Tesla: Musk accusato di false dichiarazioni per aumentare il prezzo delle azioni

Due nuove cause legali contro Tesla e il suo CEO Elon Musk: l’accusa è quella di aver manipolato il prezzo delle azioni con false dichiarazioni

Tesla: Musk accusato di false dichiarazioni per aumentare il prezzo delle azioni

Due nuove denunce recentemente presentate alla corte federale di San Francisco hanno fatto rumore.
Le accuse, a carico di Tesla e del suo CEO, sono di manipolazione delle azioni del produttore di auto elettriche tramite false dichiarazioni.

Il riferimento è alle parole di Elon Musk, quando ha annunciato su Twitter l’ipotesi di delistare la società da Wall Street.

Le sue parole hanno presto dato il via ad una vera e propria corsa del titolo in borsa, con un +10% sulla scia dell’eccitazione di mercato in vista di “una Tesla privata”; mossa che potrebbe rivelarsi imponente, forse la più grande del suo genere, e valuterebbe la società almeno 71 miliardi di dollari.

Ma dopo un primo volo l’azienda ha perso la maggior parte di quei guadagni, cosa che potrebbe in un certo senso già ridimensionare le probabili indagini in corso della SEC (Federal Securities and Exchange Commission).

Tesla: l’annuncio del delisting montato ad arte da Musk?

Una delle cause, intentate dall’azionista Kalman Isaacs, mira a una class action per conto degli investitori che hanno acquistato azioni Tesla il 7 e l’8 agosto. Un’altra, presentata da William Chamberlain, punta invece a una class action per quelli che hanno acquistato o venduto azioni Tesla tra il 7 e il 10 agosto.

Secondo i due Musk avrebbe violato le leggi federali di settore, che impongono di fornire ai mercati informazioni accurate.
Da entrambe emerge chiara l’accusa a Tesla di aver danneggiato gli short seller - ovvero gli operatori che scommettono contro il titolo vendendolo allo scoperto - tramite la diffusione di informazioni false.

Nella denuncia presentata da Isaacs viene etichettata come “chiara” l’intenzione di diffondere notizie fuorvianti. Questo al fine di portare avanti una sorta di “vendetta personale”, volta a “spremere” gli short seller.

Per questi ultimi Musk rappresenta un bersaglio ricorrente e il CEO non risparmia mai parole che sottolineano la sua intensa antipatia. In più occasioni li ha accusati di condizionare fortemente la stampa, con storie che mettono sempre Tesla in cattiva luce.

Secondo l’esperto Jill Fisch, dell’Università della Pennsylvania, le mosse legali di Chamberlain e Issac avranno successo solo se riusciranno a dimostrare che l’azienda non ha effettivamente cercato nessun finanziamento.

Anche “un impegno preliminare”, rappresentato da un primo contatto con un investitore o una banca, sarebbe sufficiente a sostenere la buona fede delle dichiarazioni di Musk secondo Fisch.

In quel caso, seppure il CEO avesse pubblicato il suo tweet sperando di danneggiare gli short seller con il conseguente aumento del prezzo delle azioni, non sarebbe illegale in quanto costituirebbe comunque la diffusione di un intento dalle basi veritiere e dimostrabili.

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