La Cina taglia le tasse per far fronte alla guerra commerciale

Il governo di Pechino annuncia nuove misure volte a stimolare la crescita rallentata del Paese. Spaventa la guerra commerciale

La Cina taglia le tasse per far fronte alla guerra commerciale

La Cina annuncia una serie di nuove misure, tra cui tagli alle tasse, spese per le infrastrutture e nuovi prestiti alle imprese.
Il tutto nel tentativo di dare una spinta alla crescita economica, in rallentamento negli ultimi mesi e certamente in allarme a causa della guerra commerciale in corso contro gli Stati Uniti di Trump.

Pur senza fare nessun esplicito riferimento ai dazi e al clima da battaglia in corso tra Pechino e Washington, il governo di Xi Jinping è stato piuttosto chiaro nel presentare le nuove riforme come un aiuto al Paese per far fronte a “un ambiente esterno incerto”.

Di fatto, le riduzioni delle tasse per le imprese sono relativamente poco consistenti - corrispondenti a un valore complessivo di circa 10 miliardi di dollari - ma si aggiungono alle iniezioni di fondi molto più consistenti nel sistema bancario delle ultime settimane, allo scopo di stimolare l’attività economica.

Guerra commerciale: un serio impatto sull’economia cinese?

La Cina ha accusato gli Stati Uniti di aver dato vita a una guerra commerciale imponendo dazi su miliardi di dollari delle sue esportazioni. La risposta piuttosto rapida ha visto il governo di Pechino tassare i prodotti americani, dando vita da allora a un botta e risposta a colpi di minacce e ritorsioni tra le due maggiori economie mondiali. L’ultimo atto ha visto Trump promettere di tassare tutti i beni cinesi, per un valore complessivo che può raggiungere i 505 miliardi di dollari.

Il Paese guidato da Xi Jinping è cresciuto del 6,7% nel trimestre conclusosi il 30 giugno, facendo registrare il suo tasso di crescita più lento in quasi due anni.
L’obiettivo di crescita del 2018 è di circa il 6,5%, ma l’inasprirsi della battaglia a colpi di dazi tra USA e Pechino potrebbe complicare molto le cose nella seconda metà dell’anno.

Secondo Raymond Yeung, economista della banca d’investimento ANZ, il governo cinese sta manifestando la chiara volontà di difendere la crescita.
La notizia delle nuove misure ha dato stimolo ai titoli cinesi, con l’indice Composite di Shanghai che ha chiuso con un +1,6% e l’Hang Seng di Hong Kong al +1,4%.

Tra i primi beneficiare delle nuove mosse governative sono le imprese edili e industriali.
Da giugno, la People’s Bank of China ha iniettato circa 180 miliardi di dollari nel sistema finanziario, garantendo nuovi prestiti e riducendo la quantità di depositi che i creditori commerciali devono detenere.

Secondo diversi analisti la guerra commerciale potrebbe ridurre la crescita di almeno lo 0,5% a seconda dell’intensità delle tariffe, influendo notevolmente anche sul debito societario del Paese, che è aumentato a dismisura dalla crisi finanziaria globale. Un pensiero al momento molto diffuso percepisce un peggioramento imminente per l’economia cinese prima di un rimbalzo moderato.

Sostenere lo yuan

Secondo diversi esperti la nuova mossa del governo è volta a non mettere tutto nelle mani della banca centrale. La preoccupazione per lo yuan è ora molto alta: la valuta sta toccando i minimi di oltre un anno, mentre intanto Trump accusa la Cina di manipolazione.

Ken Cheung della banca d’investimenti Mizuho crede che Pechino stia facendo di tutto per cercare di evitare misure che potrebbero indebolire troppo il cosiddetto Renminbi:

“La People’s Bank of China potrebbe astenersi dall’aumentare ancora il proprio allentamento monetario a breve termine, per evitare un deprezzamento eccessivo della valuta”.

Uno yuan in calo potrebbe aiutare gli esportatori cinesi, ma se il deprezzamento dovesse rivelarsi eccessivo potrebbe sconvolgere i mercati finanziari in Cina e in tutto il mondo.

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