I due maggiori problemi per i mercati adesso

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I due maggiori problemi per i mercati adesso

Quali sono i due più grandi pericoli per i mercati globali? Ecco a cosa bisognerà fare attenzione nel breve termine.

I mercati globali continuano ad essere costantemente monitorati dagli analisti, soprattutto in virtù di quelle previsioni nefaste che hanno parlato di un possibile crollo con l’arrivo della stagione estiva.

Ebbene, ad oggi i pericoli principali per i mercati sono essenzialmente due ed hanno entrambi a che vedere con gli Stati Uniti d’America. Un crollo dell’azionario USA o comunque una semplice battuta d’arresto di questo impiegherebbe meno di un secondo a contagiare il resto dei listini, dagli asiatici agli europei.

I due pericoli più grandi per i mercati sono oggi rappresentati da Donald Trump e dalle continue inchieste che pesano sulla sua presidenza, oltre che dalla politica monetaria della Federal Reserve.

Problema n. 1: Donald Trump

Non solo oggi, ma anche nei giorni che verranno i mercati guarderanno con attenzione agli ultimi avvenimenti relativi alle accuse di ostruzione alla giustizia mosse al presidente Trump.

Robert Mueller, procuratore speciale del Russiagate, che si è occupato di indagare sul ruolo della Russia nelle elezioni USA 2016, ha esteso la questione fino a Donald Trump. L’inchiesta cercherà di capire quanto il presidente abbia concorso ad ostruire il processo di giustizia.

Lo scorso 17 maggio, in pieno contesto Russiagate, è venuto fuori un memorandum scritto dal direttore dell’FBI James Comey, nel quale si parlava di come Trump avrebbe chiesto di frenare le indagini a danno di Michael Flynn. La conseguenza? Un crollo dei mercati.

Questi ultimi hanno imparato ad ignorare i tweet di Trump, ma sembrano essere molto più spaventati dalla prospettiva di un’indagine imponente a carico del presidente. Anche in caso di esito positivo della questione, essi continueranno sempre a temere.

Problema n. 2: Fed e tassi di interesse

Il secondo problema per i mercati è rappresentato dalla posizione della Fed in merito ai tassi di interesse. La banca centrale statunitense ha alzato di 0,25 punti il saggio di riferimento nella riunione di giugno di qualche giorno fa ed ha espresso la propria volontà di farlo almeno un’altra volta nel 2017.

Tuttavia, fanno notare gli analisti e gli osservatori, l’inflazione si è assestata recentemente al di sotto del target Fed. Questo, assieme ad altri deboli dati economici come quelli sulle vendite al dettaglio, potrebbe anche portare la Fed a nuovi tagli “dipendenti dai dati”, anche se appare ad oggi un’ipotesi piuttosto improbabile. Anche in questo caso, comunque, la reazione dei mercati sarebbe da osservare molto attentamente.


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