Banca Etruria, no a sanzioni da Consob: già sapeva

La Corte d’Appello ha annullato gran parte delle sanzioni imposte dalla Consob a Banca Etruria per aver omesso di dare informazioni sul suo stato di crisi: l’authority già sapeva dal 2013 secondo i giudici

Banca Etruria, no a sanzioni da Consob: già sapeva

È stata la Corte d’Appello di Firenze ad annullare gran parte delle sanzioni imposte dalla Consob ai danni di Banca Etruria.

Ammonta infatti a 2,8 milioni di euro la cifra rimossa dalle multe che lo scorso anno l’autorità aveva inflitto alla banca, rea - secondo Consob - di aver omesso di segnalare della sua crisi nel prospetto informativo relativo all’aumento di capitale del 2013.

Proprio per questo le sanzioni ai danni di amministratori e sindaci per le mancate informazioni elevate dalla Commissione sono frutto di una mossa effettuata con eccessivo ritardo secondo il giudice, considerando che la Consob era venuta a sapere da Banca d’Italia il 6 dicembre del 2013 che “Bpel era sull’orlo del commissariamento”.

Consob già sapeva dal 2013

L’Authority di vigilanza aveva parlato di ritardi e omissioni in relazione alle informazioni sulle criticità di Banca Etruria, che non avrebbe quindi messo al corrente il mercato riguardo ai rischi.

Ma secondo i giudici della Corte d’Appello di Firenze la Consob aveva appreso dalla Banca d’Italia della “situazione economico-patrimoniale di Bpel” già nel 2013, per poi approfondire lo stato della società l’anno successivo, tramite l’esame dei registri relativi alle ispezioni effettuate dalla stessa Banca d’Italia.

La corte ha quindi ritenuto che già nel 2014 la Commissione avesse tutti gli elementi per dare avvio a un’indagine sulla trasparenza di Etruria, in virtù del prospetto informativo sull’aumento di capitale che non dava nessun cenno ai rischi dell’investimento e allo stato della società.

Constatazione che ha portato i giudici a concludere che se la Consob aveva già dei sospetti sulla veridicità e la completezza delle informazioni trasmesse da Bpel avrebbe dovuto “cominciare immediatamente l’indagine”, altrimenti - accertata la veridicità di quei dati - “non si poteva irrogare alcuna sanzione”.

A livello legislativo la Corte ha accolto in pieno la tesi difensiva sostenuta da amministratori e sindaci, secondo cui la Consob avrebbe esercitato oltre il termine dei 180 giorni il suo potere sanzionatorio.

A ricorrere in appello nel 2017 erano stati proprio gli ex sindaci di Banca Etruria Massimo Tezzon, Paolo Cerini, Gianfranco Neri e Carlo Polci, a cui si univa l’ex amministratore Andrea Orlandi.

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