Referendum, Matteo Richetti: la vittoria del Sì colpo di grazia per il Parlamento

In un’intervista esclusiva a Money.it Matteo Richetti, Azione, ha spiegato la sua decisione di sostenere il No al referendum sul taglio dei parlamentari.

Il referendum sul taglio dei parlamentari è alle porte e in attesa dell’apertura delle urne le forze schierate per il No e per il Sì continuano a spiegare le proprie ragioni. Nel corso di un confronto in diretta sul nostro canale YouTube proprio di questo abbiamo parlato con Matteo Richetti, fondatore di Azione e sostenitore del No, e Pietro Paganini, presidente del Comitato per il Sì delle libertà e sostenitore delle ragioni del Sì.

Richetti e il partito di cui fa parte, fondato insieme a Carlo Calenda, sostengono le ragioni del No, dal momento che la riforma sul taglio dei parlamentari comporterebbe solo una maggiore confusione nel Parlamento.
Nel corso del dibattito esclusivo per Money.it Matteo Richetti ha precisato le sue ragioni spiegando anche che la vittoria del Sì sarebbe «il colpo di grazia per il Parlamento».

Matteo Richetti, Azione: referendum colpo di grazia per il Parlamento

Il confronto tra Matteo Richetti e Pietro Paganini ha messo in luce le ragioni del Sì e del No al referendum, puntualizzando alcuni elementi. Matteo Richetti, nel corso del confronto, ha chiarito che la vittoria del Sì al referendum non porterebbe a risolvere i problemi del Paese e soprattutto della politica italiana.
Secondo Richetti il taglio dei parlamentari e dei senatori non poterà ad avere una maggiore velocità nell’approvazione di nuove leggi, dal momento che il bicameralismo rimarrà invariato.

Il Parlamento è in ginocchio, è schiantato a forza di riempirlo di persone, che sono poi quelle che hanno proposto questo referendum.

Per il senatore di Azione il problema non è solo il referendum, ma la stessa concezione che lo ha fatto nascere, dal momento che non parte da un pensiero liberale e riformista, ma solo dall’idea che il Parlamento sia il problema. Dato che il Parlamento non può essere rimosso allora deve essere ridotto, questa la concezione dei sostenitori del Sì al referendum per il fondatore di Azione. Una visione ovviamente errata secondo Richetti, dal momento che non porta a intervenire su quelli che sono i reali problemi.

Il Parlamento è schiantato contro i partiti che lo tengono a ratificare le azioni di Governo.

Appoggiando le ragioni del No il senatore spiega che non è possibile sostenere la riforma sul taglio dei parlamentari semplicemente dicendo «intanto iniziamo da qui». Non si dovrebbe infatti iniziare dal taglio, ma dai punti che realmente permetterebbero di effettuare un’innovazione ossia «una sola Camera che dà la fiducia, una funzione legislativa piena, una nuova legge elettorale rappresentativa».
Il problema di fondo per il senatore è che manca un progetto di fondo e una lucidità complessiva che permetta di cambiare davvero le cose.

Se vince il Sì avremo un Parlamento, la politica e anche gli intellettuali, il mondo di riferimento a cui appartiene Paganini, che avranno minore capacità di intervenire sui grandi problemi che avrà adesso il nostro Paese.

La vittoria del Sì al referendum per Richetti sarebbe quindi solo un’ulteriore sconfitta per l’Italia, soprattutto se poi non si agirà sui reali problemi della politica del nostro Paese.

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