Alitalia pubblica? Nulla in contrario da Ue, ma no ad aiuti di Stato

La Commissaria alla Concorrenza dell’Ue, Margrethe Vestager, apre all’eventualità di un’Alitalia pubblica ma frena su eventuali aiuti diretti.

Alitalia pubblica? Nulla in contrario da Ue, ma no ad aiuti di Stato

Non importa chi prenderà in mano le sorti di Alitalia, ciò che conta è che non si elargiscano aiuti diretti alla società da parte dello Stato.

Anche la partecipazione pubblica ipotizzata dal nuovo governo è accettabile, purché le procedure del salvataggio della compagnia rispettino le regole del mercato europeo.

La Commissaria alla Concorrenza dell’Ue, Margrethe Vestager apre dunque all’eventualità di un’Alitalia pubblica chiarendo che da Bruxelles non ci sono preferenze sulla natura della futura proprietà.

Sì alla partecipazione dello Stato

L’ipotesi di far ritornare Alitalia, commissariata dal 2 maggio 2017, in mani pubbliche è piuttosto caldeggiata dal nuovo governo, che di recente, per tramite del ministro ai Trasporti, Danilo Toninelli, non aveva nascosto un progetto per garantire il 51% di italianità alla società.

Ora, l’apertura a una eventuale partecipazione dello Stato in Alitalia arriva anche dall’Ue.

“Quando si parla del futuro di Alitalia non c’è una nostra soluzione preferita, come sapete siamo neutrali sulla proprietà, ovviamente è una possibilità che sia in parte di proprietà pubblica, ma quello che guardiamo è che lo Stato agisca come attore del mercato in modo che non ci siano aiuti di Stato. Quello è l’importante, non l’identità del proprietario”

ha detto ieri Vestager.

Alitalia nel mirino dell’Ue

Il concetto espresso dalla commissaria alla Concorrenza è chiaro: lo Stato italiano può tornare in Alitalia ma non deve mettere in campo aiuti diretti, rispettando le regole di mercato.

D’altronde non potrebbe essere diversa la sua posizione, alla luce del dossier ancora aperto proprio sulla questione degli aiuti di Stato di cui avrebbe beneficiato la compagnia.

Nel mirino, è noto, c’è il famoso prestito ponte erogato alla società in amministrazione straordinaria in due tranche per complessivi 900 milioni di euro. Cifra che, stando all’ultima proroga concessa dal precedente esecutivo, Alitalia dovrà restituire entro il 15 dicembre 2018.

“C’è un dossier aperto e sul quale stiamo lavorando con le autorità italiane”

ha ricordato ancora Vestager.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il caso è approdato sul tavolo della Direzione generale Concorrenza della Commissione e potrebbe riservare spiacevoli sorprese: “I tecnici sarebbero orientati a ritenere il prestito un aiuto di Stato ” scrive, infatti, il quotidiano.

Tutto rinviato a settembre

Sul fronte delle procedure di vendita di Alitalia, tutto al momento è arenato e molto probabilmente se ne riparlerà a settembre.

Tra i partener industriali interessati alle attività di volo della compagnia restano i tre già noti, ovvero Lufthansa, easyJet e Wizzair.

Come detto, la low cost britannica nei giorni scorsi ha fatto sapere di essere ancora interessata ad Alitalia, in particolar modo al segmento delle rotte domestiche e continentali, punto debole della compagnia italiana.

Ma mentre a Roma si lavora per l’italianità di Alitalia, qualcuno fa notare che sarebbe meglio tenere fuori lo Stato dalla società.

“Un’Alitalia al 100% privata sarebbe la soluzione più auspicabile per consentirle di agire come un attore in un mercato competitivo”

ha osservato John Strickland, direttore di JLS Consulting, che sentito dal Corriere paragona l’italiana alla vecchia Iberia:

“Il vettore spagnolo subiva l’interferenza politica e registrava pesanti perdite. Ma oggi che è nel gruppo Iag è profittevole e con una reputazione migliore”.

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