È corsa al vaccino coronavirus, non c’è tempo per il test sugli animali

Coronavirus: la corsa al vaccino sta facendo sperimentare metodi scientifici nuovi. Cosa succede se non c’è tempo per il test sugli animali? Alcune considerazioni.

È corsa al vaccino coronavirus, non c'è tempo per il test sugli animali

La corsa al vaccino per il coronavirus potrebbe avere risultati inaspettati, non solo sull’efficacia del prodotto contro l’infezione. A stupire potrebbe essere, infatti, proprio il metodo scientifico utilizzato.

Pressati dall’urgenza di combattere l’epidemia ormai diffusa con gravità in tutto il mondo, ricercatori e scienziati stanno sperimentando quello che mai avrebbero immaginato: violare il protocollo ed evitare la fase del test sugli animali.

Gli scienziati del National Institutes of Health starebbero lavorando parallelamente alla ricerca non clinica, mentre ci sarebbe già una sperimentazione avviata su umani sani nella prima settimana di marzo.

La scienza, dunque, sta davvero correndo per debuttare con un vaccino efficace contro il coronavirus il prima possibile. Anche a costo di non testare gli animali, aprendo a prospettive e dubbi scientifici del tutto nuovi.

Vaccino coronavirus senza test su animali: cosa dice la scienza

Il direttore medico di Moderna, azienda statunitense che già da fine febbraio sta lavorando con successo al vaccino contro la COVID-19, ha affermato:

Non credo che la dimostrazione su un modello animale sia l’unica strada per avviare una sperimentazione clinica.

In realtà, non è così che normalmente si svolgono i test sui vaccini. Le autorità di regolamentazione richiedono che si dimostri la sicurezza del prodotto prima che sia iniettato nelle persone e, sebbene non sia sancito dalla legge, i ricercatori verificano quasi sempre che un nuovo preparato sia efficace negli animali da laboratorio prima di mettere a rischio i volontari umani.

Il momento che si sta vivendo, con la pandemia da coronavirus ormai confermata, è senza dubbio eccezionale nella sua gravità. Per questo, verrebbe giustificata anche una sperimentazione diversa, saltando la fase del test sugli animali.

Lo ha spiegato anche un microbiologo della Yale University che studia la risposta immunitaria ai virus: “il tutto è molto insolito e riflette l’urgenza di sviluppare vaccini per contrastare la pandemia di CODIV-19.

Ancora più convinto di un possibile e rivoluzionario approccio scientifico è Mark Feinberg, presidente e CEO dell’International AIDS Vaccine Initiative, il cui lavoro come capo della sanità pubblica e della scienza presso Merck Vaccines è stato determinante nello sviluppo dell’immunizzazione contro l’ebola.

“Quando sentite le previsioni che, nella migliore delle ipotesi, ci vorrà un anno o un anno e mezzo per avere un vaccino ... non c’è modo di avvicinarsi a tali scadenze se non adottiamo nuovi approcci.”

Data l’attuale emergenza, lo scienziato pensa che non solo sia possibile proseguire con sperimentazioni direttamente umane, evitando i test sugli animali, ma che tale metodo sia l’unica opzione che si ha sul tavolo.

Il ragionamento sarebbe, quindi, giustificato dalla necessità di fare presto e combattere il tempo che passa e ogni giorno porta vittime per coronavirus. Proprio la società Moderna sta cercando di vincere la sfida temporale più degli altri, con passi in avanti sul vaccino.

L’azienda ha collaborato con il NIAID per un vaccino sperimentale già in prova. Il primo esperimento nell’uomo si sta svolgendo a Seattle e i ricercatori hanno iniziato a reclutare volontari sani all’inizio di marzo. A quanto trapela, il team starebbe sperimentando contemporaneamente il vaccino sui topi da laboratorio.

I ricercatori non hanno spiegato in modo chiaro se il dosaggio del vaccino negli umani sia avvenuto dopo risultati certi sugli animali. Alla domanda, però, se salterebbero questo passaggio, hanno risposto: “La sicurezza e l’integrità del prodotto sono i criteri primari per iniziare uno studio di fase 1 e finora le dimostrazioni sono all’insegna di sicurezza e tollerabilità.”

Il dubbio che la sperimentazione umana stia avvenendo prima di avere risultati sugli animali, quindi, resta realistica.

Vaccino coronavirus senza test su animali? I dubbi

Non tutti gli scienziati sposano l’idea che la necessità di fare presto con un vaccino per il coronavirus giustifichi l’assenza di test sugli animali. Per alcuni, infatti, questo approccio poco ortodosso lascia spazio a dubbi e interrogativi.

Rivoluzionare il protocollo di sperimentazione sembra ameno moralmente discutibile, perché potrebbero esserci potenziali pericoli sconosciuti e nnon valutati.

Holly Fernandez Lynch, assistente professore di etica medica presso l’Università della Pennsylvania, solleva una domanda seria:

“Potremmo non essere in grado di minimizzare i rischi quanto speriamo, perché abbiamo la pressione del tempo dell’epidemia. I rischi che restano, quindi, sono accettabili in relazione ai benefici della ricerca?”

Un quesito lecito, considerando che, secondo il professore, la velocità con la quale si cerca di agire per definire un vaccino potrebbe non bastare a rallentare l’attuale pandemia, come da lui stesso spiegato:

“Non dovremmo illuderci nel pensare che saltare i passaggi ci porterà un vaccino entro la prossima settimana o il prossimo mese.”

L’unica certezza in questa corsa alla sperimentazione per un vaccino contro il coronavirus è che la scienza è chiamata senz’altro ad evolversi nelle sue ricerche e dimostrazioni.

Come afferma Feinberg, dell’International AIDS Vaccine Initiative, il mondo vedrà malattie infettive sempre più nuove e sconosciute. Gli scienziati dovranno diventare davvero bravi per sviluppare i vaccini tempi rapidi.

Proprio come sta accadendo ora, ai tempi del coronavirus nel mondo.

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