Isis tra petrolio e traffico di migranti: sarà in Algeria il nuovo Stato Islamico?

Dopo la caduta di Raqqa l’Isis sta cercando di ricompattarsi in Africa: fanno gola il petrolio e il traffico dei migranti, nel mirino ci sarebbe più l’Algeria che la Libia.

Isis tra petrolio e traffico di migranti: sarà in Algeria il nuovo Stato Islamico?

Dopo la caduta di Raqqa l’Isis si starebbe già riorganizzando, puntando tutto per la costruzione di un nuovo Stato Islamico questa volta sull’Africa, con paesi come Algeria e Libia che sarebbero i luoghi prescelti dagli jihadisti.

Se la presenza nel territorio libico di numerosi guerriglieri dell’Isis è ormai cosa certa, destano molte preoccupazioni le notizie che parlano di molti combattenti che starebbero cercando di entrare in Algeria, paese che per la sua posizione geografica, la sua ricchezza del sottosuolo e la sua situazione politica attuale, potrebbe essere il territorio ideale per cercare di creare un nuovo califfato.

L’Isis in Africa

Di quello che era lo Stato Islamico ormai in Medio Oriente è rimasto ben poco. Dopo la perdita delle due principali città controllate, Mosul prima e ora anche Raqqa, all’Isis ormai rimane solo la zona in prevalenza desertica della provincia di Deir el-Zor dove si sarebbero asserragliati gli ultimi guerriglieri irriducibili.

La presenza del califfato, oltre a rappresentare il primo territorio che nella storia è stato amministrato da un gruppo terrorista, garantiva all’Isis protezione ma anche il sostentamento economico necessario.

Con la caduta soprattutto di Raqqa, che comunque era sotto assedio da diversi mesi, le milizie jihadiste oltre al problema del dove rifugiarsi hanno ora anche quello di riuscire a trovare una nuova redditizia fonte di sostentamento.

La diaspora dei vari guerriglieri in fuga dai territori una volta controllati in Siria e in Iraq è iniziata da tempo. Una stima attendibile parlava di un esercito a disposizione dell’Isis di quasi 30.000 miliziani, la quasi totalità foreign fighters provenienti da tutto il mondo.

Senza dubbio molti di questi sono morti durante le recenti battaglie, mentre altri potrebbero essere tornati nei loro paesi d’origine. Non è un caso infatti che in questo momento l’allerta terrorismo in Europa sia ai massimi livelli visto il possibile ritorno in patria di diversi foreign fighters.

La maggior parte dei sopravvissuti invece si starebbe spostando dal Medio Oriente verso l’Africa, più precisamente nella parte meridionale della Libia dove da tempo è stato avvistato anche Jalaluddin al-Tunisi, ovvero colui che in questo momento è considerato il capo dell’Isis dopo la presunta morte di Abu al-Baghdadi.

I guerriglieri jihadisti quindi starebbero pensando di stabilizzarsi in Libia? Questa era la prima ipotesi paventata dagli osservatori internazionali, che però ora avrebbero spostando il proprio sguardo verso ciò che sta succedendo in Algeria.

Dalla Libia all’Algeria

Forse in molti ignorano che fino a dicembre del 2016 l’Isis controllava Sirte, importante città costiera libica. Dopo la sua liberazione da parte delle truppe di Tripoli, i guerriglieri fuggiti si sono stanziati nella parte Sud del paese che, da quando è caduto Gheddafi, è una sorta di terra di nessuno dove comandano tribù e bande locali.

Un manipolo di uomini che però ora è stato raggiunto dai jihadisti in fuga dal Medio Oriente, tanto che l’Isis è tornata ad avvicinarsi a Sirte nel tentativo di riconquistare quello che sarebbe anche un importante snodo economico.

