Dal futuro digitale ai social, da Casaleggio al cazzeggio, passando per la politica nostrana: un’intervista a Massimo Santamicone aka Azael

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Dal futuro digitale ai social, da Casaleggio al cazzeggio, passando per la politica nostrana: un'intervista a Massimo Santamicone aka Azael

Blogger, poeta e autore satirico. Massimo “Azael” Santamicone nasce in Abruzzo il giorno di Olanda-Germania Ovest, nel 1974, e sconta cotanta hybris in Umbria, vendendo il suo corpo al content management, mestiere che condivide più del 90% del DNA con una frase senza alcun senso

Lo scorso novembre la provincia di Perugia si è affidata ai cinque umbri che per la giuria di Rimini del Blogfest 2013 sono stati i migliori italiani, tanto da assegnare loro i Tweet Awards 2013. Tra questi cinque ci sei anche tu: ci spieghi in cosa consiste il progetto della provincia di Perugia e qual è il tuo compito?
Non è un vero e proprio progetto, ma, come si dice oggi negli ambienti deviati della malavita, una sinergia; semplicemente ci occupiamo di sostenere e dare visibilità a progetti di promozione del territorio. Ovviamente non prendiamo un euro per questo, però durante la premiazione mi hanno regalato un libro con la storia di Perugia. Un giorno lo leggerò e diventerò immortale.

Oltre ad essere un autore satirico, svolgi la professione di project manager, occupandoti principalmente di social media management e progettazione web. Qual è il futuro digitale per le aziende italiane rispetto all’estero? E come il governo Renzi potrebbe agevolare la crescita dell’economia digitale e della condivisione (sharing economy)?
Non c’è niente da fare. Siamo spacciati. E avremmo dovuto capirlo il giorno in cui Windows Vista ci propose di installare 16 aggiornamenti dicendo che ce lo chiedeva l’Europa. A parte gli scherzi, penso che prima di lanciarsi nello sviluppo di agende digitali onnicomprensive sarebbe il caso di cominciare da piccole cose non di rivoluzione, ma di civiltà: insegnare nelle scuole a usare la Rete anche al di fuori di Facebook, rafforzare l’infrastruttura di rete per far sì che il buffering resti un incubo del passato, sopprimere Internet Explorer, togliere l’account Twitter a Gasparri.

Hai mai pensato di andare via dall’Italia per motivi di (scarso) lavoro?
No, però ho pensato di andar via dall’Italia per scappare dal lavoro.

Sei laureato in filosofia: perché?
Perché iscrivendomi a filosofia, speravo di non trovare lavoro. E poi perché volevo dimostrare a Kant che a criticare son buoni tutti.

Twitter, Facebook, Instagram, Pinterest, Google Plus: tra questi qual è il social più inutile? E tra i meno famosi, a quale social mi consiglieresti di iscrivermi?
Il social più inutile è certamente Google Plus, anche perché unisce il fascino di Magalli alla facilità d’uso del fico d’India. Il social del futuro invece è una piattaforma in grado di tutelare la privacy e di facilitare il contatto personale, di dare voce anche a chi non ha mai usato un computer e di spingere naturalmente alla condivisione. Il social del futuro, come hanno capito da tempo i Testimoni di Geova, è il citofono.

La parodia di Casaleggio si è imposta come miglior fake ai Macchianera Internet Awards. Tra le menti che gli hanno dato voce, ci sei anche tu. Come giudichi l’ultima campagna elettorale del M5S? (È gradito anche un giudizio sul cappellino indossato da Casaleggio, intendo quello “vero”).
Grillo ha puntato tutto sulla paura delle persone, ha cercato di spaventare un Paese già terrorizzato, ma soprattutto ha cercato di far leva sull’ansia di rivalsa di gente ancora stordita dalla morte del Commissario Cattani. Non sapendo che con SkyGo è ora possibile rivedere tutte le puntate della Piovra, ma con il doppiaggio rassicurante di Cuperlo.
Per quanto riguarda il cappellino, c’è da dire che il “nostro” Casalegglo ha sempre avuto più gusto e stile di quello che si spaccia per vero. A partire dalla scelta di non esistere nella realtà.

