Catalexit: dopo il Referendum la Catalogna dichiara l’indipendenza. Cosa succederà ora?

Catalexit Spagna: a quasi un mese dal Referendum il Parlamento della Catalogna ha dichiarato la sua indipendenza. Cosa succederà adesso visto il pugno duro di Madrid?

Catalexit: dopo il Referendum la Catalogna dichiara l'indipendenza. Cosa succederà ora?

Catalexit Spagna: dopo la netta vittoria del Sì al Referendum per l’indipendenza, con i relativi disordini che si sono verificati, il Parlamento della Catalogna ha dichiarato la sua indipendenza e l’avvio adesso di una Costituente.

Cerchiamo allora di capire cos’è questa Catalixit, perché è stato fatto il Referendum e quali potrebbero essere gli scenari futuri dopo che la Catalogna, sfidando apertamente così il governo centrale di Madrid, ha dichiarato la sua indipendenza e il prossimo 21 dicembre tornerà di nuovo alle urne per un delicatissimo voto.

Cos’è la Catalexit? I risultati del Referendum

La Catalexit è ormai l’argomento politico dominante nella tormentata, politicamente parlando, Spagna. Da sempre infatti la Catalogna, ma anche i Paesi Baschi, non ha mai nascosto le sua mira indipendentista.

La Catalogna è una regione della parte Nord-Orientale della Spagna, situata tra il confine con la Francia e il Mar Mediterraneo. La sua principale città e capitale è naturalmente Barcellona, con Tarragona e Girona che sono gli altri maggiori centri.

Dotata di una propria lingua, il catalano, oltre che di tradizioni secolari, la regione provò già nel 2014 a staccarsi dalla Spagna con un Referendum che però, nonostante la netta vittoria del Sì con l’80% dei voti, risultò un nulla di fatto.

Il governo centrale di Madrid infatti, come aveva ribadito da tempo, non riconobbe il voto e gli organizzatori del Referendum vennero tutti indagati. Ma cosa è cambiato ora rispetto al 2014?

Forti di alcune sentenze del diritto internazionale, i primi di giugno il Parlamento catalano ha votato in larga maggioranza a favore di un nuovo Referendum che è stato poi stabilito per il prossimo 1 ottobre.

Secondo la bozza che fu approvata, il Referendum doveva avere valore supremo e ponendosi al di sopra delle leggi spagnole. Inoltre venne stabilito che non ci debba essere un quorum, con i cittadini catalani che si sono espressi su questo quesito.

Volete che la Catalogna sia uno Stato indipendente sotto forma di repubblica?

Questa Catalexit è stata appoggiata e votata nel Parlamento della Catalogna dalle due liste indipendentiste JPS e CUP, oltre che dalla sinistra di Podemos. Contrari invece Popolari, Socialisti e Ciudadanos, il movimento liberale nato proprio nella regione ma che è contrario alla separazione.

Anche a livello nazionale la divisione dei partiti sul tema del Referendum è lo stesso, con il solo Podemos che si è schierato a favore della consultazione. Assolutamente contrari poi sono il presidente spagnolo Mariano Rajoy, esponente dei Popolari, oltre che il re Felipe VI.

Nonostante l’ingente invio di forze dell’ordine da parte del governo centrale, alla fine più di 2 milioni di catalani sono riusciti a votare, con il Sì che ha vinto con circa il 90% dei suffragi dando il via così al processo per richiedere l’indipendenza.

La Catalogna si dichiara indipendente

Mentre nel paese si respirava un clima di grande incertezza, anche il re Felipe VI di Spagna è intervenuto sulla vicenda condannando duramente il Referendum e parlando di una condotta inaccettabile e irresponsabile.

L’intervento del re comunque non ha fermato Carles Puigdemont, che ha chiesto al Parlamento catalano di votare la richiesta di indipendenza dopo l’esito del Referendum.

Il governo centrale di Madrid dal canto suo nel caso ha risposto dichiarando di essere pronto a commissariare la Catalogna, andando così di fatto a togliere molti dei poteri attualmente in possesso al Parlamento catalano e rendendo la situazione ancor più complessa e caotica.

Alla fine però Carles Puigdemont ha deciso di andare avanti lo stesso seguendo lo stesso iter di quello intrapreso anni fa dalla Slovenia: la Catalogna è stata dichiarata una Repubblica indipendente, ma la dichiarazione è stata sospesa nella speranza di poter aprire un dialogo con il governo centrale spagnolo.

Il premier Mariano Rajoy però ha risposto dando un ultimatum a Puigdemont: deve decidere se dichiarare o meno l’indipendenza unilaterale. Il presidente del Parlamento Catalano però avrebbe risposto chiedendo due mesi di dialogo con Madrid.

Rajoy però sembrerebbe non voler sentire ragioni, tanto da aver dato a Puigdemont un nuovo ultimatum: la Catalogna quindi ora quindi avrà tempo fino a giovedì 19 ottobre per decidere se dichiarare o meno l’indipendenza unilaterale.

Scaduto il termine dell’ultimatum, Puigdemont ha dichiarato che se il governo centrale non accetterà il dialogo e applicherà l’articolo 55 della Costituzione allora la Catalogna dichiarerà la sua indipendenza. Per tutta risposta Madrid ha comunicato che sabato 21 ottobre verrà sospesa l’autonomia della regione, con la situazione che quindi potrebbe precipitare.

