Borsa Italiana: Astaldi ancora in picchiata

Dopo il crollo di ieri, il titolo del gruppo italiano non si scosta dall’area 1,50 euro e cede ancora terreno. Il motivo sta nel ritardo dell’operazione del Ponte sul Bosforo, causato dalla crisi turca.

Borsa Italiana: Astaldi ancora in picchiata

Non è bastata la nota diffusa ieri da Astaldi per garantire la ripresa del titolo in Borsa: dopo la chiusura di ieri sera con una perdita di oltre il 7%, anche stamattina le negoziazioni non si discostando dall’area 1,50 euro e al momento della scrittura, le azioni vengono scambiate a 1,48 euro con un ulteriore ribasso dell’1,33%. Per la quotata, si tratta del minimo storico dal 2002.

A pesare sulla cattiva performance del gruppo italiano a Piazza Affari, la crisi turca e le notizie di un eventuale rallentamento della vendita della concessione del ponte sul Bosforo, condizione necessaria per procedere all’aumento di capitale approvato dagli azionisti nello scorso mese di giugno, dopo il via libera del Cda.

Secondo quanto riportato ieri dal Messaggero, le principali banche creditrici vorrebbero maggiori garanzie e avrebbero chiesto che l’operazione avvenga secondo l’art.67 della legge fallimentare, che prevede la valutazione del piano da parte di un esperto, al fine di garantirsi rispetto ad eventuali rischi successivi.

La tempesta turca

Dopo il crollo della lira turca, circostanza che ha messo in allarme mercati e investitori, Astaldi era stata inserita tra le società italiane più esposte verso la Turchia.

In particolare, la svalutazione della valuta locale e l’instabilità politica ed economica del Paese starebbero anche creando difficoltà sulla vendita della concessione del Ponte sul Bosforo, dilatando i tempi dell’operazione.

Secondo quanto riportava ieri il quotidiano romano, le quattro banche creditrici maggiormente esposte nei confronti di Astaldi, ovvero Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm e Bnp Paribas, sarebbero intenzionate a chiedere maggiori rassicurazioni sulla transazione, visto che al momento sul tavolo della quotata italiana – il cui debito netto ammonta a 1,67 miliardi di euro al 30 giugno 2018 - non sarebbe pervenuta alcuna offerta vincolante. Lo stesso gruppo cinese China Merchant Group non ha ancora formalizzato la proposta di circa 350 milioni.

La replica di Astaldi

In giornata, non si è fatta attendere la replica di Astaldi che attraverso un comunicato stampa ha voluto precisare:

“le trattative relative alla vendita degli asset legati alla Concessionaria del Terzo Ponte sul Bosforo in Turchia proseguono e sono in fase avanzata. Ci sono stati incontri tra le parti nei mesi di luglio ed agosto con la finalità di definire un’offerta vincolante in tempi ragionevoli, pur tenendo conto dei recenti accadimenti che stanno interessando la Turchia. In relazione agli effetti dell’inevitabile allungamento della tempistica relativa al prospettato aumento di capitale, la Società ha già attivato interlocuzioni con le banche di riferimento. In tale contesto è previsto a breve un nuovo incontro con le stesse. La Società non ha ricevuto alcuna richiesta di operare ai sensi dell’Art. 67 del RD n. 267/1942”.

L’aumento di capitale

Accelerare i tempi sull’operazione è piuttosto importante anche perché la vendita della concessione del Ponte sul Bosforo è una delle condizioni necessarie al rilancio di Astaldi.

La società, infatti, è pronta a procedere a un aumento di capitale di 300 milioni, che prevede l’ingresso del nuovo socio giapponese Ihi con una quota di circa il 18%, post aumento, e diritti di voto pari al 13%.

Ma tra le fasi per la realizzazione del piano di ricapitalizzazione approvato dagli azionisti a giugno vi è anche la vendita del 33% della concessionaria che ha realizzato il terzo Ponte sul Bosforo.

In Turchia, tra l’altro, Astaldi dovrebbe procedere alla vendita anche dell’autostrada e del ponte Gebze-Orhangazi-Izmir, per un valore di circa 370 milioni.

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