Azioni Nordex, ordini in crescita del 29,5%. Perché il titolo resta il 30% sotto i massimi?

Ufficio Studi Money.it

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Il produttore tedesco di turbine eoliche ha comunicato stamattina un portafoglio ordini del terzo trimestre in crescita del 29,5%, trainato da Turchia, Germania e Stati Uniti. Il titolo guadagna quasi il 3% a Francoforte, ma resta lontano dai massimi dell’anno: la variabile che decide i prossimi trimestri è il prezzo medio per megawatt.

Azioni Nordex, ordini in crescita del 29,5%. Perché il titolo resta il 30% sotto i massimi?

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Lunedì mattina il produttore tedesco di turbine eoliche Nordex ha comunicato che tra luglio e settembre il gruppo ha raccolto ordini per 2.810 megawatt nel segmento Projects, il 29,5% in più dei 2.170 megawatt dello stesso trimestre del 2025. Sono 427 turbine destinate a progetti in dieci Paesi. Sui primi nove mesi il totale sale a 7.733 megawatt, in crescita del 16,1% sui 6.661 dell’anno scorso.

Il titolo ha reagito in rialzo, alle 10.33 di oggi trattava a 36,42 euro sul mercato tedesco Xetra, in progresso del 2,82% sulla chiusura di venerdì a 35,42 euro. Eppure, a quel prezzo, l’azione resta circa il 30% sotto il massimo delle ultime cinquantadue settimane, toccato a 51,70 euro in primavera. Come si spiega questa distanza tra ordini in accelerazione e quotazione ferma ben sotto i massimi?

Azioni Nordex, il numero che il mercato guarda non è il megawatt

Nello stesso comunicato in cui annuncia il balzo dei volumi, Nordex pubblica un secondo dato, molto meno celebrato: il prezzo medio di vendita per megawatt. Nel terzo trimestre è stato di 0,90 milioni di euro per megawatt, contro gli 0,93 milioni dello stesso periodo del 2025. Nel secondo trimestre di quest’anno era 0,97 milioni.

La società spiega che i prezzi sono rimasti stabili e che la variazione dipende soprattutto dal perimetro dei progetti e dal mix geografico. Sui nove mesi il prezzo medio è di 0,93 milioni per megawatt, cioè leggermente superiore agli 0,92 milioni dei primi nove mesi del 2025. Chi legge solo il numero trimestrale vede un’erosione; chi legge la serie più lunga vede un prezzo che tiene.

Resta che per un costruttore di turbine la conversione fra megawatt ordinati e margine non è automatica, e il 2026 di Nordex è costruito proprio su quella conversione. Nel secondo trimestre il gruppo ha riportato ricavi per circa 2,2 miliardi di euro (+16,3%), un margine lordo operativo (Ebitda) del 10,3% contro il 5,8% di un anno prima, un utile netto di 111,5 milioni contro 31 milioni e un flusso di cassa libero positivo per 164,6 milioni. Al 30 giugno la posizione finanziaria netta era positiva per 1.673,3 milioni e il portafoglio ordini complessivo valeva 18,4 miliardi, di cui 6,8 miliardi di sola manutenzione. Il margine a doppia cifra è il risultato che il mercato ha pagato nella prima parte dell’anno: la domanda, ora, è se regge mentre il mix si sposta.

La geografia degli ordini è cambiata

Perché il mix si è spostato davvero. Nel terzo trimestre il mercato più importante per Nordex non è stato un Paese europeo: è stata la Turchia, con oltre 900 megawatt in tre mesi. Seguono Germania e Stati Uniti, dove il gruppo ha superato 1,3 gigawatt di ordini da inizio anno.

«Il nostro portafoglio ordini sta diventando più diversificato a livello globale, e il terzo trimestre lo conferma», ha dichiarato José Luis Blanco, amministratore delegato del gruppo, aggiungendo che l’azienda si attende che «la quota internazionale continui a crescere man mano che convertiamo la nostra pipeline nei prossimi trimestri» e che lo slancio degli ordini in Europa e in Germania resta solido.

Per un investitore la diversificazione geografica è una buona notizia sul fronte del rischio di concentrazione e una variabile da sorvegliare su quello dei margini: mercati diversi significano condizioni contrattuali, logistica, valute e strutture di costo diverse. È esattamente la ragione per cui il prezzo medio per megawatt, nel caso di Nordex, non è un dettaglio contabile ma l’indicatore più informativo del comunicato.

L’eolico onshore non è in crisi

Il dato di Nordex arriva in un anno in cui l’eolico europeo è tornato a crescere. Secondo l’associazione di settore WindEurope, nel primo semestre del 2026 l’Europa ha connesso alla rete 8,8 gigawatt di nuova capacità eolica, circa il 30% in più dello stesso periodo del 2025, con la sola Germania a quota 3,4 gigawatt.

L’associazione stima 24 gigawatt per l’intero 2026, il che farebbe dell’anno in corso un record. Soprattutto, la Germania ha autorizzato oltre 9 gigawatt di nuovo eolico a terra nei soli primi sei mesi, mentre i volumi autorizzati sono calati in Spagna, Francia, Regno Unito, Italia e Irlanda: è una divergenza che spiega bene perché il mercato tedesco continui ad alimentare il portafoglio ordini dei costruttori.

In attesa della trimestrale il 5 novembre

Quello di stamattina è un comunicato sui soli ordini e non contiene ricavi, margini né indicazioni sulla seconda parte dell’anno. I conti del terzo trimestre arrivano il 5 novembre, secondo il calendario finanziario pubblicato dalla società, e sono quelli che diranno se il margine a doppia cifra del secondo trimestre ha retto mentre il baricentro degli ordini si spostava verso la Turchia e gli Stati Uniti.

Fino ad allora il mercato lavora su un’informazione sola: Nordex vende più turbine, in più Paesi, a un prezzo medio trimestrale leggermente più basso. È una combinazione che può significare due cose opposte (una quota di mercato conquistata con disciplina oppure una corsa al volume) e la differenza fra le due si legge soltanto nel conto economico.

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