Crisi dei mercati, la storia si ripete: nel 2016 forte volatilità

Inizio 2016 preoccupante sui mercati azionari che scontano i timori della crisi dei mercati cinesi. Le ricorrenze del passato indicano che sarà un anno caratterizzato dalla volatilità e pessimismo anche se per i rialzisti rimane un lumicino di speranza.

Crisi dei mercati, la storia si ripete: nel 2016 forte volatilità

E’ una stagione invernale anomala. Le temperature metereologiche ben sopra la media fanno da risonanza al famoso detto che “non ci sono più le stagioni di una volta”! Similitudine che si può sposare anche su quanto sta accadendo in questi primi giorni dell’anno sulle piazze azionarie con gli Orsi dagli occhi a mandorla tornati nuovamente a graffiare con le alte temperature, alimentando timori simili alla scorsa estate.

Con la chiusura negativa di lunedì 11 gennaio si chiude la prima ottava più negativa della storia degli indici statunitensi, lo stesso per gli indici azionari europei che segnano l’inizio anno più tremendo degli ultimi 40 anni.

Restringendo la statistica dal 1950 ai 10 peggiori ribassi dell’S&P500, quando si è registrato un ribasso la prima settimana dell’anno, il ritorno mensile è stato negativo il 78% delle volte anche se il 55% delle volte la chiusura mensile è stata superiore al minimo registrato a chiusura ottava. Diverso il ritorno su base annuale dove oltre la metà delle volte (il 55%) è positivo.

Utilizzando il bisturi per entrare nei dettagli di quest’ultimo anno del doppio mandato presidenziale statunitense, sul quale in precedenza ho già scritto, possiamo notare cos’è accaduto nel passato quando si è verificato un simile inizio anno; precisamente nel 2008 e 1960 (quest’ultimo non in tabella) corrispondenti all’ultimo anno dei mandati di Bush ed Eisenhower.
Entrambe le volte il mese di gennaio ha proseguito la tendenza ribassista chiudendo con ulteriori ribassi:

  • nel 2008 il mese di gennaio ha chiuso con un ribasso totale del -6.0% gravando di ulteriori 2 punti percentuale sulla chiusura della prima ottava che segnò un ribasso del -4%. Disastrosa la chiusura annua che ha segnato il peggior ribasso annuale dal dopoguerra: -36,6%;
  • nel 1960 il mese di gennaio ha chiuso con un ribasso totale del -7.1, gravando di ulteriori 5,2 punti percentuale sulla chiusura della prima ottava che segnò un ribasso del -1,9%. Limitati i danni nei mesi successivi chiudendo un anno comunque negativo (-3.0%).

Gli operatori finanziari iniziano a dimostrare maggiori preoccupazioni nei confronti dei mercati azionari a differenza di quanto accadeva nelle stagioni rialziste degli ultimi 7 anni, esprimendo una minore propensione ad acquistare a prezzi considerati ‘a sconto’. I recenti ribassi somigliano per le stesse dinamiche a quanto accaduto tra aprile e giugno 2012 quando in piena crisi del debito europeo i mercati azionari dopo una discesa dell’11% iniziarono una delle migliori salite degli ultimi decenni.

Nelle ultime settimane sembra che non sia più presente la stessa voglia di reazione positiva così come siamo stati abituati in questi ultimi 7 anni. Spulciando con attenzione ai dati dei ribassi più profondi (superiori al 5%) dell’ultimo decennio, noto che la recente paura degli investitori è decisamente più contenuta dello scorso agosto.

Dai recenti massimi del 3 novembre l’S&P500 in 69 giorni ha perso il -10.2% con il minimo di lunedì 11 gennaio ed un indice (della paura) VIX che nello stesso giorno raggiunge il picco più alto di periodo poco oltre il valore di 27 punti a differenza dello scorso 24 agosto dove raggiunse un livello doppiamente maggiore a 53.3 ed un ribasso totale del -12.5% dai massimi di fine maggio.

Nonostante le simili condizioni, l’umore negativo degli investitori sembra più contenuto della scorsa estate e questo dato accende un lumicino di speranza a favore dei rialzisti per assistere ad una reazione positiva per le prossime settimane e migliorare la chiusura mensile.

Ma attenzione: il 2016 è iniziato confermando tutte le caratteristiche di un anno caratterizzato dalla forte volatilità.

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