Riforma pensioni: si tratta fino a sabato, il governo mette sul piatto sette proposte

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Riforma pensioni: si tratta fino a sabato, il governo mette sul piatto sette proposte

Riforma pensioni: nuovo rinvio a sabato per la decisione finale, il governo offre ai sindacati interventi per 300 milioni ma le parti sociali vogliono leggere bene le carte.

Doveva concludersi lunedì 13 novembre la partita della riforma pensioni invece alla fine si è deciso di giocare un ultimo tempo supplementare. Le parti hanno lasciato il tavolo tecnico indetto la scorsa settimana dandosi appuntamento per sabato, quando finalmente dovrebbero essere prese le decisioni definitive.

Il governo per cercare di placare i malumori dei sindacati, più che scontenti da questa riforma delle pensioni che in pratica ha disatteso gran parte degli accordi presi in merito alla cosiddetta Fase 2, ha messo sul piatto sette interventi per una spesa totale di 300 milioni.

Si parla di 30.000 lavoratori l’anno esclusi dall’innalzamento dell’età pensionabile con il meccanismo che verrebbe anche rivisto, più altre proposte che i sindacati vogliono studiare nel dettaglio prima di siglare un accordo.

Sabato si decide sulla riforma pensioni

Come se non fosse bastato quasi un anno di trattativa, l’avvio dei dialoghi in merito alla Fase 2 è avvenuto lo scorso febbraio, governo e sindacati si sono presi altri giorni prima di dichiarare concluso il tavolo tecnico sulla riforma delle pensioni.

Il termine ultimo quindi è stato posticipato a sabato, quando il governo si è impegnato a presentare un piano dettagliato delle proposte paventate per modificare in extremis il testo di una riforma finora molto scarna nei contenuti.

Degli undici punti proposti a settembre dai sindacati infatti ben pochi poi hanno trovato spazio nella legge di Bilancio 2018 che ora, ancora ferma nelle commissioni, si appresta a breve ad approdare alla Camera e al Senato per essere discussa e votata.

Sabato quindi si sapranno nel dettaglio quali misure l’esecutivo è pronto a concedere per evitare uno scontro con i sindacati che, visto il clima da campagna elettorale, i partiti dell’attuale maggioranza vogliono cercare di evitare a tutti i costi.

Se la volontà politica però è quella di venire incontro alle parti sociali, chi gestisce i conti dello Stato invece è ben fermo sulla decisione di non creare debito pubblico, indispettendo anche Bruxelles, per intervenire in materia di pensioni.

Il governo comunque è pronto a mettere a bilancio 300 milioni per queste correzioni alla riforma delle pensioni, ovvero quei soldi che sono stati risparmiati viste le molte domande bocciate per quanto riguarda l’Ape Social.

Una sorta di autofinanziamento quindi per poter varare sette misure che, stando ai rumors, dovrebbero alleggerire soprattutto l’inizio del meccanismo progressivo dell’innalzamento dell’età pensionabile in base al miglioramento delle aspettative di vita degli italiani.

Le proposte del governo

Per non far risultare un fallimento questo tavolo tecnico sulla riforma delle pensioni, Palazzo Chigi quindi ha pensato a sette provvedimenti per cercare di accontentare parzialmente i sindacati e passare così i prossimi mesi di campagna elettorale senza lo spauracchio di manifestazioni di protesta da parte dei lavoratori.

Riuscendo ad accontentare anche l’inflessibile Pier Carlo Padoan, che è un tecnico e quindi poco interessato ai vari risvolti politici, alla fine si è deciso di utilizzare quindi il tesoretto derivante dal fondo messo a disposizione per l’Ape Social che non è stato del tutto utilizzato.

Per prima cosa verranno ufficializzate le 15 categorie di lavori gravosi che verranno escluse dal meccanismo dell’innalzamento. Per aumentare ulteriormente la platea dei beneficiari il governo è pronto anche ad allargare i paletti per potervi accedere.

Dai 36 anni di contributi necessari per essere esonerati quindi si dovrebbe scendere fino a 30 anni. Se per l’Ape Social invece si doveva aver svolto almeno sei anni di lavoro gravoso negli ultimi sette, per l’età pensionabile si sta pensando di passare a 7 anni di lavoro negli ultimi 10.

Molto importante poi è anche il fatto che l’esecutivo stia decidendo di mettere mano anche al meccanismo dell’innalzamento, che comunque non verrà stoppato. Più semplicemente a partire dal 2021, quando inizieranno gli aumenti biennali, si terrà conto anche di una possibile diminuzione dell’aspettativa di vita.

In sostanza, stando alla riforma Fornero dal 2021 l’età pensionabile andrà ad aumentare di 2 mesi ogni 2 anni. Se la proposta del governo invece dovrebbe concretizzarsi, allora in caso di un mancato miglioramento dell’aspettativa di vita questo innalzamento non sarebbe più automatico e l’età pensionabile andrebbe calcolata di nuovo in base alle stime dell’Istat.

Vedremo poi se da qui fino a sabato usciranno fuori altre tematiche che potrebbero essere interessate da queste modifiche last minute di una riforma delle pensioni che, allo stato attuale delle cose, senza dubbio è stata all’insegna del risparmio.

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