Un progetto negli Stati Uniti punta alla geotermia supercalda con perforazioni oltre 5 km di profondità.
C’è una fonte di energia che si trova letteralmente sotto i nostri piedi, ma che non è ancora possibile sfruttare ovunque in modo conveniente. È il calore della Terra, una risorsa che già utilizziamo negli impianti geotermici ma che potrebbe assumere presto un ruolo ben più ampio.
Le perforazioni vanno infatti da pochi metri sotto la superficie fino a oltre 5 km di profondità, ma quanta energia si potrebbe ricavare scendendo ancora più in fondo? Questa è la domanda a cui cerca di rispondere Quaise Energy, azienda statunitense che sta sviluppando una nuova tecnologia per arrivare dove le perforazioni tradizionali diventano particolarmente complesse.
Perché la geotermia supercalda può cambiare il modo di produrre energia?
La geotermia sfrutta il calore presente nel sottosuolo per produrre energia, tuttavia non tutte le aree del pianeta sono ugualmente adatte a ospitare impianti geotermici. Il problema è legato alla difficoltà di raggiungere ovunque rocce sufficientemente calde a una profondità che renda economicamente sostenibile la perforazione.
La geotermia supercalda punta proprio a colmare questo limite. Invece di fermarsi alle risorse geotermiche facilmente accessibili, l’idea è quella di scendere molto più in profondità, dove le temperature sono estremamente elevate.
Quaise Energy sostiene che la propria tecnologia possa permettere di raggiungere rocce supercalde a profondità che attualmente risultano difficili da affrontare con i sistemi convenzionali.
Obsidian, come funziona la tecnologia che vuole perforare oltre i 5 km
Quaise sta sviluppando un sistema basato sulle onde millimetriche, generate attraverso un dispositivo chiamato girotrone. Le onde elettromagnetiche vengono concentrate sulla roccia e utilizzate per riscaldarla e disgregarla. La tecnologia si distingue da quella comunemente utilizzata per l’energia geotermica, in cui una testa di perforazione deve mantenere un contatto continuo con il fondo del pozzo.
Si tratta di una differenza importante, perché la difficoltà delle perforazioni aumenta con la profondità e con le condizioni estreme che si incontrano nel sottosuolo. Con la tecnologia a onde millimetriche l’azienda punta a rendere possibile l’accesso a zone che le tecniche convenzionali faticano a raggiungere.
Il progetto Obsidian partirà dall’Oregon
Il primo impianto previsto da Quaise è il Project Obsidian, definito dalla stessa azienda come la prima centrale geotermica supercalda commerciale al mondo. Attualmente il progetto è in fase di sviluppo in Oregon, a sud-est di Bend. Il principale obiettivo dell’azienda è dimostrare che le risorse geotermiche ad altissima temperatura possono essere sfruttate per produrre elettricità su scala commerciale.
La sperimentazione servirà a capire se la combinazione tra perforazione profonda e accesso alle rocce supercalde può essere replicata anche in altri territori. Se fosse possibile raggiungere il calore necessario anche in aree che oggi non dispongono delle caratteristiche richieste per gli impianti geotermici tradizionali, la geotermia potrebbe diventare una risorsa meno legata alla presenza di specifiche condizioni geologiche superficiali.
Quaise dovrà inoltre dimostrare che la perforazione, la gestione del pozzo e la produzione elettrica possono funzionare insieme su scala commerciale. Riuscire a raggiungere oltre 5 chilometri di profondità non significa infatti avere a disposizione una fonte di energia a basso costo.
Da Nabors agli investimenti, è corsa all’energia geotermica supercalda
La ricerca di Quaise ha attirato l’attenzione di investitori internazionali, tra cui anche Nabors Industries, una delle principali società mondiali nel settore della perforazione terrestre.
Nabors ha investito 35 milioni di dollari nel round di Serie B e ha sottoscritto un accordo strategico con Quaise. Grazie a questo accordo, l’azienda potrà accedere a una piattaforma di perforazione terrestre dedicata e alla piattaforma tecnologica di Nabors, che integra strumenti per la modellazione del giacimento, la progettazione dei pozzi e la definizione della strategia di perforazione.
Oltre ai milioni investiti da Nabors, il round di Serie B ha portato nelle casse di Quaise 180 milioni di dollari, raggiungendo così quota 280 milioni di dollari di finanziamenti complessivi raccolti dall’azienda.