Cotone, qualcosa si muove sul grafico. Perché i segnali non coincidono?

Gerardo Marciano

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Il cotone mostra segnali contrastanti: oscillatori in miglioramento e medie mobili senza conferma. Stagionalità e livelli tecnici per leggere il quadro.

Cotone, qualcosa si muove sul grafico. Perché i segnali non coincidono?

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Il cotone mostra alcuni segnali di attenuazione della pressione ribassista, ma il quadro grafico non offre ancora una conferma di inversione. Gli oscillatori indicano un primo miglioramento, mentre le medie mobili utilizzate nell’analisi non hanno ancora invertito la pendenza.

Con i prezzi in area 80 centesimi di dollaro per libbra, la questione è capire se il recupero possa consolidarsi oppure resti temporaneo. La stagionalità aiuta a inquadrare la fase attuale; supporti, resistenze e chiusure dei prezzi permettono di seguirne l’evoluzione.

La stagionalità del cotone: quando i prezzi tendono a essere più sostenuti

Il calendario agricolo influenza il mercato del cotone attraverso le fasi di semina, crescita e raccolta. Si tratta però di tendenze statistiche, che meteo, domanda e livello delle scorte possono modificare anche in modo significativo.

Uno studio sui futures ICE relativo al periodo ottobre 1972-ottobre 2012, illustrato da Cotton Grower, rileva quotazioni generalmente superiori alla media annuale nella prima metà dell’anno e inferiori nella seconda. La finestra di marzo-maggio risulta mediamente la più sostenuta, mentre fra agosto e novembre i prezzi sono in media più contenuti. Un andamento coerente con l’arrivo dei raccolti nell’emisfero settentrionale, che aumenta la disponibilità di prodotto.

Ottobre ricade quindi nel periodo storicamente più debole, mentre quello mediamente più favorevole si colloca in primavera. Lo studio descrive però il comportamento medio dei prezzi, non il mese in cui si sono formati più spesso i massimi e i minimi annuali: una primavera mediamente più forte non implica che il massimo dell’anno cada necessariamente in quei mesi, così come la debolezza legata alla raccolta non fissa il minimo in autunno.

La stagionalità offre dunque un contesto, non una previsione sul prossimo punto di svolta. Nella fase attuale, le indicazioni più utili arrivano dal confronto fra prezzi, oscillatori e medie mobili.

Oscillatori in miglioramento, ma le medie mobili non confermano ancora

Nella serie grafica utilizzata per questa analisi, il massimo storico del 2011 si trova a 205,93 centesimi. Da quel livello è partita un’ampia fase ribassista, culminata nel minimo del 2020 a 28,70. Il recupero successivo ha portato al massimo del 2022 a 150,87, rimasto inferiore al picco del 2011. I valori si riferiscono alla serie esaminata: contratti con scadenze diverse e differenti metodi di costruzione delle serie continue possono restituire livelli non coincidenti.

Quest’anno i prezzi hanno toccato un minimo a 68,63, formatosi in corrispondenza della media mobile a 21 anni. La reazione su questo riferimento rende l’area significativa nella lettura di lungo periodo, anche se non basta a dimostrare che il movimento ribassista si sia esaurito.

Sugli oscillatori classici sembrano essersi formati minimi superiori rispetto a quelli delle scorse settimane, un primo segnale compatibile con un attenuarsi della pressione ribassista. Per parlare propriamente di divergenza rialzista, però, occorre che nello stesso intervallo i prezzi abbiano segnato minimi inferiori.

A mancare, per ora, è la conferma delle medie mobili: l’esponenziale a 9 periodi e l’aritmetica a 21 periodi non hanno ancora invertito la pendenza. Il miglioramento degli oscillatori resta così un’indicazione da verificare.

Supporti, resistenze e chiusura annuale: i livelli da osservare

Il primo supporto di medio-lungo termine si trova in area 74,30, minimo della settimana dell’8 giugno 2026. La sua tenuta sarebbe coerente con un tentativo di consolidamento del recupero. Una discesa sotto questo livello indebolirebbe invece la lettura positiva e riporterebbe l’attenzione sul minimo a 68,63, la cui violazione metterebbe in discussione l’ipotesi di una base già costruita.

Sul grafico annuale, un criterio di miglioramento sarebbe una chiusura del 2026 superiore a 83,53, massimo del 2025. Terminare l’anno sopra il massimo precedente rafforzerebbe l’ipotesi che il minimo di quest’anno abbia assunto un ruolo significativo; in caso contrario, questa conferma verrebbe a mancare.

Più in alto, la prima resistenza di medio termine resta 93,74, massimo della settimana del 31 agosto 2026. Un superamento seguito dalla formazione di minimi e massimi crescenti sopra quest’area potrebbe iniziare a modificare l’impostazione da ribassista a rialzista. Una rottura temporanea, seguita da un rapido ritorno sotto il livello, non avrebbe lo stesso significato.

I due riferimenti svolgono quindi ruoli diversi: il livello di 83,53 riguarda la chiusura annuale rispetto al massimo del 2025, quello di 93,74 è una resistenza da valutare insieme alla struttura dei prezzi nel medio termine.

Il minimo a 68,63 resta un possibile punto di svolta, ancora da confermare. La reazione sulla media a 21 anni e i minimi crescenti degli oscillatori sono elementi da seguire, mentre l’assenza di conferma dalle medie mobili mantiene aperta l’incertezza. Saranno la tenuta dei supporti, la chiusura annuale e il comportamento dei prezzi intorno a 93,74 a distinguere un recupero temporaneo da un cambiamento più duraturo della tendenza.

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