Aumenti sigarette 2027, potrebbero costare fino a 25 centesimi in più al pacchetto

Patrizia Del Pidio

30 Settembre 2026 - 14:31

Aumenti dei prezzi di sigarette e tabacchi nel 2027. Guida alle nuove accise, alla stima dei rincari a pacchetto e all’impatto su e-cig e tabacco riscaldato.

Aumenti sigarette 2027, potrebbero costare fino a 25 centesimi in più al pacchetto

Dopo gli aumenti del prezzo delle sigarette avvenuti nel 2026, anche il prossimo anno ci saranno nuovi rincari. L’anno nuovo, quindi, si apre con una certezza amara per i fumatori: il prezzo dei tabacchi subirà una nuova impennata.

L’aumento non colpirà nello stesso modo tutte le marche perché, va ricordato, il prezzo al pubblico dei tabacchi è fissato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ma sulla base delle richieste dei produttori e degli importatori. Questo potrebbe significare che non tutte le marche avranno lo stesso rincaro.

Bisogna tenere presente, poi, che gli aumenti non scatteranno automaticamente dal 1° gennaio 2027, ma nel corso dei mesi successivi all’inizio del nuovo anno. Lo scorso anno gli aumenti sono stati scaglionati tra gennaio e la primavera inoltrata e alcune marche hanno subito i rincari mesi dopo che erano scattati per le prime.

L’aumento colpirà tutti i prodotti del tabacco, dalle sigarette ai trinciati, coinvolgendo anche le sigarette elettroniche. La stima ufficiale contenuta nella Legge di Bilancio 2026 prevedeva un aumento di circa 25 centesimi di euro al pacchetto per le sigarette.

Perché aumentano le sigarette?

Dietro l’aumento medio di 25 centesimi di euro al pacchetto del 2027 si cela la rimodulazione progressiva delle componenti che determinano la tassazione sui tabacchi prevista dall’ultima manovra finanziaria.

L’accisa calcolata su 1.000 sigarette salirà dai 32 euro del 2026 a 35,50 euro nel 2027 (e poi ancora a 38,50 euro nel 2028). Per controbilanciare la quota fissa, l’aliquota percentuale, che nel 2026 è pari al 49,23%, nel 2027 scende al 48,50%.
L’aumento del 2027, come abbiamo detto, è di circa 25 centesimi, mentre nel 2028 si attesterà a circa 40 centesimi a pacchetto.

La stangata del 2027 non fa distinzioni di prodotto e colpisce in modo trasversale ogni tipo di fumatore. Per le sigarette tradizionali l’aumento di 25 centesimi è dovuto alla componente specifica dell’accisa che potrebbe portare un pacchetto che oggi costa 6,30 euro a 6,55 euro.
Per chi fuma un pacchetto di sigarette al giorno l’aggravio è di:

  • 1,75 euro a settimana
  • 6,50 euro al mese;
  • 91 euro in un anno.

Per il tabacco riscaldato si mantiene l’agevolazione fiscale rispetto alle sigarette tradizionali, ma anche i cosiddetti stick subiranno un aumento proporzionale alle accise che andrà a ridurre il gap di prezzo.

Per le sigarette elettroniche l’imposta di consumo grava sia sui liquidi con nicotina sia su quelli senza nicotina.

I motivi dell’aumento

Le motivazioni alla base del provvedimento si muovono lungo un doppio binario: economico e sanitario. Da un lato c’è l’obiettivo di bilancio, con lo Stato che punta a incassare centinaia di milioni di euro di gettito fiscale aggiuntivo per finanziare la spesa pubblica. Dall’altro lato, l’aumento progressivo dei prezzi risponde alle linee guida della salute pubblica e dell’OMS: incrementare il costo dei tabacchi è statisticamente la leva più efficace per spingere i fumatori a ridurre il consumo o a smettere definitivamente, oltre a scoraggiare l’ingresso dei più giovani nel tunnel della dipendenza.

Secondo le rilevazioni epidemiologiche, in Italia il 7,5% degli studenti di età compresa tra 11 e 13 anni dichiara di aver provato prodotti del tabacco o da inalazione, percentuale che raggiunge il 37% nella fascia compresa tra 14 e 17 anni, con una prevalenza d’uso orientata verso i dispositivi elettronici ed a tabacco riscaldato.

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