Banco BPM ha bruciato oltre un quinto del proprio valore in poco meno di tre mesi. Dal massimo intraday di 17,45 euro toccato il 6 agosto le azioni sono scese fino ai 13,54 euro della chiusura del 2 novembre, un ribasso del 22,4% che ha riportato la capitalizzazione intorno ai 20,52 miliardi e si è mangiato buona parte dei guadagni dell’estate.
Chi è entrato nel titolo da tempo, va detto, non ha troppo di cui lamentarsi. Rispetto ai circa 1,81 euro di fine 2020 il guadagno resta di circa il 648%, calcolato sulle sole quotazioni e senza i dividendi. A ottobre, però, Banco BPM è finita tra le peggiori di Piazza Affari, con una perdita del 14,3% nel mese, e il 2 novembre ha ceduto un altro 0,77%.
Per chi spera in un rapido ritorno sui massimi resta da capire quanto il mercato sia ancora disposto a pagare la banca ora che le prospettive di aggregazione si sono allontanate. A dare qualche risposta sono i giudizi degli analisti, le stime sui conti in arrivo e i livelli del grafico settimanale.
Il fattore MPS e lo scontro con Intesa Sanpaolo
Gran parte della corsa estiva si è costruita sulle voci di consolidamento, con diversi gruppi italiani ed esteri che guardavano all’istituto come a una possibile preda o a un partner.
Il primo azionista è Crédit Agricole, con circa il 29,6% del capitale, una quota che le dà voce in capitolo su qualsiasi operazione e che si accompagna all’interesse, più volte manifestato, per un’integrazione con la propria controllata italiana.
L’8 ottobre l’amministratore delegato Olivier Gavalda ha però chiarito che Crédit Agricole non intende aderire all’offerta pubblica di scambio annunciata da Monte dei Paschi di Siena su Banco BPM.
Il colpo decisivo è arrivato il 29 ottobre, quando l’assemblea di MPS ha bocciato il piano difensivo del management. La proposta di OPS su Banco BPM ha raccolto il 91,1% di voti contrari del capitale presente, e quella su Banca Generali il 90,9%.
Siena contava su queste operazioni per respingere l’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo, migliorata il 3 ottobre con un aumento di 25 centesimi della componente in contanti. Contro i piani del management si erano però schierati anche Delfin, il gruppo Caltagirone e la famiglia Benetton, attraverso Edizione.
Con il no di Siena un’acquisizione a breve si allontana, e a farne le spese è soprattutto chi aveva comprato Banco BPM puntando sull’operazione straordinaria, visto che il premio speculativo incorporato nei prezzi può sgonfiarsi in fretta.
Jefferies e JPMorgan tagliano i target di Banco BPM
Jefferies ha abbassato il prezzo obiettivo da 16,60 a 15,30 euro, un taglio del 7,8%, e ha confermato il rating Hold. Il nuovo target resta comunque il 13,0% sopra la chiusura del 2 novembre.
Più contenuto l’intervento di JPMorgan, che ha limato l’obiettivo da 17 a 16,80 euro, l’1,2% in meno, confermando il giudizio Neutral. Dai prezzi attuali la distanza resta del 24,1%.
Nella revisione di Jefferies pesano soprattutto gli utili. La banca d’affari ha tagliato del 3% le stime sull’utile per azione per il triennio 2026-2028, scontando prospettive meno brillanti per i ricavi da negoziazione, per le altre componenti finanziarie e per i costi legati ai certificati.
Il vantaggio dei tassi d’interesse, secondo Jefferies, non basterà a compensare queste pressioni, e sul target ha inciso anche l’aumento del costo dell’equity dall’11,4% al 12%. Rispetto ad altre banche italiane, Banco BPM avrebbe poi meno leve di crescita, e senza un’aggregazione sarà difficile giustificare valutazioni generose.
