La crescita economica prevista da Trump non è realizzabile?

Trump fatica a contenere l’entusiasmo per la crescita del PIL pari al 4,1% e annuncia che gli Stati Uniti potrebbero raggiungere presto l’8 o il 9%, ma secondo alcuni si tratta di una previsione che ha poca attinenza con la realtà. L’analisi

La crescita economica prevista da Trump non è realizzabile?

La crescita economica prevista da Trump non è realizzabile.
A sostenerlo è Mike Gallagher, ad presso Continuum Economics, che mette in discussione le stellari previsioni di crescita fatte dal Presidente degli Stati Uniti.
Secondo Gallagher, le recenti politiche del tycoon possono garantire solo benefici a breve termine all’economia USA.

Il riferimento è all’ultima uscita del capo della Casa Bianca sul fronte economico, quando lo scorso venerdì ha detto in un’intervista che gli Stati Uniti potrebbero raggiungere tassi di crescita storici se il deficit commerciale venisse ridotto della metà. Le osservazioni di Trump seguivano solo di poche ore un comunicato stampa che mostrava una crescita del Paese pari al 4,1% nel secondo trimestre dell’anno.

Anche sulla scia di questi dati, il Presidente ha annunciato la possibilità concreta di una crescita del PIL dell’8 o 9%, percentuale di gran lunga superiore a quella prevista dagli economisti, anche se non ha specificato se il riferimento fosse a un tasso di crescita annuale o trimestrale.

L’entusiasmo di Trump fa i conti con la realtà: un cammino impossibile?

Gallagher, di fronte alle cifre annunciate da Trump, si è dichiarato molto perplesso, aggiungendo di trovare difficile al momento persino ottenere una percentuale del 3% sul lungo termine.

Le riforme fiscali dell’amministrazione USA hanno effettivamente sostenuto l’economia. In generale, le aziende hanno più liquidità, investono di più e in alcuni casi hanno aumentato gli stipendi.
Ma secondo l’esperto questa politica, che pure ha guidato l’attuale buona performance statunitense, può portare benefici solo temporanei:

“Il vento è favorevole al momento e lo sarà probabilmente anche nel 2019, a causa dei cambiamenti della politica fiscale e della riduzione delle tasse. Ma a fine 2019 o a inizio 2020 lo scenario sarà di contrazione e non più di espansione. Con la Fed che continua ad alzare i tassi, nel 2020 si farà davvero fatica ad arrivare al 3%; a essere onesti, credo che saremo più vicini al 2%”.

Uno degli argomenti principali contro i tagli fiscali è il loro impatto sul deficit pubblico. Visto che le aziende e i cittadini pagano meno tasse, il governo riceve meno denaro. Allo stesso tempo, però, il governo non ha tagliato le spese, e questo vuol dire che ci sono meno soldi ma vanno affrontati gli stessi costi, cosa che spinge in alto il disavanzo.

Sulla stessa linea, Robin Bew, CEO presso l’Economist Intelligence Unit, ha dichiarato che la revisione fiscale ha avuto un impatto “molto significativo” sui guadagni, aggiungendo però che la riforma non potrà sortire effetti troppo a lungo:

“Non credo che queste politiche possano agire per modificare il tasso di crescita a lungo termine, ma possono certamente aumentare quello a breve termine”.

Ma secondo alcuni analisti i tagli alle tasse non rappresentano un vantaggio temporaneo. Mickey Levy, capo economista americano di Berenberg, sostiene che le imprese stiano rispondendo di più alle nuove misure rispetto ai singoli consumatori, ma i fondamentali sono solidi: aumenta l’occupazione e il reddito disponibile, cresce la fiducia e la ricchezza delle famiglie:

“I vantaggi per imprese e cittadini non svaniranno, e la previsione che questi benefici saranno solo temporanei si rivelerà errata a nostro avviso”.

Iscriviti alla newsletter per ricevere le news su Stati Uniti

Condividi questo post:

Commenti:

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.