Aumento contributi pensioni in Jobs Act: che cos’è e come funziona il contributo di solidarietà

Lavoratori dipendenti del settore privato e lavoratori autonomi potrebbero ricevere l’ennesima penalizzazione con l’approvazione di uno dei decreti del Jobs: i contributi delle loro pensioni potrebbero, infatti, subire l’ennesimo aumento a seguito del contributo di solidarietà.

Nel Consiglio dei Ministri dello scorso 20 Febbraio è stato approvato, in via preliminare il Decreto attuativo del Jobs Act, relativo al riordino dei contratti e alla nuova disciplina contrattuale prevista per il 2015.

Il Decreto Legislativo, dopo un’attesa molto lunga, è approdato, lo scorso 9 Aprile, all’attenzione delle Commissioni Lavoro della Camera e del Senato che dovranno fornire un parere non vincolante per perfezionare il testo.

Proprio in questa occasione, emerge, però una sorpresa oltremodo amara per i contribuenti italiani: una clausola di salvaguardia che prevedrebbe l’aumento dei contributi dovuti dai lavoratori dipendenti del settore privato e dai lavoratori autonomi, nel caso in cui non siano sufficienti le coperture già previste.

Quella delle coperture per i costi del lavoro e per i relativi sgravi è una questione non nuova dal momento che, già in seguito all’approvazione della Legge di Stabilità, ci si era resi conto che le coperture economiche per il Jobs Act non erano sufficienti e la Ragioneria Generale dello Stato dovette liberare altri 200 milioni di euro a tale scopo.

Ora arriva l’ennesima batosta per i lavoratori privati e gli autonomi, dal momento che il testo del Decreto in approvazione prevede che, nel caso in cui si verifichino “effetti finanziari negativi” il MEF potrebbe emanare un decreto specifico che prevederebbe

“un contributo aggiuntivo di solidarietà a favore delle gestioni previdenziali a carico dei datori di lavoro del settore privato e dei lavoratori autonomi”

La nuova clausola di salvaguardia che è stata prevista tra le coperture economiche del decreto sul riordino dei contratti servirebbe a finanziare i costi sostenuti dallo Stato per gli sgravi contributivi previsti per la stipula dei nuovi contratti a tempo indeterminato.

Nello specifico, secondo i tecnici del MEF, sarebbero proprio gli sgravi contributivi per la trasformazione dei vecchi contratti a progetto (co.co.co e co.co.pro) in nuovi contratti a tempo indeterminato, a far sì che neanche le nuove risorse (202 mln di euro nei prossimi 5 anni) stanziate dal Governo siano sufficienti e a rendere, quindi, necessaria la messa in campo di quella clausola di salvaguardia che richiederebbe il pagamento di contributi maggiori ai lavoratori del settore privato e agli autonomi.

Il Ministro Poletti, intervenuto di fronte alle Commissioni Lavoro del Parlamento si è affrettato a gettare acqua sul fuoco, affermando che la misura

«verrà superata prima della definitiva approvazione del provvedimento»

dal momento che la clausola, voluta dalla Ragioneria Generale dello Stato, si è resa necessaria in base

«a un principio di cautela sugli oneri che potranno derivare dal provvedimento, le cui coperture sono comunque ampiamente sufficienti»

Secondo i calcoli della Legge di Stabilità, sarebbero infatti 37000 le possibili conversioni di contratti di collaborazione in contratti a tempo indeterminato e, già dal 1 Gennaio 2016, sono state stimate entrate contributive minori su una platea di circa 20000 collaboratori aggiuntivi (contrattualizzati a tempo indeterminato), con reddito medio di 15000 euro annui.

Tanti, così tanti che le risorse ulteriori previste a copertura (i 200 mln di euro di cui sopra distribuiti nel modo seguente 16 mln per il 2015, 52 mln per il 2016, 40 mln per il 2017, 28 mln per il 2018) non sarebbero sufficienti e richiederebbero un’integrazione. Se la clausola di salvaguardia dovesse davvero essere approvata, determinerebbe un effetto paradossale sul settore privato, dal momento che i datori di lavori da un lato godrebbero di sgravi contributivi per i neo assunti ma, dall’altro, sarebbero tenuti al pagamento di contributi maggiori per i dipendenti già contrattualizzati.

Come al solito a pagare di più sarebbero gli autonomi che, oltre a vedersi aumentati i contributi, non godrebbero, in ogni caso di alcun beneficio dalla nuova disciplina contrattuale del Jobs Act.

Occorre, infine, segnalare che il Decreto Legislativo sui nuovi contratti non fornisce alcun dato e alcun limite al possibile aumento dei contributi su cui il MEF avrebbe carta bianca.

Occorre comprendere ora se il Governo terrà fede alle promesse fatte dal Ministro Poletti e se la clausola di salvaguardia sarà davvero espunta dal testo del Decreto, evitando un aumento dei contributi che si rivelerebbe davvero difficile da sostenere sia per le imprese che per i professionisti.

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1 commento

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salvatore • Aprile 2015

E l’ennessima buffonata che si poteva aspettare.Gia’ c’e’ crisi e questi la peggiorano .Avessero detto tagliamo le pensioni ai parlamentari e a chi prende le pensioni d’oro sarebbero stati onesti ma affondare il coltello nella piaga pare sia troppo.ma poi se i contributi si pagano a percentuale sul reddito ed i redditi sono scadenti che prelevano?Segno di inefficienza da costoro.Hanno infierito sulla casa con L’IMu,ed i proventi sono scomparsi,hanno ucciso l’economia.Poi vogliono fare elemosina .Stanno impazzendo.Questa e’ la verita’ ma i loro stipendi per carita’ non vanno toccati.Questo e’ lo scandalo .La loro indifferenza di fronte ad una enorme crisi.Che li colpisca il padre eterno

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