C’è però anche chi vede il bicchiere mezzo pieno. Deutsche Bank aveva alzato l’obiettivo da 16,20 a 18,10 euro, confermando il Buy, ed è oggi il target più alto del gruppo, con un potenziale del 33,7% rispetto alla chiusura del 2 novembre.
Sul fronte opposto Morgan Stanley, che pur portando il prezzo obiettivo da 13,30 a 15 euro è rimasta su Underweight. Anche il suo target, il più basso tra quelli considerati, resta il 10,8% sopra i prezzi attuali.
Il 29 ottobre è toccato a Barclays, che ha sforbiciato l’obiettivo da 17,20 a 16,20 euro, il 5,8% in meno, senza però rinunciare al giudizio Overweight. Dai 13,54 euro della chiusura il potenziale è del 19,6%.
Tra i 15 euro di Morgan Stanley e i 18,10 di Deutsche Bank corre una distanza di oltre il 20%, ma tutti i target restano sopra le quotazioni del 2 novembre, anche quelli di chi ha ridimensionato le stime sugli utili.
Banco BPM, utili attesi in calo e multipli superiori a Intesa
I conti del terzo trimestre sono attesi il 5 novembre. Jefferies prevede un utile netto di circa 440 milioni di euro, il 2% sotto il consensus, mentre Equita stima 446 milioni, l’1% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. In entrambi i casi si resta lontani dai 581 milioni del secondo trimestre, gonfiato anche dal dividendo incassato sulla partecipazione in MPS.
Sul margine di interesse le due previsioni quasi coincidono, 797 milioni per Jefferies e 798 per Equita. Le commissioni sono invece il punto debole, con Jefferies che si aspetta una contrazione dell’8%, a circa 655 milioni, complici la stagionalità estiva e le minori commissioni di performance.
Equita mette in conto ricavi complessivi per 1,483 miliardi di euro, l’11% in meno rispetto al trimestre precedente ma il 2% in più su base annua, un risultato operativo di 798 milioni, accantonamenti su crediti per 76 milioni e un costo del rischio intorno ai 30 punti base.
La SIM ha limato dell’1% anche la previsione sull’utile 2026, ora a circa 2,02 miliardi, comunque sopra la guidance aziendale di oltre 1,95 miliardi, che Equita si aspetta venga confermata.
Malgrado le revisioni, nelle analisi di ottobre Banco BPM continuava a costare più di Intesa Sanpaolo. Il 19 ottobre Jefferies le attribuiva un rapporto prezzo/utili di 9,6 volte i profitti attesi per il 2028, contro le 8,3 volte di Intesa e le 9,4 di BPER Banca, un premio del 15,7% sul gruppo guidato da Carlo Messina.
Lo stesso multiplo di 9,6 volte sul 2028 compariva nelle stime di Equita, che per il 2027 saliva a 10,1. Sono numeri di ottobre, calcolati prima del ribasso dei primi giorni di novembre.
Sul fronte del merito di credito le notizie sono migliori. Il 29 settembre S&P Global Ratings ha promosso Banco BPM a BBB+ con outlook positivo, proprio mentre in Borsa le azioni prendevano la strada opposta.
Per il CET1 ratio Jefferies stima un livello intorno al 14,2%, circa 20 punti base sotto il 14,4% inizialmente comunicato per il secondo trimestre, anche per effetto delle valutazioni sul portafoglio obbligazionario. Al 30 giugno la banca aveva poi indicato un dato COREP del 14,02%, che però esclude gli utili infrannuali e non è quindi direttamente confrontabile con gli altri due.
Banco BPM, sul grafico settimanale supporti fino a 11,38 euro
Il grafico settimanale resta debole. La chiusura di 13,54 euro si trova sotto tutte le principali medie mobili di breve e medio periodo, con l’esponenziale a 10 settimane a 14,476 euro e la semplice a 14,848 euro, mentre a 20 settimane la semplice sale a 15,402 euro e l’esponenziale si ferma a 14,706 euro.