Visto che la strategia del dialogo non sembrava portare da nessuna parte, ecco che venerdì 27 ottobre a scrutinio segreto il Parlamento della catalogna ha dichiarato la propria indipendenza e l’avvio di una Costituente.

La risposta di Rajoy però è stata immediata, con il premier spagnolo che ha applicato l’articolo 155 sospendendo l’autonomia alla Catalogna, con nuove elezioni che si terranno il prossimo 21 dicembre.

Poco prima di Natale quindi si terrà un voto fondamentale: se i partiti separatisti dovessero riuscire a ottenere di nuovo la maggioranza allora la Catalexit potrà andare avanti, in caso di una sconfitta però tutto il discorso verrebbe a cadere.

La fuga di Puigdemont

Oltre all’applicazione dell’articolo 155, la Corte Costituzionale spagnola ha anche dichiarato nulla la dichiarazione, unilaterale, di indipendenza fatta dal Parlamento Catalano il 27 ottobre.

Il procuratore generale José Manuel Maza inoltre ha chiesto anche l’incriminazione di Puigdemont e dei suoi ministri per i reati di ribellione, sedizione e malversazione. La pena potrebbe superare anche i 15 anni e, nel caso adesso gli accusati non dovessero presentarsi davanti a un giudice, rischierebbero l’immediata carcerazione.

Al momento però Puigdemont e sei membri del suo governo sarebbero a Bruxelles, pare ufficialmente per incontrare alcuni membri dei nazionalisti fiamminghi. La verità però potrebbe essere un altra.

Visto il precipitare della situazione, diversi media spagnoli parlano invece di una possibile richiesta di asilo politico al Belgio da parte dei politici catalani. Dal canto suo Bruxelles non sembrerebbe al momento molto disponibile ad avallare questa richiesta.

Come era nell’aria alla fine la Procura spagnola ha richiesto la carcerazione preventiva senza cauzione per tutti i membri del Parlamento catalano, con un mandato di cattura europeo emesso nei confronti di Puigdemont che al momento ancora è in Belgio.

A Bruxelles l’indipendentista è stato interrogato dopo essersi consegnato alle autorità assieme agli altri membri del Parlamento. Il giudice istruttore però ha deciso di concedere la libertà vigilata a tutte e cinque le persone, in attesa di nuovi sviluppi infatti non sembrerebbe esserci il pericolo di fuga.

Gli arresti prima del voto e la violenza della Guardia Civil

Quando arrivò la conferma da parte del Parlamento catalano di fare in ogni modo il Referendum, ecco che il governo centrale di Madrid decise di denunciare i promotori per disobbedienza, abuso di potere e malversazione di denaro pubblico.

A meno di due settimane dal voto poi ecco che arrivarono 12 arresti che colpirono i promotori del Catalexit, con migliaia di persone che subito si sono riversarono per le vie di Barcellona protestando contro l’accaduto.

Dopo due giorni arrivò la scarcerazione per tutti gli arrestati, ma la tensione rimase alle stelle. Madrid infatti decise di imporre multe da 12mila euro al giorno per chi avesse continuato a organizzare il Referendum, mandando anche altri poliziotti per fronteggiare eventuali nuove manifestazioni.

Durante poi la giornata di domenica 1 ottobre tante furono le situazioni critiche. Nel tentativo infatti di sgomberare i seggi occupati da giorni, la Guardia Civil non ha usato le maniere gentili anche nei confronti di donne e anziani.

Alla fine il bilancio è stato di più di 800 feriti, alcuni anche gravi. Scene quelle che si sono viste in tutta la Catalogna che fecero il rapido giro del mondo, facendo nascere ulteriori polemiche nella già complessa situazione catalana.

Guardiola in prima linea nella Catalexit

Più che alla famosa Brexit, i catalani hanno da sempre preso come esempio il Referendum per l’indipendenza della Scozia, dove comunque alla fine vinsero i No con Edimburgo che rimase nel Regno Unito.

Prima del Referendum, lo scorso 11 giugno comunque Barcellona fece le prove generali della Catalexit, con una manifestazione per l’indipendenza dove parteciparono circa 40.000 persone. Sul palco salì anche Pep Guardiola, che lesse il Manifesto del Referendum.

Da sempre l’allenatore del Manchester City è infatti in prima linea nella lotta per l’indipendenza della Catalogna. Una presa di posizione politica netta questa di Guardiola che non fa che aumentare l’astio di Madrid nei suoi confronti.

Il calcio anche domenica 1 ottobre però non è rimasto ai margini del Referendum. La partita tra Barcellona e Las Palmas si è infatti giocata a porte chiuse, ma a far parlare è stato il fatto che Gerard Piqué si sia recato alle urne con tanto di foto.

Il difensore del Barcellona ha anche criticato con fermezza l’azione della Guardia Civil, ribadendo il suo orgoglio nell’esser catalano e paventando, nel caso fosse un problema, anche l’idea di poter abbandonare la nazionale spagnola.

Ad alimentare poi le tensioni sono stati anche i fischi ricevuti da Piqué durante il ritiro con la nazionale, con anche il capitano delle Furie Rosse Sergio Ramos, giocatore del Real Madrid, che con un post social ha rimarcato la sua idea di una Spagna indivisibile.

Dal campo prettamente politico quindi la Catalexit ormai ha contagiato a 360° tutta la società iberica, con anche lo sport e il calcio in particolare che sono rimasti contagiati da questo momento di grande confusione e incertezza che si vive in Spagna.

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