Terza Guerra Mondiale in Siria: la Turchia bombarda i curdi, incubo armi chimiche nel Ghouta

Spirano i venti di una Terza Guerra Mondiale in Siria: sono almeno tre le battaglie in corso nel paese, pioggia di bombe turche contro l’esercito di Assad.

Terza Guerra Mondiale in Siria: la Turchia bombarda i curdi, incubo armi chimiche nel Ghouta

Quello che in molti temevano potesse accadere in Siria si sta tristemente avverando: con la sconfitta dell’Isis e la fine dello Stato Islamico, il conflitto ora nel paese mediorientale si sta espandendo coinvolgendo direttamente anche le grandi potenze.

Un raid degli Stati Uniti contro una colonna dell’esercito siriano, appoggiato dalla Russia, ha provocato circa 100 morti nella zona di Deir el-Zor. Nel frattempo i lealisti stanno assediando la parte di Damasco controllata dai ribelli con il bilancio che sarebbe di 500 morti tra cui molti bambini.

Infine, la Turchia ha massicciamente bombardato le truppe di Assad che si accingevano a entrare nella città di Afrin, da tempo controllata dai curdi. Insomma, visto i protagonisti in campo, il rischio che questa escalation militare possa sfociare in una sorta di Terza Guerra Mondiale è pericolosamente alto.

Torna l’incubo della Terza Guerra Mondiale

Non c’è pace per la Siria. Nel paese già più che martoriato da anni di guerra civile oltre a quella contro l’Isis, sembrerebbe ormai essere scoppiata una guerra totale con almeno tre fronti aperti.

Il primo scenario di scontro è la città di Deir el-Zor nella parte orientale del paese vicino al confine con l’Iraq. La zona è attraversata dall’Eufrate che segna una sorta di confine naturale con i ribelli che sono nella parte Est e l’esercito regolare in quella Ovest.

Con un mirato raid aereo, gli Stati Uniti (che sostengono i ribelli) hanno bombardato una colonna di soldati dell’esercito regolare fedele al Presidente Assad provocando circa 100 morti.

Oggetto della contesa sarebbero gli importanti giacimenti petroliferi, i più grandi della Siria, presenti nella parte occidentale di Deir el-Zour e ora controllati dai ribelli dopo che negli ultimi anni erano stati una delle principali fonti di sostentamento dell’Isis.

Secondo fonti governative americane, una colonna di cinquecento soldati siriani si stava dirigendo verso i ribelli con l’intento di prendere il controllo dei pozzi petroliferi. Dopo aver avvertito la Russia, gli Stati Uniti hanno bombardato i militari fedeli ad Assad facendo cento vittime.

Un’azione quella degli americani che si va a sommare ai violenti scontri che si stanno verificando ad Afrin e nel Ghouta Est, con i vari bombardamenti che stanno provocando centinaia di morti tra i civili tanto che l’Unicef parla apertamente di catastrofe umanitaria.

L’offensiva della Turchia

Si fa sempre più complessa la situazione in Siria. La caduta dello Stato Islamico non ha portato di certo quella normalizzazione da molti auspicata. Sono tante e delicate infatti le criticità che devono essere risolte.

Per cercare di sconfiggere il nemico comune rappresentato dall’Isis, venne siglata una tregua tra i ribelli anti-Assad (tra le cui fila vi figurano anche i curdi dello Ypg) e l’esercito regolare di Damasco.

A sostegno dei primi ci sono gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita, mentre il Presidente Assad può contare sull’appoggio della Russia e dell’Iran. Adesso che il califfato non esiste più, l’una e l’altra parte rivendicano i territori sottratti agli jihadisti.

Nel Nord del paese poi c’è anche un altro problema: la Turchia da settimane sta bombardando la città siriana di Afrin, a maggioranza curda, in quanto sospettata di avere legami con il Pkk. Dal 20 gennaio, sarebbero più di 2.000 i soldati dell’Ypg uccisi dalle truppe di Ankara.

Stremati dagli attacchi di Ankara, il curdi avrebbero accettato l’aiuto da parte dell’esercito regolare siriano che quindi si è diretto con i suoi migliori reparti nella città sita nel Nord Ovest del paese vicino al confine turco.

Una mossa questa che è stata vista come una provocazione da Ankara, con il Presidente Erdogan che ha dato il via a una massiccia operazione militare: un’autentica pioggia di bombe ha investito le truppe di Damasco che sono state costrette ad arretrare di dieci chilometri.

La Turchia è intenzionata ad andare avanti e questo sta irritando non poco la Russia mentre gli Stati Uniti, che sono nella Nato assieme ad Ankara, hanno invitato alla calma Erdogan.

Damasco assedia i ribelli

Come se non bastasse, nel Ghouta Est controllato dai ribelli siriani non si placano i bombardamenti da parte dell’esercito di Assad. Qui sarebbero almeno 500 i morti tra cui molti bambini, con anche gli ospedali che sarebbero stati colpiti.

Secondo alcune organizzazioni non governative, c’è il forte sospetto che Damasco abbia utilizzato anche armi chimiche in quest’ultimi bombardamenti: dopo alcune esplosioni, si è propagato un forte odore di cloro con diverse persone che hanno avuto sintomi da soffocamento con un bambino che sarebbe morto.

Sono più i fronti aperti quindi in Siria. Se poi ci mettiamo anche la guerra nel vicino Yemen, dove l’Arabia Saudita dal 2015 è in conflitto con i ribelli sciiti vicini all’Iran, è lampante come lo scacchiere mediorientale sia più che mai complesso.

La Siria è ormai una sorta di Risiko dove infuriano diverse battaglie. Al momento i rapporti tra Stati Uniti e Russia sembrerebbero essere stabili, ma se la Turchia dovesse continuare a bombardare l’esercito siriano difficile che Mosca possa restare a guardare. Il futuro in Siria, purtroppo, è sempre più incerto con i venti di una possibile Terza Guerra Mondiale che tornano tristemente a spirare.

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