Banca Etruria, perché Pier Luigi Boschi è indagato ad Arezzo?

Pier Luigi Boschi, padre della sottosegretaria Maria Elena, è indagato ad Arezzo in uno dei filoni d’inchiesta su Banca Etruria innescando anche una polemica tra PD e M5S.

Banca Etruria, perché Pier Luigi Boschi è indagato ad Arezzo?

L’ex vicepresidente di Banca Etruria Pier Luigi Boschi è iscritto nel registro degli indagati ad Arezzo per falso in prospetto e per accesso abusivo al credito.

Nonostante il ruolo marginale descritto da Roberto Rossi, procuratore della città aretina che è stato ascoltato il 30 novembre dalla commissione d’inchiesta sulle Banche, il padre della sottosegretaria Maria Elena Boschi è sotto indagine per uno dei filoni d’inchiesta riguardanti Banca Etruria facendo esplodere di nuovo l’immancabile polemica tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle.

Pier Luigi Boschi e Banca Etruria

Dopo una brillante carriera come dirigente spesa tra il Consorzio Agrario di Arezzo e la Confcooperative sempre della città aretina, nel maggio 2014 Pier Luigi Boschi diventa vicepresidente di Banca Etruria.

Fondata proprio nella città toscana nel lontano 1882, con un decreto del 22 novembre 2015 Banca Etruria è stata messa in liquidazione coatta amministrativa insieme a Banca Marche, CariChieti e Cassa di Risparmio di Ferrara.

Un crack questo che non altri casi nella storia bancaria del nostro paese tanto che, oltre alle indagini della magistratura, si è deciso anche di creare una commissione d’inchiesta parlamentare sulle Banche per far piena luce e accertare le responsabilità.

Giovedì 30 novembre quindi la commissione, presieduta dall’onorevole Pier Ferdinando Casini, ha ascoltato il procuratore di Arezzo Roberto Rossi al quale sono state fatte molte domande in merito alla figura di Pier Luigi Boschi.

Rispondendo ai quesiti posti dei vari componenti della commissione d’inchiesta, Rossi aveva ridimensionato il coinvolgimento di Boschi senior nella vicenda Banca Etruria puntando il dito invece sul mancato controllo di Bankitalia.

Giusto un paio di giorni dopo invece è emerso che Pier Luigi Boschi è iscritto nel registro degli indagati ad Arezzo per falso in prospetto e per accesso abusivo al credito, in merito alla vendita delle obbligazioni subordinate alla clientela retail della banca.

Possibili omissioni?

Una notizia questa che ha sollevato un polverone sulla Procura di Arezzo, visto che Roberto Rossi non poteva essere all’oscuro delle indagini portate avanti da alcuni suoi pm in uno dei tanti filoni riguardanti Banca Etruria.

Il procuratore Rossi quindi è stato subito accusato da molti di omissioni davanti alla commissione d’inchiesta, ma con una lettere indirizzata a Casini il magistrato ha respinto ogni accusa mossa nei suoi confronti.

Ho risposto a tutte le domande che mi sono state formulate senza alcuna reticenza né omissione. Ho chiarito che l’esclusione di Boschi riguardava il processo per bancarotta attualmente in corso, mentre per gli altri procedimenti ho precisato che non essere imputati non significava non essere indagati. Null’altro mi è stato chiesto in merito.

Non avendo partecipato partecipato alle riunioni degli organi della banca che hanno deliberato finanziamenti finiti poi in sofferenza, motivo questo del fallimento dell’istituto aretino, Rossi quindi aveva dichiarato in commissione che Boschi senior non fosse indagato per il reato di bancarotta.

Il padre della sottosegretaria è iscritto nel registro degli indagati per altri filoni dell’inchiesta, con il procuratore che comunque si è difeso aggiungendo anche di non aver nascosto nulla in merito alla posizione di Pier Luigi Boschi in relazione alle domande che gli sono state poste.

La polemica politica

Il caso Banca Etruria fin dal suo inizio ha avuto ripercussioni anche a livello politico, visto che Pier Luigi Boschi è il padre di Maria Elena attuale sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio e all’epoca del crack ministro delle Riforme.

Soprattutto il Movimento 5 Stelle ha da sempre attaccato l’esponente del Partito Democratico per un possibile conflitto d’interesse, tante che i pentastellati hanno in passato presentato anche una mozione di sfiducia verso la Boschi.

Dopo la deposizione in commissione del procuratore Rossi, era stato il PD invece a passare al contrattacco rincarando la dose sulla presunta non vigilanza di Bankitalia in merito alle quattro banche fallite.

Con la notizia di Pier Luigi Boschi iscritto nel registro degli indagati, sono ora i 5 Stelle a tornare alla carica visto che per loro non si può parlare di ruolo marginale dell’ex vicepresidente di Banca Etruria.

Vedremo dunque come si andrà a evolvere questa vicenda che, oltre ai tanti correntisti che hanno visto svanire i propri risparmi e agli intrecci politici, adesso si è arricchita anche della presunta omissione del procuratore di Arezzo.

La situazione è sempre più intricata e la commissione ora proseguirà nel suo calendario di audizioni molto fitto, visto che il tempo a disposizione non è molto causa l’imminente fine di questa Legislatura.

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