Il colosso svizzero dell’automazione chiude il terzo trimestre con ordini in rialzo del 40% e margini record, trainati dal boom della domanda legata ai data center per l’intelligenza artificiale. Eppure il titolo perde fino al 6% in borsa: l’utile netto manca le attese, appesantito da un onere non monetario legato all’acquisizione di Rotork.
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Il titolo di ABB, il gruppo svizzero dell’elettrificazione e dell’automazione, perde terreno a Zurigo nella seduta di martedì 20 ottobre, scendendo fino al 6% circa, intorno a 70 franchi svizzeri, dopo la pubblicazione dei conti del terzo trimestre 2026. È una reazione che a prima vista sorprende, perché i numeri contengono più di un record, con ordini mai così alti e il margine operativo più alto della storia recente del gruppo. Il problema, per gli investitori, è quello che sta sotto la riga dell’utile netto.
Ordini da record, utile sotto le attese per ABB
Nel trimestre ABB ha raccolto ordini per 12,06 miliardi di dollari, in crescita del 40% su base comparabile rispetto a un anno fa, il livello più alto di sempre per il gruppo. Il rapporto fra nuovi ordini e fatturato (book-to-bill) è salito a 1,24 e il portafoglio ordini residuo è cresciuto del 35%, a 32,26 miliardi. I ricavi si sono fermati invece a 9,70 miliardi di dollari, in crescita del 14% ma leggermente sotto il consenso degli analisti di 9,74 miliardi. L’EBITA operativo, l’indicatore di redditività che il gruppo utilizza come riferimento, è salito del 24% a 2,03 miliardi di dollari, con un margine del 20,8%, un record, in miglioramento di 1,6 punti percentuali rispetto al 19,2% di un anno fa.
L’amministratore delegato Morten Wierod ha rivendicato il risultato nel comunicato ufficiale: «ABB ha realizzato una raccolta ordini record e ha migliorato la performance operativa, con un flusso di cassa solido e un buon ritorno sul capitale».
È sulla riga finale che il quadro si capovolge. L’utile netto attribuibile ad ABB è sceso del 2% a 1,18 miliardi di dollari, mancando nettamente il consenso di 1,42 miliardi; l’utile per azione base si è fermato a 0,65 dollari (0,66 un anno prima), contro attese di 0,79 dollari. La causa principale, secondo la ricostruzione di Reuters ripresa da Investing.com, è un onere non monetario di circa 115 milioni di dollari legato alla rivalutazione di una copertura valutaria collegata all’acquisizione, ancora in corso, di Rotork, il produttore britannico di valvole e attuatori elettrici per cui ABB ha concordato un’offerta in contanti da 5,5 miliardi di dollari (506 pence per azione) annunciata a luglio.
Il traino dei data center per l’intelligenza artificiale
Il motore della crescita degli ordini è la divisione Elettrificazione, che ha raccolto commesse per 7,67 miliardi di dollari, il 70% in più su base comparabile, con un balzo a tripla cifra degli ordini legati ai data center; il portafoglio ordini della divisione è salito a 16,0 miliardi da 13,7. Il fatturato della divisione è cresciuto del 21% a 5,42 miliardi, con un margine EBITA operativo record del 25,6%.
Secondo quanto illustrato dal management durante la presentazione agli analisti a Zurigo, la domanda di capacità per i data center è vista crescere fino a circa 250 gigawatt entro il 2030, di cui una quota fra il 25% e il 40% destinata specificamente ai data center per l’intelligenza artificiale. ABB ha lanciato in questo trimestre il portafoglio Infinitus per l’alimentazione in corrente continua di questi impianti, con i principali componenti attesi entro il 2027, e prevede di mantenere investimenti in nuova capacità produttiva per circa un miliardo di dollari l’anno fino al 2029.
Motion (motori elettrici e azionamenti) ha visto gli ordini salire del 12% a 2,46 miliardi e i ricavi del 9% a 2,32 miliardi, ma il margine EBITA è sceso di un punto percentuale al 19,1%, penalizzato per circa 40 punti base dall’integrazione dell’acquisizione Gamesa. Automation ha registrato ordini in rialzo dell’8% a 2,11 miliardi e ricavi del 7% a 2,13 miliardi, con un margine in miglioramento di 90 punti base al 14,8%.
Il dubbio che il mercato non scioglie
La reazione del titolo, tuttavia, non si spiega soltanto con il mancato utile. Nella stessa mattina è scesa pesantemente anche Siemens, concorrente tedesco nell’automazione, sceso di quasi il 4% sotto le medie mobili a 200 giorni fino al livello più basso da maggio, in un contesto di borse europee deboli.
Secondo quanto riportato dall’agenzia dpa-AFX, l’analista di Goldman Sachs Daniela Costa ha giudicato la crescita dell’elettrificazione un fattore positivo anche per Siemens e per il francese Legrand, ma ha visto «poco impulso» nel lieve miglioramento delle previsioni di ABB, già in gran parte scontato dal mercato; Richard Dawson di Berenberg ha definito il trimestre, nel complesso, sotto il consenso. Gli ordini record sui data center sembrano non bastare, se il mercato si interroga su quanto a lungo quella domanda possa continuare a crescere a questo ritmo.
Oltre Rotork: una nuova alleanza con Mitsubishi Electric
Accanto ai conti, ABB ha annunciato un secondo movimento societario, ovvero l’acquisizione di una quota di controllo del 51% in una joint venture con la divisione di distribuzione elettrica a bassa tensione di Mitsubishi Electric in Giappone, per un investimento complessivo di circa 495 milioni di dollari, con un’opzione per salire al controllo totale nel medio termine.
Il perimetro conferito ha generato nell’anno fiscale 2025 ricavi per circa 102 miliardi di yen (640 milioni di dollari) con un margine EBITDA a doppia cifra bassa; l’operazione farebbe di ABB il leader del mercato giapponese della bassa tensione. Il gruppo punta a portare la nuova joint venture oltre il 20% di margine EBITA operativo entro cinque anni.
Previsioni e ritorno agli azionisti
Per l’intero 2026 ABB si attende ora una crescita comparabile dei ricavi nella fascia bassa della doppia cifra percentuale, un lieve affinamento rispetto all’indicazione precedente, e un margine EBITA operativo in miglioramento di almeno 2,7 punti percentuali sull’anno.
Nel trimestre il gruppo ha riacquistato 5,73 milioni di azioni proprie per circa 565 milioni di dollari, nell’ambito di un programma di buyback fino a 2 miliardi avviato a febbraio, mentre il flusso di cassa libero è salito del 2% a 1,58 miliardi di dollari.
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