Tutele crescenti, bonus assunzioni e licenziamento economico: vantaggi economici per i datori di lavoro

L’approvazione in via definitiva del decreto legislativo dedicato al contratto a tutele crescenti offre molteplici vantaggi economici ai datori di lavoro, sia per effetto del bonus assunzioni sia attraverso la nuova disciplina dei licenziamenti.

Nel Consiglio dei Ministri dello scorso 20 Febbraio è stato approvato in via definitiva il Decreto Legislativo che disciplina il nuovo contratto a tutele crescenti e la normativa, correlata, sulle varie tipologie di licenziamento.

Per i datori di lavoro, da questa nuova tipologia di contratto a tempo indeterminato è possibile trarre molteplici vantaggi in termini economici, sia attraverso la misura congiunta del bonus previsto dalla Legge di Stabilità per le assunzioni a tempo indeterminato, sia per i casi di licenziamento che, in base alla nuova normativa prevedono un indennizzo di tipo economico in luogo della reintegra.

Casi di Applicazione
Il nuovo contratto a tuteli crescenti può essere applicato nel solo settore privato a: Operai; Quadri e Impiegati. Lo stesso tipo di contratto non può, invece, essere applicato a: lavoratori domestici; sportivi professionisti; lavoratori in prova; lavoratori in età pensionabile e dipendenti della Pubblica Amministrazione.

Agevolazioni contributive
Per i contratti a tempo indeterminato stipulati dal 1 Gennaio 2015 si applica il bonus assunzioni, lo sgravio che esonera il datore di lavoro dal pagamento dei contributi previdenziali per i primi 36 mesi di attività lavorativa del neo assunto. Lo sgravio è riservato ai lavoratori che nei precedenti 6 mesi (rispetto alla data di assunzione) non sono stati occupati, con contratto a tempo indeterminato, presso lo stesso o presso un altro datore di lavoro, anche se il bonus viene assegnato anche nel caso in cui un contratto a termine viene trasformato in un rapporto a tempo indeterminato. Lo sgravio è proporzionale alla durata del rapporto di lavoro nei 36 mesi in cui è prevista l’agevolazione (in caso di risoluzione anticipata) e prevede un massimale annuo di 8.060 euro. Il datore di lavoro è comunque tenuto al pagamento di:

  • contributi assicurativi INAIL;
  • Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto, pari allo 0,20%;
  • Fondi di solidarietà pari allo 0,50%;

Quanto risparmia il datore di lavoro?
In questo esempio viene considerato il caso di un’assunzione a tempo indeterminato in una ditta del settore edile. Il lavoratore è assoggettato a un contratto full time di livello medio, rispetto al Contratto Collettivo Nazionale di categoria e con un alto tasso di Inail.
Si suppone che l’assunzione avvenga il 02/01/2015 e che la retribuzione lorda mensile ammonti a 1.400 euro mentre la retribuzione lorda annuale ammonti a 19.600 euro (previste per 14 mensilità).
In questo caso è prevista una base imponibile contributiva pari a 19.600 euro. Nella vecchia normativa era prevista:

  • un’aliquota contributiva INPS a carico datore di lavoro del 30,88% = 6.052,48 euro/anno
  • un’aliquota assicurativa INAIL a carico del datore di lavoro del 130‰ = 2.548 euro/anno
Sgravi previsti Vecchio contratto a tempo indeterminato (al 50% ex L. 407/90 = datori di lavoro artigiani e zone svantaggiate) Nuovo bonus assunzioni con contratto a tutele crescenti
Sgravio totale annuo 6.052,48 euro/2 (INPS) + 2.548 euro/2 (Inail) = 4.300,24 euro 6.052,48 (INPS)
Sgravio totale triennale 4.300,24 X 3 (anni) = 12.900,72 6.052,48 X 3 (anni) = 18.157,44 euro

Licenziamenti economici
Il Decreto Legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri e riguardante i licenziamenti, prevede che nei casi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ovvero per difficoltà economiche dell’azienda e per licenziamento per motivo soggettivo o per giusta causa, ovvero il licenziamento disciplinare, non è più prevista la reintegra (se non nei casi considerati nulli in sede di contenzioso) ma è previsto un indennizzo di natura economica proporzionato all’anzianità di servizio del lavoratore dipendente. L’indennizzo è previsto per i casi in cui il licenziamento avviene dopo che il rapporto di lavoro è in essere da almeno tre anni. In questi casi l’indennità prevista è pari a 2 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR per ogni anno di servizio, con un minimo di 4 mensilità e con un massimo di 24 mensilità, secondo quanto stabilito dal giudice.

Quanto risparmia il datore di lavoro?
Sempre considerando il caso di un’assunzione a tempo indeterminato in una ditta del settore edile, dove il lavoratore è assoggettato a un contratto full time di livello medio, rispetto al Contratto Collettivo Nazionale di categoria e con un alto tasso di Inail, si suppone che la retribuzione lorda mensile ammonti a 1.400 euro mentre la retribuzione lorda annuale ammonti a 19.600 euro (previste per 14 mensilità). Si suppone anche un caso di licenziamento economico.

Dimensioni Aziendali Indennità con la vecchia disciplina Indennità prevista dal contratto a tutele crescenti
Piccola azienda con meno di 15 dipendenti min 3.500 - max 19.600 min 2.800 - max 8.400
Media o Grande Impresa con più di 15 dipendenti min 16.800 - max 33.600 min 5.600 max 33.600

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