Fact-checking: le promesse di Di Maio sul fisco

Abolizione di adempimenti già aboliti oppure la cui abolizione costerebbe quanto mezza manovra finanziaria annuale. Analizziamo le promesse di Di Maio e del M5S sul fisco.

Fact-checking: le promesse di Di Maio sul fisco

Dopo aver provato ad analizzare le promesse fiscali di Renzi e del Partito Democratico, oggi cerchiamo di analizzare quelle del candidato premier del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio.

Luigi Di Maio nelle ultime uscite pubbliche ha sostanzialmente promesso di abolire tutte le leggi fiscali inutili e che non producono reali vantaggi per lo Stato (e ovviamente per le imprese); insomma una vera semplificazione, utopia rincorsa da anni e anni e da più Governi di colore diverso. Ma il leader M5S va oltre, promettendo che, una volta saliti al Governo, i “grillini” aboliranno lo spesometro, il redditometro, gli studi di settore e lo split payment IVA.

Contemporaneamente viene lanciato il dominio http://www.leggidaabolire.it/, dove verranno raccolte le proposte dei cittadini per l’abolizione di tutte le leggi inutili.

Soffermiamoci però sulle proposte fiscali del candidato premier M5S Luigi Di Maio.

Abolizione spesometro, studi di settore e redditometro: si tratta di adempimenti già aboliti per legge

Di Maio ha recentemente promesso l’abolizione dello spesometro e degli studi di settore, due adempimenti in realtà già aboliti per legge.

Appare particolarmente grave, ad avviso di chi scrive, il passaggio sullo spesometro, già abolito per effetto dell’entrata in vigore della fattura elettronica obbligatoria B2B a partire dal 1° gennaio 2019.

Lo spesometro rappresenta abbastanza fedelmente il disastroso sistema fiscale in cui le imprese sono costrette ad operare quotidianamente. Un adempimento ritenuto dai più inutile, costoso e peraltro mal gestito anche dal punto di vista dell’invio telematico (tanto da dover essere prorogato per ben cinque volte in ordine all’ultima scadenza, quella del primo semestre 2017).

Lo spesometro è stato abolito dalla Legge di Bilancio 2018 che ha introdotto la fattura elettronica obbligatoria tra imprese (B2B). Secondo una parte degli operatori del settore, la data di entrata in vigore di questa norma - ovvero il prossimo 1° gennaio 2019 - non è realistica, per diverse ragioni che avremo modo di trattare durante tutto quest’anno.

In questo senso da chi si candida a guidare il Paese ci si aspetterebbero proposte concrete, per esempio quella di rendere davvero conveniente - quindi senza imposizione obbligatoria - l’adempimento della fattura elettronica fra imprese.

Anche perché chi evade continuerà sicuramente a farlo, nel senso che la fattura elettronica obbligatoria non appare certamente un ostacolo a coloro che la fattura medesima non hanno alcuna intenzione di emetterla... quindi occorre un serio dibattito su questo tema. Il rischio che si intravede, come sottolineato anche dal presidente dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili Massimo Miani, è quello di caos diffuso fra gli operatori economici:

Le novità in materia di fatturazione elettronica obbligatoria contenute nella legge di bilancio 2018 ci lasciano molto perplessi e ci spingono, sin d’ora, a denunciare l’assurdità di un’estensione generalizzata di tale obbligo indistintamente a tutti i 4 milioni e oltre di partite IVA in un unico d-day, individuato nel capodanno 2019, che già lascia presagire scene di isteria collettiva o diffusi stati d’ansia da trasmissione telematica

Nulla di tutto questo nelle dichiarazioni di Di Maio, come in quelle degli altri candidati premier a dir la verità.

Abolizione split payment IVA: quanto costerebbe?

L’altra proposta fiscale di Di Maio è quella di abolire lo split payment IVA.

Di cosa parliamo? Lo split payment IVA è un particolare meccanismo di liquidazione dell’imposta sul valore aggiunto che si applica sulle fatture emesse dai soggetti privati alla Pubblica Amministrazione.

Si tratta del classico meccanismo dei “pagamenti divisi” o “scissione dei pagamenti”. Occorre, innanzitutto, scindere l’operazione in due parti: nella prima, il soggetto privato (impresa) incassa l’ammontare dovuto dell’operazione al netto dell’IVA dall’ente della Pubblica Amministrazione considerato.

Successivamente, l’ente di P.A. si occuperà di versare l’IVA a debito dovuta sull’operazione considerata.

In questo modo il fisco italiano ha recuperato circa 10 miliardi di euro (considerando anche l’estensione soggettiva che si è avuta nell’ultimo anno).

Qui la domanda da porre al M5S è molto semplice: come trovare le coperture per finanziare una decisione di questo tipo?

Si consideri, tra l’altro, che lo split payment è una misura provvisoria, nel senso che derogando alla disciplina ordinaria dell’IVA può essere applicato solo per un certo periodo (l’attuale scadenza concordata con l’Europa è il prossimo 30 giugno 2020).

Abolizione studi di settore e passaggio agli ISA

Ad avviso di chi scrive meno severo appare il giudizio da dare all’annuncio di voler abolire gli studi di settore.

Anche in questo caso si tratta di un adempimento abolito per legge, anche se in realtà questa abolizione appare più che altro una pantomima.

Al posto degli studi di settore, infatti, sono stati introdotti gli indicatori di affidabilità fiscale - cosiddetti ISA - che non appaiono al momento un adempimento così utile per il fisco (e ovviamente per le imprese).

Anche qui però: ci si fermerà solo agli annunci o si affronterà davvero il problema?

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