Borsa Italiana: MPS guida il crollo dei bancari, perché?

Il Ftse Mib è il peggior listino europeo a causa delle diffuse vendite sui titoli bancari apparentemente senza motivo. Eppure, ci sono delle ragioni per questo forte ribasso.

Nella seduta odierna, mentre le altre Borse europee stanno tentando un rimbalzo dopo i cali recenti dovuti principalmente alle turbolenze scatenate dal crollo dei prezzi del petrolio, l’indice italiano Ftse Mib risulta essere il peggiore. La particolarità del ribasso del listino italiano è che i titoli a pesare di più su tale rosso non sono quelli dell’Oil (che a parte Saipem scambiano in positivo) ma sono le azioni del settore bancario. A guidare i ribassi del banking e dell’intero indice Ftse Mib c’è il titolo di Banca MPS, seguito a ruota da BPER, Ubi banca, Banco Popolare e Unicredit.

Apparentemente non sembra esserci ragione su questo accanimento sui titoli bancari italiani ma, facendo un’attenta riflessione, c’è più di un motivo che spiega questo forte calo.

Ftse Mib: settore bancario bersaglio delle vendite

Il Ftse Mib nella seduta odierna scambia in territorio negativo, recuperando al momento le perdite di qualche ora fa che hanno fatto segnare al listino italiano più del 2% di flessione. L’indice italiano si muove in controtendenza rispetto agli altri mercati europei che stanno tentando un timido rimbalzo dopo i cali della scorsa settimana.

Attualmente, il miglior indice europeo è il Dax tedesco che segna un +0,07%, seguito dal Cac 40 con un +0,04% e dal Ftse 100 di Londra con un +0,08%. In rialzo anche le quotazioni dell’Euro Stoxx 50 che registra un progresso del +0,13%.

Ma allora perché il Ftse Mib non riesce a rimbalzare e anzi accentua i ribassi? Questa mattina è stato possibile osservare un particolare accanimento delle vendite sul settore bancario, con il titolo di Banca MPS che guida i ribassi con un -12%. Seguono i titoli di BPER (-10%), Banco Popolare (-7,17%), Ubi Banca (-6,79%), Unicredit (-4,96%), BPM (-5,38%), Intesa (-3,71%) e Mediobanca (-3,64%).

Tensioni Italia-UE potrebbero aver fatto scattare il sell-off sui titoli bancari italiani

Le ragioni per questi ribassi del settore bancario italiano non sembrano avere al momento una spiegazione. Tuttavia, facendo qualche passo indietro è possibile scoprire che forse qualche ragione di fondo c’è. Ultimamente si è potuto assistere ad un aumento delle tensioni tra il premier italiano, Matteo Renzi, e i vertici della Commissione Europea.

Le ultime considerazioni di Renzi, non proprio dolci, nei confronti dell’Unione Europea hanno richiesto l’intervento del presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, il quale ha invitato il presidente italiano a rivedere i toni verso le istituzioni europee e alla Germania.

Il premier italiano ha rincarato la dose dopo l’”invito” di Juncker ad abbassare i toni, dichiarando che l’Italia non si fa telecomandare da nessuno e che è arrivato il momento di farsi sentire tra gli ambienti UE (sottolineando con garbo e gentilezza).

Tensioni non aiutano a risolvere questione flessibilità e bad bank

Sorvolando se il premier italiano abbia ragione o meno, queste tensioni che si stanno creando tra Italia ed Europa non aiutano a conciliare le parti su alcune questioni molto delicate. L’Italia infatti sta portando avanti, insieme all’Europa, 2 progetti fondamentali con 2 nomi ben definiti: bad bank e legge di stabilità.

In entrambi i casi si sono registrate le resistenze della Commissione Europea che non sembra molto aperta ad aiuti di Stato per quel che riguarda le banche italiane e all’uso eccessivo della flessibilità per quel che riguarda le politiche di bilancio.

Italia-UE: il caso spinoso della bad bank

L’Italia ha in mente di dare una boccata di ossigeno al settore bancario facendo uso di una bad bank, un particolare veicolo attraverso il quale le banche italiane più in difficoltà potrebbero scaricare parte dei crediti deteriorati (vera spina nel fianco del settore bancario italiano).

Questa mossa però non sembra piacere ai vertici europei che vorrebbero evitare alle banche più sane di pagare per quelle invece appesantite da zavorre derivanti da gestioni passate spericolate (MPS e Carige su tutte).

Le strade da percorrere sono al momento 2: o non si raggiunge un accordo lasciando al mercato l’incombenza di risolvere la questione e più in particolare al Bail-in oppure si decide di creare una bad bank garantita dalla Cassa Depositi e Prestiti (CDP) che formalmente è un organo indipendente dallo Stato.

Nel primo caso, il Bail-in risanerebbe le banche sovraccariche di bad loans a scapito di obbligazionisti e correntisti. Nel secondo caso invece, il rischio è di traslare il rischio crediti deteriorati sulle spalle sia della bad bank che della CDP (ergo buona parte di risparmiatori italiani e obbligazionisti di CDP visto che alcuni titoli sono garantiti da quest’ultima, ad esempio i buoni fruttiferi postali).

La cosa certa è che bisogna trovare una soluzione all’enorme ammontare detenuto dalle banche italiane di crediti deteriorati, pari a 3 volte e mezzo la media europea.

Visto l’ingresso del Bail-in, le tensioni tra Renzi e l’UE hanno fatto in modo di far scattare il sell-off sui titoli bancari italiani, nel particolare quelli di MPS e Carige che sono quelli con la maggiore presenza di crediti deteriorati (il sell-off sulle popolari è dovuto allo scemare della speculazione sulle fusioni che forse ha fatto salire eccessivamente il prezzo di queste).

Non è da escludere che qualche hedge fund legato a qualche nazione, particolarmente sensibile alle tensioni Italia-UE, abbia dato una grossa mano alla speculazione ribassista di oggi sul comparto bancario italiano.

Italia-UE: resistenze da Commissione Europea sull’uso della flessibilità

Per quel che riguarda la concessione di flessibilità, la legge di stabilità voluta dal governo Renzi potrebbe in effetti causare parecchi danni in futuro (soprattutto se venisse applicato il fiscal compact, di cui il premier italiano ha richiesto una revisione) ed è per questo che le autorità europee sono piuttosto riluttanti a concedere la massima flessibilità (pur comunque lasciando una porta aperta ad un maggior uso della stessa).

Nulla comunque è perduto, Renzi incontrerà la Merkel a fine mese mentre Juncker a Febbraio verrà in Italia (prima volta da quando è presidente della Commissione Europea) dopo aver accettato l’invito del premier Matteo Renzi.

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