Azioni McDonald’s salgono mentre le Borse scendono. Quali opportunità dietro il ritorno del titolo?

Tommaso Scarpellini

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Lo conoscono tutti, eppure quasi nessuno lo guarda davvero. Mentre le borse arretrano, un colosso crollato del 30% torna a salire. Rifugio o illusione?

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C’è un titolo che torna a salire mentre tutto il resto crolla, e con buona probabilità ci sei passato davanti anche stamattina senza degnarlo di uno sguardo. Chi avrebbe mai detto che la risposta potesse nascondersi tra un panino e una bibita?

Si tratta di McDonald’s, un colosso che dai massimi ha lasciato sul terreno quasi il 30%, con una delle discese più direzionali e violente tra le grandi firme del consumo americano.

Eppure proprio questo mese il titolo sembrerebbe aver imboccato la strada opposta, mentre i listini globali arretrano tra timori sui tassi e rappresaglie internazionali. Non sarebbe ancora la conferma di un’inversione, ma dietro questo movimento potrebbe celarsi una logica molto più ordinaria (e molto più interessante) di quanto si pensi.

Non è (solo) una catena di fast food

Tutti conoscono McDonald’s. Pochi però lo guardano per ciò che è davvero. Dietro le insegne gialle si nasconderebbe una macchina finanziaria costruita su due pilastri, il franchising e il mattone. La stragrande maggioranza dei ristoranti non viene gestita direttamente dal gruppo, ma da affiliati che versano royalty sul fatturato e, spesso, un canone d’affitto per l’immobile in cui operano. In altre parole, McDonald’s potrebbe essere letto più come un grande proprietario immobiliare con un menu, che come un semplice ristoratore.

Ed è proprio questa natura ibrida a renderlo intrigante. Il titolo appartiene ai beni di consumo ciclici, una categoria tipicamente legata all’andamento dell’economia. Ma ci sta dentro in modo borderline. Parliamo pur sempre di food and beverage, un comparto che spesso riesce a trasferire sul consumatore il peso del carovita attraverso il proprio pricing power. E con uno scontrino medio contenuto, il marchio tenderebbe a mantenere attrattività anche quando le famiglie stringono la cinghia, intercettando chi rinuncia al ristorante tradizionale per qualcosa di più economico.

Naturalmente c’è un rovescio. Proprio per il peso della componente immobiliare, il business risulterebbe indirettamente molto sensibile ai tassi d’interesse.

Perché è crollato

Ed ecco spiegata, almeno in parte, la discesa. Tassi elevati e inflazione persistente non giocano a suo favore nel breve periodo. Da un lato rendono più costoso il capitale e pesano sulla valutazione degli asset immobiliari. Dall’altro comprimono il potere d’acquisto della clientela a reddito più basso, quella che rappresenta il cuore del modello.

Ma allora la domanda diventa inevitabile. Se oggi i mercati scendono anche per questi stessi timori, come mai McDonald’s starebbe mostrando di nuovo forza?

Il mercato guarda sempre avanti

La risposta potrebbe essere più semplice del previsto. Il mercato sconta il futuro, non il presente. E oggi i titoli del consumo discrezionale scambierebbero intorno al 30esimo percentile della loro distribuzione decennale di P/E forward. Tradotto, si troverebbero sotto la media delle valutazioni sugli utili attesi degli ultimi dieci anni.

C’è poi un secondo elemento. Il food and beverage, nello specifico, viene spesso percepito come un comparto di copertura, quasi semidifensivo. Quando la volatilità sale, gli investitori tendono a cercare rifugio in business considerati prevedibili. Non a caso, una logica analoga sembrerebbe interessare l’healthcare, altro settore che segue dinamiche di protezione e convenienza. E guarda caso, sono proprio due dei comparti che in questa fase starebbero crescendo.

I numeri che il mercato sta osservando

Tornando a McDonald’s, il titolo tratterebbe a circa 19 volte gli utili degli ultimi dodici mesi, con un beta intorno a 0,25. Per chi non ha familiarità con il termine, il beta misura quanto un titolo tende a muoversi rispetto al mercato nel suo complesso. Un valore così basso indicherebbe una sensibilità decisamente ridotta alle oscillazioni generali.

Negli ultimi cinque anni il multiplo medio si sarebbe attestato intorno alle 25 volte. Per chi ama ragionare in ottica di ritorno alla media, questo potrebbe configurarsi come uno sconto. Non tanto in termini assoluti, quanto rispetto alla storia recente del titolo stesso.

Ribaltando il multiplo si ottiene l’earnings yield, ossia il rendimento implicito degli utili rispetto al prezzo, che si collocherebbe tra il 5% e il 6% ed è considerato da molti relativamente stabile. Di questo, circa il 3,18% verrebbe distribuito agli azionisti sotto forma di dividendo.

Perché il dividendo torna di moda nelle tempeste

È proprio nelle fasi di turbolenza che il rendimento distribuito tende a essere apprezzato di più. Il motivo è quasi psicologico. Il capital gain dipende dal sentiment, dalla domanda e dall’offerta, quindi da variabili per definizione incerte. La cedola azionaria, invece, verrebbe percepita come un flusso più tangibile e prevedibile.

Un dividendo che, sulla carta, potrebbe risultare sostenibile, considerando un EPS base atteso di $12,36 e previsto comunque in crescita.

Il rovescio della medaglia

Attenzione però a non leggere questo movimento come qualcosa che non è. Si tratterebbe soprattutto di una rotazione di tipo intermarket, ovvero uno spostamento di capitali tra settori, più che di una rivoluzione nei fondamentali.

Le attese indicherebbero una crescita degli utili intorno al 6% per il 2027. Un dato rispettabile, ma da confrontare con un S&P 500 che viaggerebbe su tassi di crescita più sostenuti. McDonald’s, insomma, non sarebbe un outlier come alcuni titoli tecnologici, per i quali ha più senso leggere gli sconti in ottica costruttiva. E se la paura dovesse rientrare, i capitali potrebbero tornare a inseguire la crescita altrove.

Il rischio, quindi, resterebbe sempre sul tavolo.

Prima di farsi tentare

Chi ha attraversato più di un ciclo di mercato lo sa bene: i titoli che salgono mentre tutto scende esercitano un fascino particolare, quasi rassicurante. È comprensibile. In momenti come questi si cerca qualcosa di familiare a cui aggrapparsi, e cosa c’è di più familiare di un’insegna che si incontra ogni giorno?

Ma la familiarità non è sinonimo di sicurezza. Un multiplo inferiore alla media potrebbe essere un’opportunità, oppure il segnale che il mercato sta prezzando una crescita più lenta in modo strutturale. Un beta basso potrebbe proteggere nei ribassi, ma anche limitare la partecipazione nei rialzi. Capire quale delle due letture prevarrà resta la vera domanda, e nessuno oggi potrebbe rispondere con certezza.

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