Le difficoltà però non sembrerebbero mancare visto anche che l’Europa, nel tentativo di contrastare il flusso dei migranti, negli ultimi mesi ha aumentato le proprie attenzioni in Libia e soprattutto nelle zone dei suoi confini meridionali.

Ecco perché l’Isis potrebbe aver deciso di cambiare strategia. Una recente informativa dell’Interpol infatti parla di circa 1.500 jihadisti che starebbero cercando di entrare in Algeria disarmati, visto che comunque non è poi molto difficile procurarsi armi nel paese nordafricano.

Per comprendere meglio le ragioni è necessario fare un piccolo riepilogo sulla storia recente dell’Algeria, che è il paese per estensione più grande dell’Africa e anche tra i più popolosi con i suoi quasi 40 milioni di abitanti al 99% di fede musulmana.

Dopo l’indipendenza dalla Francia, ad Algeri ha sempre governato il Fronte di Liberazione Nazionale, un partito socialista che però alle elezioni nel 1991 si è vista minacciare la sua egemonia dalla crescita di un movimento integralista chiamato Fronte Islamico di Salvezza.

Visto che l’esito delle urne con ogni probabilità aveva premiato il partito islamico, l’esercito decise di prendere il controllo della nazione con un colpo di stato, dando il via così a una guerra civile che è durata fino ai primi anni del nuovo millennio.

In molti ricorderanno le terribili immagini di interi villaggi sgozzati dai ribelli islamici, per un conflitto che negli anni ha provocato quasi 200.000 morti. Quando nel 1999 è salito al potere sempre per il Fronte di Liberazione Abdelaziz Bouteflika, il nuovo presidente offrì l’amnistia ai guerriglieri riuscendo così a smantellare il loro esercito ponendo fine di fatto al sanguinoso conflitto interno.

Algeria terreno fertile

La decisione da parte dell’Isis di provare a stabilirsi in Algeria nel tentativo di dare vita a una nuovo Stato Islamico, potrebbe avere diverse valide motivazioni. In primis non è da trascurare che si tratta di un paese dove, vista la guerra civile, è ancora forte un radicamento di estremisti religiosi.

Al governo della nazione poi c’è ancora Bouteflika, che nel 2014 è stato rieletto per la quarta volta. Le condizioni di salute del presidente però da tempo non sono buone, soprattutto dopo che nel 2013 è stato colpito da un attacco ischemico.

L’Algeria quindi al momento è un paese dai vasti confini poco controllati, dove l’estremismo islamico è molto diffuso e con un premier ormai da tempo malato e non più forte come quando riuscì subito a soffocare i primi moti di ribellione nel paese durante la Primavera araba.

Penetrare e stabilirsi in Algeria quindi dovrebbe essere molto più facile rispetto a fare lo stesso in Libia, paese in questo momento molto più complesso per riuscire a imporsi dal punto di vista militare.

In più ci sarebbero anche diversi motivi economici. Il sottosuolo algerino è il 17° al mondo per giacimenti di petrolio e il 10° per quanto riguarda i gas naturali. Riuscire quindi a mettere le mani su alcuni importanti giacimenti potrebbe garantire all’Isis un sicuro sostegno economico così come avveniva in Medio Oriente.

In più l’Algeria è per posizione geografica un possibile crocevia per il flusso dei migranti dai paesi dell’Africa Centrale verso il Mediterraneo. Un business questo molto remunerativo e che attualmente sta vivendo un momento di flessione.

Con le coste libiche più controllate, i vari trafficanti stanno cercando nuovi lidi da dove far partire i propri barconi. Non è un caso che negli ultimi mesi sono aumentati gli sbarchi di migranti in Spagna e in Sardegna partiti proprio da località algerine.

Petrolio, immigrazione e una situazione politica favorevole potrebbero quindi spingere l’Isis a lanciare un attacco nella zona meridionale del paese, allo scopo di creare un califfato a pochi passi dall’Europa che potrebbe diventare un nuovo serio problema per tutto l’Occidente.

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