L’indecisione del FTSE 100, dai massimi storici ai minimi annuali: la Brexit nel 2018

Il FTSE 100 ha avuto un anno particolarmente travagliato che l’ha portato da un inizio anno all’insegna delle perdite, ai massimi storici della prima metà di maggio. L’Ufficio Studi di Money.it ha ripercorso le tappe più importanti di quest’anno

L'indecisione del FTSE 100, dai massimi storici ai minimi annuali: la Brexit nel 2018

Si sta per concludere un anno piuttosto travagliato per il FTSE 100, l’indice azionario della Gran Bretagna che in questo 2018 ha catalizzato le vicende sulla questione Brexit dapprima con raggiungendo nuovi massimi storici a 7.903,50 punti, (22 maggio 2018), per poi tornare a segnare i minimi annuali a 6.851,5898 punti, pochi mesi più tardi, il 26 ottobre scorso.

A contribuire all’alta tensione sul principale listino inglese sono state le varie vicende che stanno traghettando il Regno Unito al di fuori dell’Unione Europea: ripercorriamo i fatti più importanti che hanno caratterizzato quest’anno dal punto di vista Brexit attraverso la lente della Borsa di Londra.


FTSE 100, grafico giornaliero. Fonte: Bloomberg

Il primo fatto da ricordare risale al 19 marzo, quando i negoziati tra Europa e Inghilterra subirono una netta accelerazione. In quel giorno infatti, viene raggiunto un accordo tramite il quale si prevede che dopo il termine dei negoziati fissato entro il 29 marzo 2019, si procederà ad un periodo nel quale le cose resteranno invariate fino alla conclusione del 2020. L’indice inglese non accolse con grande entusiasmo la notizia, tanto che i corsi andarono a segnare nuovi minimi annuali, perdendo l’1,69% e attestandosi a 7.042,6001 punti.

Viene poi il turno del 23 marzo 2018: in quel giorno il Consiglio europeo fissa gli orientamenti comuni sulle future relazioni con l’Inghilterra dopo il periodo di transizione. L’indice scende, ma in maniera pacata, perdendo solamente lo 0,44%.

Due sedute più tardi, il FTSE 100 inizia un fortissimo rally, che lo porta a segnare in poco meno di due mesi nuovi massimi storici, recuperando in poco tempo le perdite di inizio anno.

Nella seconda metà di maggio, l’indice inglese inizia una fase lateral discendente, anche dovuta a delle inevitabili prese di respiro. Da qui inizierà il vero e proprio ritracciamento dell’indice, che porterà i venditori ad annullare tutto il forte impulso rialzista fatto fino a quel momento.

Il 6 luglio, il Governo May raggiunge un accordo sulle relazioni da tenere con l’Unione Europea, che prevede un trattato di libero scambio. La Premier rischia la sfiducia per i suoi atteggiamenti giudicati troppo accondiscendenti.

Pochi giorni più tardi, l’8 e il 9 luglio, si dimettono il Ministro per la Brexit David Davis e il Ministro degli esteri Boris Johnson. Al loro posto vengono rispettivamente nominati Dominic Raab e Jeremy Hunt. In queste occasioni il listino inglese denota un’apparente calma, tanto che inizia una fase leggermente ascendente culminata nella seduta dell’8 agosto.

È l’inizio della fine: il 5 settembre il FTSE 100 aveva già ritracciato oltre il 50% dell’impulso di aprile-maggio e il 26 ottobre i venditori avevano fatto segnare nuovi minimi del 2018 a 6.851,5898 punti.

Le difficoltà per il Governo May non sono di certo finite: recentemente, lo scorso 13 novembre, è stato raggiunto un accordo provvisorio tra Gran Bretagna e Unione Europea sul testo che regolerà la Brexit.

Il giorno dopo, il 14 novembre, si svolge una riunione straordinaria del consiglio dei Ministri, in cui viene approvato il testo citato prima.

Dominic Raab, secondo Ministro per la Brexit, si dimette il 15 novembre perché, come egli stesso ha annunciato, non può appoggiare l’accordo trovato dal Governo britannico con l’Unione Europea.
A contribuire a tale scelta sono fondamentalmente due ragioni: la prima è per il regime di regolazione individuato sull’Irlanda del Nord, che metterebbe a rischio l’integrità del Regno Unito.

La seconda invece è sul modo con cui si sono svolti i concordati con l’UE: secondo l’ex Ministro infatti, quest’ultima sembra voler porre dei veti sulle modalità dell’uscita dall’Unione Europea da parte dell’Inghilterra.

A queste ultime vicissitudini, il FSTE 100 ha reagito mettendo in piedi un leggero ribasso.

Dai massimi storici ai low del 2018, il FTSE 100 è arrivato a perdere il 13,31% del suo valore.

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