Il quadro non cambia a 30 settimane, con l’esponenziale a 14,499 euro e la semplice a 14,739 euro, entrambe sopra i prezzi. La correzione, per ora, non dà segni convincenti di stanchezza.
Il primo ostacolo, del resto, è molto più vicino di quelle medie. Tra 13,72 e 13,84 euro si addensano infatti diversi livelli settimanali, dalla prima resistenza Fibonacci a 13,720 euro a quella Camarilla a 13,757 euro, fino alle medie mobili a 50 settimane, con la semplice a 13,778 euro e l’esponenziale a 13,843 euro. Superarli sarebbe un primo passo, non ancora la prova di un’inversione.
Più su il titolo troverebbe il secondo livello Camarilla a 14,32 euro e poi le esponenziali a 10 e 30 settimane, raccolte tra 14,476 e 14,499 euro. Seguono le resistenze tra 14,70 e 14,85 euro e la fascia tra 15,05 e 15,48 euro, dove passa anche la media semplice a 20 settimane.
Dagli oscillatori arrivano segnali meno compatti. L’RSI a 14 periodi è a 42,32, sotto la soglia neutra di 50 ma ancora sopra l’area di ipervenduto, che parte da 30. Stocastico e Stochastic RSI sono invece già scesi in profondità, con il %K a 14,60 e lo Stochastic RSI a 8,08, in compagnia del Williams Percent Range a -82,93 e del Commodity Channel Index a -150,83, numeri che misurano quanto siano state pesanti le vendite.
Livelli così bassi aprono la porta a un rimbalzo tecnico, anche se nelle fasi ribassiste gli oscillatori possono restare schiacciati sul fondo per settimane senza che i prezzi girino.
Gli indicatori di tendenza, intanto, restano negativi, con il MACD settimanale a -0,006, l’Awesome Oscillator a -0,463 e il momentum a -2,440. L’ADX a 29,68 conferma una tendenza di una certa forza, e con i prezzi sotto le medie quella tendenza è ribassista.
Allungando l’orizzonte il quadro migliora. Banco BPM tratta ancora sopra le medie mobili a 100 settimane, con l’esponenziale a 12,125 euro e la semplice a 12,043 euro, e ben sopra quelle a 200 settimane, a 9,628 e 8,591 euro. La struttura di medio periodo si è guastata, quella di lungo per ora regge.
I livelli da tenere d’occhio nelle prossime settimane stanno proprio sotto i prezzi attuali. Il primo supporto dinamico passa intorno a 12,85 euro, sulla media mobile Hull a 9 settimane, seguito dal minimo di 12,735 euro del 23 ottobre e dal primo supporto Camarilla settimanale a 12,633 euro, il 6,7% sotto la chiusura del 2 novembre.
Più in basso, tra 12,125 e 12,043 euro, si incontrano le due medie a 100 settimane e il secondo supporto Camarilla a 12,070 euro, e proprio intorno ai 12 euro si giocherebbe la tenuta della tendenza di lungo periodo.
Se cedesse anche quella zona, il titolo potrebbe scivolare verso gli 11,916 euro del pivot centrale DeMark, poi verso il terzo supporto Camarilla a 11,508 euro e fino agli 11,377 euro dove si incrociano i pivot centrali Classic, Fibonacci e Camarilla. Dai 13,54 euro della chiusura, un ritorno a 12,07 euro varrebbe un’altra perdita del 10,9%, che salirebbe a circa il 16,0% con una discesa fino a 11,38 euro.
Sono scenari che presuppongono la rottura dei supporti intermedi. Per ora il bivio è più vicino, con la fascia tra 13,72 e 13,84 euro che, se riconquistata, aprirebbe la strada verso le resistenze superiori, e quella tra 12,63 e 12,04 euro che, se perduta, renderebbe il grafico settimanale ancora più fragile.
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