Vaccini obbligatori nel Lazio: monta la polemica e arriva il ricorso al Tar

A settembre arriva l’obbligo alla vaccinazione antinfluenzale nel Lazio. Centinaia di medici dicono no e fanno ricorso al Tar, cosa sta succedendo?

Il primo giugno scorso è stato depositato al Tar del Lazio l’ennesimo ricorso contro l’ordinanza regionale di Nicola Zingaretti, che dal 15 settembre prossimo obbligherebbe alla vaccinazione antinfluenzale tutti gli operatori sanitari, gli ultrasessantacinquenni, con una forte raccomandazione anche per i bambini dai 6 mesi compiuti ai 6 anni nella Regione Lazio.

Il ricorso del primo giugno, comunicato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e alla Presidenza della Regione Lazio, è stato firmato da cinque medici e dall’associazione AMPAS che, con i suoi 841 iscritti, ha bussato al tribunale amministrativo del Lazio per chiedere l’annullamento del provvedimento per illegittimità dell’atto. Le Regioni, infatti, non hanno il potere di limitare la libertà personale, né il diritto alla salute nei termini previsti dall’articolo 32 della Costituzione.

Invece, l’ordinanza con cui la Regione Lazio, seguita poi dalla Regione Calabria, il 17 aprile scorso ha comunque disposto l’obbligo vaccinale per l’influenza stagionale, ampliando così la consueta offerta vaccinale annuale, e ha cercato la motivazione ed il nesso causale con la strategia di sanità pubblica anti COVID-19, ma secondo i medici ricorrenti non ne avrebbe il potere né le motivazioni cliniche e scientifiche.

Obbligo vaccino antinfluenzale illegittimo? In arrivo la pronuncia del Tar

Un obbligo che, come ha sottolineato l’avvocato Alessandro Gaetani del collegio legale di AMPAS, una ammnistrazione regionale locale non può legittimamente imporre perché non ne ha semplicemente il potere. Infatti, può essere disposto solo da una legge dello Stato e per motivi di urgenza e di emergenza in un tempo contingente.

L’ordinanza del presidente Nicola Zingaretti ha tentato il nesso logico, si richiama ai decreti del Presidente del Consiglio e all’esigenza di contenere il contagio da COVID-19, ma con argomenti ritenuti dal ricorso non motivati nel merito. Mentre nei ricorsi depositati i rilievi scientifici non mancherebbero, come hanno dichiarato gli avvocati del collegio legale di AMPAS, che si aggiungono agli altri ricorsi sottoscritti dalle associazioni Codici, da articolo 32 e da altri gruppi di cittadini e medici, titolati ad agire legalmente.

Il Tar del Lazio sarà chiamato a rispondere della legittimità dell’atto, ma dai ricorsi emerge chiaramente anche un dettaglio tecnico scientifico di merito in cui non si riconoscerebbe neanche la valenza clinica e sanitaria del provvedimento, tanto più se inserito nella sua argomentazione logica e giuridica nella strategia di limitazione del contagio da COVID-19, che si aggiunge agli argomenti giuridici sottolineati, tra cui:

1) Il difetto di attribuzione di potere

Un atto amministrativo del presidente di una Regione è impugnabile da chiunque abbia un interesse legittimo ad impugnarlo davanti al tribunale amministrativo regionale. Per definizione, non può avere valenza di legge ordinaria, perché ce lo dice la Costituzione. Tanto più che l’articolo 32, che tutela e riconosce il nostro diritto alla salute può essere limitato solo da una legge o da un decreto legge con motivazioni specifiche e limitate nel tempo. Il diritto alle cure è individuale e collettivo, coinvolge tutta la cittadinanza, ma il diritto individuale del singolo cittadino può essere compresso, solo con comprovati motivi medici e scientifici, ben comprensibili a tutti e per un periodo definito.

2) Il difetto di istruttoria

Il singolo e tutti gli interessati devono poter comprendere le ragioni che hanno condotto logicamente e scientificamente ad un scelta i cui effetti sono diretti e ricadono sui singoli cittadini. Irragionevole e senza argomenti validi parrebbe essere invece l’ordinanza con cui la Regione Lazio impone l’obbligo vaccinale antinfluenzale, che fa riferimento ad un semplice inciso “sentito il comitato tecnico-scientifico incaricato dalla Presidenza del Consiglio per le vie brevi”, senza alcuna relazione allegata. Dunque, un potere esercitato con difetto di motivazione e da un potere non competente, secondo l’avvocato Alessandro Gaetani.

La (presunta) correlazione tra l’obbligo vaccinale e la pandemia da COVID-19

Il decreto del Presidenze del Consiglio motivato dall’emergenza è a termine, infatti ha previsto il termine del 31 luglio per lo stato di emergenza pandemica. Invece, nell’ordinanza del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, la disposizione dell’obbligo vaccinale viene sottoscritta in anticipo rispetto al periodo vaccinale, il 17 aprile, mentre, a rigor di logica avrebbe dovuto attendere settembre per capirne l’urgenza, ma allo stesso tempo la sua applicazione è differita a partire da cinque mesi dopo, contraddicendo il richiamo e la motivazione dell’urgenza stessa.

Il ricorso depositato è stato assegnato alla terza sezione quater che si occupa di controversie contro la sanità, mentre una prima udienza del primo ricorrente, il dottor Marino Amici, è già convocata per il 9 giugno al Tar del Lazio.

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