene compensata da una maggiore offerta altrove.

Pane e pasta rischiano di costare di più?

Per il consumatore, un eventuale aumento del prezzo del grano non si trasferisce automaticamente su pane e pasta. Le quotazioni del grano da sole non bastano a prevedere l’andamento dei prezzi al supermercato. A fare la differenza saranno soprattutto disponibilità, domanda e costi lungo la filiera.

Nei prossimi mesi sarà quindi fondamentale osservare l’effettiva quantità di cereali disponibili sul mercato e l’andamento dei nuovi raccolti.

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# Grano

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