Un commento più ampio sui risultati delle ultime elezioni europee.
Renzi ha stravinto, non c’è altro da dire. Ha stravinto sul piano personale, prima che su quello politico. Ed è emblematico che sia riuscito a ridimensionare berlusconiani, dalemiani, montiani, neocatecumenali e bambini di Satana proprio in un’elezione per la quale non era nemmeno candidato. Certo, avere una storia torbida con Suor Cristina probabilmente ha aiutato.

Renzi, Grillo, Berlusconi. Mi scrivi tre tweet per definirli?
Renzi è talmente pieno di sé che mi chiedo come mai al posto della pelle non abbia una gustosa panatura.
Grillo non si allea, non dà la fiducia e non parla con i vecchi partiti. In pratica è andato in Parlamento solo per citofonare e scappare.
Ora tutti a dire «non lo voto neanche morto». Oh, io, se Berlusconi morisse, lo voterei.

Morto un ventennio se ne fa un altro. In amore vince l’avvocato divorzista. Mai una volta che Google cercasse me: sono alcuni fra i capitoli di La vita è bella ma non ci vivrei, impietoso ritratto dell’Italia ai tempi della crisi scattato da Diecimila.me, un collettivo di autori satirici che ogni giorno, con tweet e non solo, racconta l’Italia. Perché farne un libro? E qual è, secondo gli autori di Diecimila.me, la ricetta per superare la crisi economica italiana e internazionale?
La vita è bella ma non ci vivrei è un libro nato da una selezione ragionata delle cose che scriviamo quotidianamente sui social network e sul nostro sito. Si tratta di una specie di summa di quel nuovo genere letterario che è la cazzata, un sussidiario fondamentale per superare la crisi senza ricorrere a leccare oggetti di ferramenta, come ha scelto di fare Miley Cyrus. Tra l’altro ha una copertina bellissima che, se esibita nei luoghi giusti, vi spalancherà le porte di una carriera folgorante come luminarie.

A settembre sarà pubblicato un tuo nuovo libro: puoi darci qualche anticipazione? Che cosa tratterà in particolare? E come lo tratterà?
Il libro è ancora in piena gestazione, ma posso anticipare che cercherà di rispondere alla domanda fondamentale: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato in autostrada?”. I temi saranno quelli che noi evangelisti siamo soliti affrontare: religione, vita, morte, miracoli. Se non fossi umile e riservato, vi direi di risparmiare soldi già da adesso perché non vi basterà comprarne una copia sola.

Sono uno dei tanti che reputa Corrado Guzzanti geniale. Benigni, invece, non mi fa ridere. Cos’è la satira e cos’è la comicità?
Non credo siano due termini confrontabili. La comicità è uno strumento della satira, e solo così può avere un senso. La comicità ridotta a sberleffo e macchietta non mi interessa, così come non mi interessa la satira pretestuosa, che attacca qualsiasi cosa solo per avere in cambio una risata. La satira, per funzionare (per piacermi), deve creare una realtà aggiuntiva, parallela, in cui le leggi della fisica, della società e del buon senso siano sospese, in cui far collassare i luoghi comuni, i valori tradizionali e le contraddizioni del “primo pensiero disponibile”. Mi piace la satira che prova a far vacillare un’idea scema utilizzando il paradosso, l’iperbole surreale, la via di fuga imprevista. Detto questo, sposerei Corrado Guzzanti domani mattina.

Perché tra George Carlin e Bill Hicks preferisci quest’ultimo?
Perché Bill Hicks ha avuto il buon gusto di morire al culmine della carriera, come Gesù.

Per chiudere, una domanda seria: contro cosa sbattevano le falene prima che inventassero le lampadine al neon?
Contro le lucciole.