A poco più di un mese dall’assemblea del 29 ottobre, l’ad di Mps Luigi Lovaglio ribadisce che le offerte su Banco Bpm e Banca Generali possono funzionare anche separatamente. Ma il primo azionista di Banco Bpm, il francese Crédit Agricole, chiude di nuovo la porta e rilancia un’alternativa tutta italiana.
Il risiko delle banche italiane si complica di nuovo a un mese esatto dal voto che deciderà le sorti di due delle operazioni finanziarie più grandi dell’anno in Europa. Il 21 agosto Mps ha lanciato due offerte pubbliche di scambio volontarie, interamente in azioni e tra loro contestuali, su Banco Bpm e su Banca Generali, per un controvalore complessivo di circa 34 miliardi di euro: rispettivamente 1,567 azioni Mps per ogni azione Banco Bpm (valore implicito 16,729 euro, nessun premio sui prezzi ufficiali del 19 agosto, controvalore circa 25,3 miliardi) e 6,958 azioni Mps per ogni azione Banca Generali (valore implicito 74,284 euro, premio del 10%, controvalore circa 8,72 miliardi), come indicato nel comunicato ufficiale del gruppo senese. Entrambe le offerte sono subordinate all’approvazione dell’assemblea Mps convocata per il 29 ottobre e a un’adesione minima del 50% del capitale più un’azione, con perfezionamento atteso entro metà febbraio 2027.
Lovaglio: «Possono funzionare anche da sole»
Alla Bofa Financials Ceo Conference di ieri, l’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio ha ribadito che le due offerte «possono funzionare individualmente»: Banco Bpm darebbe «la maggior parte delle sinergie», rendendo il gruppo più grande, mentre Banca Generali permetterebbe di sviluppare in modo più incisivo il wealth management e di rafforzare la partnership con il Gruppo Generali. Il messaggio è rivolto soprattutto agli azionisti di Banco Bpm, chiamati a scegliere se aderire a un concambio che, va ricordato, non prevede alcun premio rispetto ai prezzi di agosto.
Crédit Agricole: «Nulla senza di noi»
Ad opporsi, però, resta il primo socio di Banco Bpm: il gruppo francese Crédit Agricole, salito al 29,3% del capitale della banca guidata da Giuseppe Castagna secondo il comunicato ufficiale del 3 luglio scorso. In un’intervista rilasciata a Cnbc da Londra il 23 settembre, la direttrice generale aggiunta responsabile di finanza e pianificazione, Clotilde L’Angevin, ha dichiarato: «Nulla può essere fatto senza di noi. Nulla può essere fatto contro di noi», aggiungendo che «l’Italia è il nostro secondo mercato domestico» e che «il 20% dei nostri utili viene dall’Italia».
Lo scenario preferito da Crédit Agricole resta un altro: «una combinazione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia, che genererebbe sinergie». Una linea molto simile era già stata usata a fine luglio dal ceo del gruppo, Olivier Gavalda, un segnale di continuità nella strategia difensiva del gruppo francese più che una novità isolata.
Per chi detiene azioni Mps, Banco Bpm o Banca Generali, le prossime settimane restano ad alta volatilità: l’assemblea Mps del 29 ottobre è lo snodo decisivo, ma l’esito dipende anche dalle mosse di un azionista, Crédit Agricole, che con il suo 29,3% ha di fatto potere di veto su qualunque aggregazione che non lo veda protagonista.
Un’eventuale iniziativa alternativa di UniCredit in accordo con il gruppo francese offrirebbe agli azionisti Banco Bpm uno scenario di concambio diverso da quello proposto da Mps, ma si tratta per ora di un’ipotesi non confermata.